―Risvegliatosi da un sonno fatuo, la prima sensazione che lo assalì fu un mal di testa sordo.
[…]
Aprendo gli occhi e sbattendo le palpebre nel tentativo di scacciare la sonnolenza riuscì a tornare alla realtà. La sua mente era avvolta in una sottile foschia di confusione; passato quel momento, tornò lentamente lucido e poi sprizzante.
[Aah, aaaAhー]
Si era svegliato. Quel verso sfuggitogli, simile ad uno sbadiglio, era strano… suonava piatto e inespressivo.
A prima vista, quel gesto poteva sembrare il risultato dell’essere ancora mezzo addormentato, ma per lui era uno dei rituali più importanti della giornata. Sbadigliare in quel modo, allungando le braccia verso l’alto, sdraiato sulla schiena e strizzando gli occhi, gli permetteva di acquisire un’immensa quantità di informazioni.
Regolare il tono della propria voce, riprendere coscienza, avere la conferma che il suo corpo fosse ancora tutto intero, ma soprattutto mettere ordine nei propri pensieri… quei passaggi rappresentavano l’atto stesso di essere ancora vivo―
E questi erano i passaggi che doveva assicurarsi di ripetere ogni mattina.
Rappresentavano la prova inequivocabile che Natsuki Subaru era riuscito a raggiungere un giorno nuovo senza intoppi.
[FUAAaaa~~]
Mentre sbadigliava spostò le coperte e con uno slancio delle gambe si alzò in piedi.
Passando la mano tra i capelli e osservando con attenzione l’ambiente che lo circondava, riconobbe immediatamente la propria stanza. Questo spazio era impreziosito da arredi raffinati e da un sontuoso letto a baldacchino, che abitualmente lo accoglieva.
Eppure Subaru non si era svegliato su quel letto, bensì su un divano in fondo alla camera.
Negli ultimi anni, Subaru si era abituato a passare le nottate su quel divano, avvolto in un piumino e raggomitolato nel poco spazio che gli era concesso.
Chiarito ciò, non è che avesse una ragione specifica per non dormire in quel letto.
Incespicando nella ricerca incessante della posizione più confortevole per addormentarsi, Subaru, attraverso svariati tentativi e prove, aveva semplicemente concluso che il divano offriva una comodità superiore rispetto al sontuoso letto di prima classe.
Da quel momento in poi aveva stabilito che avrebbe dormito lì: niente di più, niente di meno.
[…]
Sfregandosi gli occhi, Subaru si diresse al bagno per prepararsi.
Situato proprio accanto alla sua camera, il bagno ospitava un ampio specchio e, mentre si lavava il viso, scrutò con meticolosa attenzione il riflesso del suo volto.
Era stremato e i suoi occhi erano privi di luce, tanto da dare l’impressione che sarebbe potuto crollare da un momento all’altro.
Un volto logorato dallo sconforto.
Nel tentativo di smorzare quella rigida espressione, si schiaffeggiò il viso con entrambe le mani, usando tutta la sua forza.
Seguì un suono secco e l’intenso dolore che ne derivò lo fece lacrimare; per far sparire le lacrime, si bagnò il viso con un po’ d’acqua gelida.
In seguito, osservò nuovamente il riflesso del proprio viso nello specchio; in un silenzio quasi religioso cercò di modellare con le dita quella severa espressione… partendo dagli occhi e finendo con le guance… Poi ricordò a se stesso:
[Tu… devi sorridere. Se non ci riesci, allora muori.]
Pronunciando tali parole, come per recitare un incantesimo, Subaru curvò le labbra per formare un contorto e agghiacciante ghigno. Si potevano vedere i suoi denti bianchi e, a causa di quella smorfia che avrebbe voluto essere un sorriso, i suoi occhi erano quasi del tutto serrati.
Gli ricordava il lato della persona più orrenda e schifosa che conosceva giusto da poco più di 18 anni. Proprio per questo riusciva senza difficoltà a “camuffare” quelle finte espressioni.
[Beeene, sì… Ci siamo.]
Dopo aver impostato quell’espressione, Subaru si asciugò per poi vestirsi in tutta fretta.
Durante il tempo che passava alla magione, l’abbigliamento che indossava non era più ridotto a quello di una modesta divisa da domestico: assumeva un carattere più formale, degno di un nobile che si rispetti.
E anche se avesse optato per togliersi la giacca, sotto avrebbe comunque sfoggiato un elegante camicia bianca con le maniche accuratamente arrotolate.
Detto ciò, era suo dovere indossare un abbigliamento consono alla posizione che ricopriva e, benché potesse risultare opprimente, non aveva altra scelta, poiché quella era la strada che lui stesso aveva scelto.
[Ci siamo… Tra poco è ora…]
Subito dopo essersi cambiato, guardò il Cristallo del Tempo, posizionato sulla porta della sua camera. Era acceso di un tono verde chiaro, il che significava che doveva essere mattina. In altre parole, indicava che l’ora di alzarsi era ormai prossima.
Anche se la ragione non gli era ben chiara, in quella mattina gli sembrava di aver passato troppo tempo a cercare di fare pratica con il “sorriso”.
Nel giro di pochi minuti, una premurosa e puntuale signorina avrebbe bussato alla sua porta, esattamente all’orario previsto.
Tuttavia, prima del suo arrivo, vi era ancora un compito che avrebbe dovuto portare a termine.
[…]
Così, abbassando lo sguardo, si sbottonò la camicia fino al petto, rivelando un “Cristallo Nero” appeso ad una sottilissima e pregiata catenina.
Un Cristallo Nero che emanava un’aura sinistra, dal quale non si separava mai, nemmeno durante il sonno.
Chiuse gli occhi, stringendolo nel palmo della mano.
La pietra, fredda e dura al tatto, era avvolta nella mano di Subaru. Improvvisamente, quasi come se potesse irradiare calore, la pietra cominciò a pulsare come se avesse vita propria.
Inconsapevolmente, quasi come fosse un comportamento del tutto istintivo, iniziò a tenere conto del ritmo e della frequenza di quella strana pulsazione che si intensificava sempre di più nella sua mano.
Continuando ad aumentare in velocità e in frequenza, il battito raggiunse la sua massima ampiezza.
Iniziò lentamente a sincronizzarsi col battito del suo cuore, sino a che non si sovrapposero perfettamente.
Non appena il suo cervello fu in grado di elaborarlo, l’inconscio venne liberato dai vincoli del corpo fisico per essere inviato verso un luogo distante, che mai e poi mai si sarebbe potuto definire reale.
Si trovava in un vuoto assoluto, privo di suoni o di una qualsiasi presenza, quando improvvisamente, al suo posto, una luce abbagliante apparse avvolgendo la “coscienza” di Subaru.
[…]
Poi, venne lentamente portata al risveglio.
Aprendo lentamente le palpebre, lo irradiò l’accecante luce del sole. Lentamente la sua vista si schiarì. Dinnanzi gli si palesò un’immensa pianura verdeggiante, accompagnata dal fruscio del vento.
Era una distesa di verde talmente vasta da estendersi in punti oltre i quali nemmeno l’occhio poteva arrivare; i ciuffi d’erba, mossi da una dolce brezza, ondeggiavano armoniosi tra loro.
Il cielo era limpido e chiaro e, senza la presenza di una singola nuvola, era baciato dal sole che brillava come il più raro dei gioielli.
L’azzurro del cielo e il verde della prateria parevano proseguire senza limiti, fino a intrecciarsi nel lontano orizzonte. Il silenzio di quel luogo sembrava essere eterno, appartenente ad un mondo perfetto – troppo per essere reale.
Un luogo sacro, sublime, che si estendeva senza fine – tuttavia un singolo particolare sarebbe stato definibile come “estraneo”.
[…]
Trovandosi immerso nel cuore di un prato rigoglioso Subaru si voltò per scorgere di fronte a sé un dolce pendio che si elevava verso una graziosa collinetta.
In cima a quel luogo spiccavano varietà rare di fiori, esemplari unici nella loro bellezza. Accanto a quelle meraviglie della botanica, erano posizionati un tavolo bianco accompagnato da un ombrellone, pensato probabilmente per riparare dai forti raggi del sole.
[…]
Senza proferir parola, nella calma più assoluta, Subaru si diresse verso il tavolo, arrivando infine proprio sotto l’ombrellone.
Sul tavolo erano poggiate due tazzine fumanti di pregiata porcellana, colme di un caldo liquido ambrato. Subito accanto era stata posizionata una sedia bianca.
Senza preoccuparsi che il tutto fosse stato preparato per lui, prese posto. Sorseggiò da una delle tazzine ancora fumanti, per poi berla tutto d’un fiato.
Quel tè, decisamente particolare e dal gusto indefinito, come al solito, non era buono ma nemmeno cattivo.
In ogni caso, una volta arrivato lì e preso posto, bere quel tè era la prima cosa che doveva fare.
Quell’azione era una conseguenza di un patto stretto con la padrona di quel luogo immenso e rappresentava un insolito modo di “salutarsi”, rito della loro contorta relazione.
Tuttavia..
[AaaH, l’ho buttato giù, ci sono riuscito! Grazie per il tè. Molto bene, dunque, è ora di parlare di affari.]
[È vero che avevamo stabilito che il primo sorso avrebbe rappresentato il nostro modo di salutarci… ma non credo che questo ti autorizzi nemmeno a dirmi ‘ciao’, sai?]
Subaru, dopo aver finito il tè, posò la tazzina con un tonfo deciso sul tavolo. La persona di fronte a lui sfiorò un sorriso appena accennato.
In risposta Subaru si grattò il naso e disse,
[ Che “io” non debba salutarti? Sappiamo entrambi che i saluti non hanno senso, o mi sono perso qualcosa? Mi osservi 24 ore su 24, 7 giorni su 7… non ha assolutamente senso salutarci quando in principio nemmeno ci siamo lasciati.]
[Invece non è la stessa cosa! Innanzitutto non è mica vero che ti osservo 24 ore su 24, 7 giorni su 7… perciò non far finta che sia così! E anche se fosse vero, io sono ancora una timida e giovane fanciulla, delicata come un fiore… se si spargesse la voce che spio il ragazzo che mi piace, la mia reputazione peggiorerebbe più di quanto non lo sia già!]
[Da quando la definizione dell’espressione “timida e giovane fanciulla, delicata come un fiore” è cambiata a mia insaputa?]
[Quanto sei cinico. Beh, forse è vero che potrei essere un po’ troppo cresciuta* per farmi chiamare “fanciulla” …]
*L’interlocutrice (con cui Subaru conversa) usa il termine ‘cresciuta’ ironicamente, avendo un’età mentale possibilmente superiore a 400 anni.
Nonostante le opinioni in contrasto e le varie divergenze, le labbra della ragazza si distesero delicatamente in un sorriso.
Una discussione spensierata a cui erano ormai abituati, e l’interlocutrice mostrava una notevole tolleranza nei confronti dell’atteggiamento sfrontato di Subaru.
Il cuore del ragazzo, però, non poteva che provare un intenso e contorto senso di colpa al cospetto di quel così candido sorriso.
Detto ciò, non era sicuro quale fosse il modo più appropriato di comportarsi; la persona di fronte a lui era l’unica per la quale non esisteva un comportamento “corretto” da assumere… era un esistenza contro la quale ogni ragionamento basato sulla logica alla fine si sarebbe rivelato fallace.
[Come pensavo, sei proprio una donna malvagia e spregevole.]
[Mi fa davvero piacere sentirtelo dire. È molto più gratificante essere colei che viene odiata… colei che pugnala e che ferisce atrocemente il tuo cuore, qualcuno di così meschino da conficcarti una spina tanto in profondità da non poter essere rimossa… ]
E continuò subito dopo,
[Molto più gratificante che essere qualcuno di così caritatevole ed avido da straziare e ferire da solo il proprio cuore piuttosto di accettare il supporto di coloro che ti stanno vicino… piuttosto che essere una persona così sciocca da non trovare alcun valore nell’aiuto degli altri. Sì, il piacere che provo è sempre immenso.]
Né il sarcasmo né l’ironia avevano funzionato contro di lei che era completamente a proprio agio con quel modo di comunicare.
Prima che lei avesse finito di rispondere, Subaru le rivolse uno sguardo disgustato, ma questo non fece altro che renderla più compiaciuta.
[Aah, se dovessi rendermi ancora più odiosa di quanto non lo sia già, mi si spezzerebbe sicuramente il cuore… Bando ai convenevoli! Credo sia arrivato il momento di parlare dello scopo di questo nostro incontro mattutino.]
[Pensavo che fosse il tuo obiettivo farti odiare, sai?]
[ Vedi, questo è stato un simpatico e dolce scherzetto da parte di una donzella. Mi dispiace ma non puoi che fartene una ragione.]
[E questo è ciò tu consideri uno scherzetto?]
Subaru, dubbioso anche della veridicità di quelle parole, inclinò leggermente la testa in segno di dubbio, mentre la ragazza accennò ad un sorriso.
In seguito,
[Sei davvero qualcuno che non si ferma di fronte a niente e a nessuno, avido fino al midollo. Come 『Strega dell’avidità』, mi piace molto questo tuo aspetto ―Natsuki Subaru]
Natsuki Subaru, il contraente degno di poter stringere un patto con la『 Strega dell’Avidità』.
Echidna distese le labbra in un bellissimo e raggiante sorriso, che si rifletteva luminoso nei suoi occhi.
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Crediti: ReAnime – KamiSama – Ross
Bellissimo!! Quando i prossimi?
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