Sommario

Postfazione Autore-Sama

Postfazione del Traduttore & Note di Adattamento

🦂 Note di Traduzione e Curiosità dal Giapponese

Trama

Crediti:

Traduttore: Tls123

Checker – Editor: HeavenlyVenerable

Proofreader: Nagisa, Tls123, HeavenlyVenerable

BetaReader: Nagisa, ■ ■ ■ ■, HeavenlyVenerable, Ceres


La trama è Spoiler, leggere per ultima. 

All’ultima capitolo Postfazione del Traduttore & Note di Adattamento trovate approfondimenti di traduzione, e brevi curiosità.


Si prega di leggere eventuali note a pié di pagina per una lettura più fluida.

Prologo 『I giorni ad aspettarti』

Scintillava, brillava, in un dolce fremito.

Scintillava, brillava, di una luce radiosa.

Scintillava, brillava, in un bagliore accecante.

Scintillava, brillava, risplendeva, e ogni cosa sfolgoreggiava con vivida nitidezza.

«—Mmm~, pure stamattina niente voce del Maestro a farmi da sveglia, eh~!»

Seduta a gambe incrociate sul pavimento duro, si stiracchiò a fondo e si lasciò sfuggire quel lamento tra uno sbadiglio e l’altro.

Sperava sempre che la voce dell’amato, tanto desiderata, fosse la prima cosa ad accoglierla al risveglio, ma purtroppo quel desiderio era destinato a rimanere sistematicamente deluso.

Ogni singolo mattino, a ogni risveglio, si ripeteva quella cocente amarezza ormai priva di originalità, eppure non poteva farci niente.

«Che io abbandoni le speranze sul Maestro?! Macché, per la sottoscritta è proprio impo-impossi-impossibilissimissimmooooo~!»

‘La prossima volta. Questa è la volta buona, suvvia! Anzi, magari per un anniversario o al raggiungimento di una cifra tonda delle mie attese, ci scapperà una mega ricompensa per tutto questo tempo perso!’

—Simili fantasticherie per una sorpresa del genere si gonfiavano a dismisura in proporzione all’amore che provava per “lui”.

Pertanto—

«Oggi come ogni giorno, il Maestro fa proprio il cattivone, uffa~!»

Borbottò con una smorfia imbronciata e balzò agilmente in piedi.

«Oooop-là, un, due, tre, quattro~!» canticchiò dondolandosi e stiracchiando il corpo flessuoso; era una bellezza mozzafiato, dotata di arti lunghi e affusolati, graziata da proporzioni stratosferiche. Indossava un mantello abbinato a un bikini bicolore, intonato ai colori dell’uomo tanto amato, e i lunghi capelli castani erano raccolti da un grande fiocco in una coda da scorpione arrotondata; sembrava a tutti gli effetti un magnifico fiore sbocciato nel deserto.

«Il body mozzafiato riservato al Maestro, anche stamattina si è suuuper attivato! Alla grandissima, eh~!»

Puntò l’indice con decisione dritta davanti a sé, rivolta a nessuno in particolare.

Una dichiarazione di guerra inascoltata che, riecheggiando nell’arida stanza di pietra, serviva da monito a se stessa. Verificare i fatti e gli obiettivi indicandoli con il dito era certamente importante; ma chi mai le aveva spiegato con tanta sicurezza che anche dare voce a ciò che si pensa avrebbe sortito un effetto immediato?

«Be’, l’unica certezza è che non si trattava del Maestro! Figuriamoci se la sottoscritta potrebbe mai scordarsi una sola parola detta da lui!»

E dal momento che non si trattava di lui, l’identità di quell’individuo perdeva qualsiasi rilevanza.

«Però, dal momento che la considero una perla di saggezza, possiamo fare finta di niente e darla per no count, sapete~? O per meglio dire…»

«Siccome il succo del discorso me lo ricordo, si può dire che è una vittoria su tutta la linea! Evviva~! Ha vinto la sottoscritta! E non accetto lamentele da nessuno, chiaro?!»

Improvvisò un allegro tip tap sul posto, mettendosi pure a canticchiare.

Al risveglio l’ennesima delusione l’aveva resa alquanto malinconica, ma quel piccolo incoraggiamento personale aveva funzionato a dovere e ora l’umore era alle stelle: si prospettava un’ottima giornata, finché, in quel preciso istante, lo stomaco non le brontolò.

«Mmmh…» mugugnò accarezzandosi il ventre nudo, per poi inclinare il capo con aria perplessa.

«A pensarci bene, quand’è stata l’ultima volta che la sottoscritta ha messo qualcosa sotto i denti, eh…?»

Il fatto di possedere una costituzione poco esigente in fatto di cibo, unito alla sua innata noncuranza per quasi ogni cosa, rendeva quei ricordi decisamente confusi, vaghi e sfuocati.

Se avesse assecondato la propria natura, avrebbe tranquillamente trascorso giorni, settimane o addirittura mesi interi a digiuno; una caratteristica che un tempo le era stata elogiata come un grande vantaggio per la sopravvivenza.

«Però al Maestro questa cosa non andava proprio giù, sapete? Diceva che gli faceva pena veder me a bocca asciutta mentre tutti gli altri pranzavano… Aww, la sua dolcezza scioglie il cuore della sottoscritta~!»

Pertanto, pur di riuscire a condividere i pasti con lui, aveva iniziato a impegnarsi per consumare le proprie energie nel modo più inefficiente possibile; sprecare l’incredibile autonomia del suo corpo, che restando immobile le avrebbe garantito di sopravvivere per anni, per agitarsi in continuazione le aveva infine permesso di godersi ogni banchetto senza alcuna fatica.

‘Dato che pure “lui” ne era rimasto super soddisfatto, per la sottoscritta ne è valsa davvero, davvero la pena!’

«La mammina brontolava sempre che così stavo mandando all’aria una dote preziosissima, però…»

In ogni caso, il suo corpo si era ormai abituato a quella routine. La presunta costituzione a risparmio energetico era svanita nel nulla: si ritrovava costantemente affamata e in preda alla sonnolenza.

—A dire il vero, a differenza di quando stava con “lui”, da quando era rimasta sola lo considerava per lo più un fastidio.

Tuttavia, quando “lui” avrebbe mantenuto la promessa, non voleva ritrovarsi ad assistere di nuovo ai pasti come se non la riguardassero, finendo così col deluderlo.

«Dopotutto, la teoria del Maestro è che una donna che mangia di gusto sia super attraente…! Ah, no! Maestro, così non vale! Non fissi la sottoscritta in quel modo mentre ha la bocca zeppa di carne e fagioli…!»

Si portò le mani alle guance in fiamme e, dimenando i fianchi, fantasticò sull’immagine di “lui” che le sorrideva radioso mentre lei si rimpinzava con gusto.

Per il momento si trattava solo di un’illusione, eppure quell’allenamento mentale era indispensabile per farsi trovare pronta al suo ritorno. Proprio per prepararsi a quel fatidico giorno, continuava a consumare energie con frenetica esuberanza, così da mantenere lo stomaco vuoto e potersi poi fiondare sul cibo.

Anche per questa ragione, in quel momento—

«—E allora via, la sottoscritta si darà da fare per sbrigare le sue solite faccende quotidiane con mega costanza~!»

—L’accumulo delle azioni quotidiane plasma ciò che siamo, e diventa l’immagine reale che si riflette negli occhi degli altri.

Chi fosse stato a dire una cosa così complicata, anche questo non riusciva proprio a ricordarlo.

Be’, non essendo stato “lui”, giungeva alla sua solita conclusione per cui era OK non ricordarlo.

«Con tutta quella logica astrusa, che fosse la mammina…? Anzi, a dirla tutta, la faccia e la voce della mammina sono super sfocate nella zucca della sottoscritta. Vediamo… bianca? Nera? Magari non ci azzecco manco con i colori!»

In cambio di un fascino salutare, di un’efficienza energetica fuori dal comune e di un corpo mozzafiato capace di stregare persino quel dispettoso “lui”, le capacità della sua zucca lasciavano piuttosto a desiderare: quella era lei. E avendo destinato il novantanove percento della sua scarsa capacità di memoria all’amore per “lui”, tutto il resto non poteva che rimanere avvolto nella nebbia.

«Oplà, direi proprio che anche questo muro è arrivato alla frutta, direi che è ora di sigillare la stanza~!»

Così dicendo, si guardò intorno nella stanza che aveva assiduamente frequentato per svolgere le sue ‘faccende quotidiana’ e, dopo aver controllato le ‘faccende‘ scolpite sulle pareti di pietra, decise che fosse arrivato il momento di sigillarla.

Per fortuna le stanze vuote non mancavano di certo. Andando avanti di quel passo, renderne inagibile una o due non le avrebbe causato alcun disagio. Dopotutto, visto che le era stato rifilato l’ingrato compito di custode, un ruolo per nulla adatto a lei, un simile e minuscolo abuso di potere doveva pur esserle concesso.

«Quindi, sfruttando i poteri da Master concessi alla sottoscritta, a questa porta dico… close the door! E le memorie della sottoscritta sigillate qua dentro restano assolutamente don’t touch me per gli occhi di chiunque!»

Chiuse il pesante battente di pietra con un rombo sordo e batté le mani, soddisfatta di aver sbrigato quella faccenda. Per le sue ‘faccende quotidiane’ dell’indomani avrebbe dovuto scegliersi un’altra stanza, ma a quello ci avrebbe pensato l’indomani.

Quello che si può fare domani, va rimandato a domani. Di chi fossero queste parole lo aveva scordato, eppure restava sempre una massima stupenda.

«Eeeebene, allora direi che è giunta l’ora di andare a… huntare un po’…»

Sfoderò un ghigno, compiaciuta per quel tono vagamente sibillino, per poi farsi venire subito un dubbio: «Oppure suonava più figo dire “fare un po’ di hunting“?» E, mentre ci rimuginava sopra, i suoi passi la condussero dritta verso la zona di caccia: il balcone.

Oltrepassò il corridoio con ampie falcate delle sue lunghe gambe e, varcata la soglia priva di porte, si lasciò avvolgere dall’aria esterna; un cielo azzurro, di una limpidezza quasi fastidiosa, l’accolse come in un abbraccio.

«—»

A destra, a sinistra e dritta davanti a lei: ovunque volgesse lo sguardo, non si scorgeva altro che una sconfinata e ininterrotta distesa azzurra.

Espose la pelle candida come porcellana ai raggi scroscianti del sole e, lasciando che le folate di vento le scompigliassero la chioma raccolta, si avvicinò alla balaustra del balcone, alta pressappoco fino alla vita. Sarebbe bastato sporgersi troppo per affrontare un volo diretto di centinaia di metri verso il suolo, senza imbracature né possibilità di appello. —Eppure, con una disinvoltura disarmante, saltò agilmente proprio sopra a quel parapetto.

«Mmmh~… mi sa che oggi il vento tira un po’ fortino, sai?»

La balaustra su cui si appoggiava con tanta leggerezza era ormai la sua postazione fissa da chissà quanti anni: la pietra, consumata fino a prendere la forma delle sue piante, le calzava a pennello garantendole un hold di ferro. Era una configurazione perfetta, studiata appositamente affinché nessuna bufera potesse mai trascinar via il suo dynamite body.

«C’è da dire che la sottoscritta non è mica il tipo di donnicciola fragile che si fa portar via dal vento, eh! Per una perfect woman forgiata dagli insegnamenti del Maestro come me, passare attraverso il fuoco o l’acqua non è un problema, eccome! Ah, anche se… ammetto che questo vento secco e solitario, a volte, mi gela un pochino fin dentro le ossa, sapete…»

Mentre faceva roleplay nei panni di un hardboiled tostissimo ma che pativa un po’ la solitudine, usò la punta della sua coda da scorpione, cullata dalla brezza, per misurare in un colpo solo forza e pressione del vento, temperatura, umidità e innumerevoli altri dettagli.

Valutata anche la torbidità del miasma fluttuante, concluse che si prospettava una giornata perfetta per i tiri di precisione…

«Altro che infallibile al cento per cento, mi sa che oggi la sottoscritta fa centro mille volte su cento, vero~?! Che paura, fa troppa paura! Il potenziale stratosferico della sottoscritta è alle stelle! Aiuto, Maestro!!»

Stringendosi in un forte abbraccio, lasciò che il calore scaturito dal pensiero di “lui” le divampasse dentro. Nell’attesa del giorno in cui avrebbe riversato tutta quella passione sull’amato di ritorno, far ribollire il proprio amore come magma incandescente era la sua abitudine quotidiana. Sì, una prassi immutabile per giornate sempre uguali. —O perlomeno, anche quel giorno sarebbe dovuta andare così.

«Mmh?»

Lo sguardo, che aveva continuato a scrutare l’orizzonte anche durante quel monologo privo di repliche, si assottigliò di colpo: tra l’azzurro che saturava la visuale superiore e il color foglia secca che dominava in basso, aveva colto un’anomalia. Fissando quel punto con attenzione, le pupille dai contorni peculiari misero a fuoco l’origine del cambiamento. Nel mare di sabbia bruna scorse una vettura sfrecciare forsennata, fendendo le nubi di polvere; trainata da un drago di terra verde, la carrozza era appena sbucata dalla tempesta e, una volta invaso “questo lato” delle dune, aveva ripreso la sua corsa scatenata.

«Oh, ooooh! Che roba mega rara! Era da un pezzo che non succedeva! Chissà da quanto tempo nessuno sfondava la tempesta di sabbia! Chi diamine è che si presenta al cospetto della sottoscritta?!»

Si portò una mano sulla fronte a mo’ di visiera e lanciò un grido di esultanza, lasciandosi solleticare dalle aspettative di fronte a quello scenario, al punto da far sussultare il suo petto da maggiorata. I temerari che osavano sfidare il mare di sabbia non si contavano, ma quelli in grado di superare il vortice e raggiungere questo lato erano quasi inesistenti. A spingersi fin lì potevano essere soltanto individui a conoscenza del segreto per oltrepassare la barriera creata dalla tempesta, il cosiddetto “Tempo di Sabbia”, oppure sprovveduti baciati da una fortuna a dir poco sfacciata.

Domandandosi a quale delle due categorie appartenessero quei nuovi arrivati, aguzzò la vista con tale foga da far sussultare il petto esplosivo. —Forse, quel giorno era finalmente arrivato.

«Che il Maestro…»

‘Magari, dopo tutto questo tempo, è davvero tornato per mantenere la promessa. Mi ha fatta aspettare una vita, ma se è davvero rientrato potrei pure azzerare ogni rancore! O forse mi conviene sfruttare il suo senso di colpa per esigere una doppia ricompensa, eh…?’

Con gli occhi che brillavano di aspettativa, mise a fuoco la vettura lanciata a rotta di collo. La sua visuale si ingrandì di colpo, scorgendo diverse figure avvolte in manti neri a bordo del veicolo; purtroppo non riuscì a penetrare nell’abitacolo, ma non notò in loro alcuna reazione al suo sguardo, né tantomeno il minimo accenno a un segnale.

«—Uffa. Pure questa volta è un buco nell’acqua, eh…»

In un istante, le bolle della speranza svanirono e il batticuore si dissolse nel nulla. Niente mani sventolate, niente bandiere scosse, nessun tipo di appeal per farsi notare. Era l’atteggiamento tipico di chi ignorava del tutto l’esistenza della custode di quel mare di sabbia, nonché cecchino stratosferico. A quel punto, l’aspettativa si capovolse completamente, lasciando il posto al volto freddo e impassibile del tiratore di precisione――

«—»

In qualità di cecchino, il da farsi era chiarissimo. Tuttavia, non sembrava esserci alcun bisogno del suo intervento. Guardando meglio, la carrozza che sfrecciava a rotta di collo stava scappando disperatamente da qualcosa: un’orda sterminata di bestie demoniache che, sbucate a loro volta dalla tempesta di sabbia, le si stavano avventando contro. Quel branco brulicante comprendeva le specie più svariate, al punto che la carrozza sembrava essere finita nel mirino di ogni singolo mostro del mare di sabbia. Probabilmente non erano partiti con un’unica vettura per sfidare il deserto. Eppure adesso, oltre il “Tempo di Sabbia”, ne era arrivata soltanto una. E non avrebbe mai raggiunto il traguardo.

«Guarda come sgambettano disperati, sapete~»

Mormorò con voce priva di qualsiasi interesse o aspettativa, come se fosse una questione che non la riguardava minimamente. Mentre osservava la scena, una delle bestie si avventò sulla carrozza insabbiata, facendo sbalzare fuori uno dei passeggeri. I mostri affamati si fiondarono in blocco sulla povera sagoma ruzzolata a terra per sbranarla senza pietà―― quando, un secondo dopo, rimbombò un’esplosione assordante accompagnata da una fiammata.

«Wahooot! Che mega fuochi d’artificio, eh~!»

L’eco del boato che rimbombò sotto il cielo azzurro e l’enorme cratere aperto nel mare di sabbia riaccesero un briciolo dell’interesse perduto, trasformandosi in quel grido di giubilo. Un’autodistruzione. Sbalzata via e accerchiata dai mostri, la figura si era fatta esplodere travolgendo chiunque la circondasse. Lo spostamento d’aria spazzò via il branco che inseguiva la carrozza, sfiorandolo con le fiamme. Quello scarico di vite umane per guadagnare tempo e proteggere i compagni non si fermò a un singolo episodio.

Due, tre esplosioni simili si susseguirono in rapida successione; per ogni passeggero della carrozza che perdeva la vita, un numero di bestie demoniache dieci volte superiore veniva spazzato via.

Eppure—

«—E con questo è Game Over~, eh.»

Ogni sforzo si rivelò vano: una delle bestie demoniache che li aveva raggiunti finì stritolata tra le ruote, e la carrozza si ribaltò rovinosamente spruzzando una nuvola di sangue. Sulla sabbia avvolta dal polverone, la prima vittima fu il drago di terra caduto; le sue grida agghiaccianti squarciarono l’aria mentre le zanne dei mostri lo sbranavano, e alle sue spalle i sopravvissuti strisciarono fuori dai rottami. Sfuggito disperatamente alla morte, uno di loro, forse in preda al panico, si mise a correre urlando a squarciagola, attirando così l’attenzione del branco: il destino che attendeva quel povero agnellino era, inutile dirlo, di una crudeltà assoluta.

«Oh?»

Tuttavia, approfittando del sacrificio del drago e dell’agnellino, due figure si allontanarono furtivamente: a quanto pareva, il disgraziato aveva recitato la parte dello sciocco proprio per permettere a quei due di mettersi in salvo.

«Hanno coraggio da vendere, direi. —Be’, in ogni caso il risultato non cambia mica.»

Seduta sulla balaustra con un ginocchio stretto al petto, declassò la fine di quegli sfidanti a un semplice premio al valore; non la si poteva certo tacciare di cattivo gusto, dopotutto si limitava a compiere il proprio dovere di custode, non avendo altra scelta.

Accertarsi del destino di chiunque osasse sfidare quel mare di sabbia — o meglio, quella “Torre” —, che fosse in grado di fare ritorno o destinato a soccombere, era il suo preciso compito.

Laggiù, tra i due sopravvissuti sfuggiti alla carrozza, uno si immolò per consentire la fuga dell’altro, e un’ultima esplosione suicida generò una violenta onda d’urto; sbalzato da quello spostamento d’aria, l’ultimo superstite ruzzolò malamente sulla sabbia, per poi venire inesorabilmente accerchiato dall’avanzata spietata delle bestie demoniache—

«—Mmm.»

Con quell’epilogo ormai imminente, si verificò però un imprevisto che le fece storcere le labbra.

L’esitazione scaturì dall’aver inquadrato con estrema chiarezza la sagoma dell’ultimo sfidante accerchiato dai mostri, la cui vita era ormai giunta a uno scacco matto definitivo.

‘Sarà davvero così? No, è possibile? Magari la sottoscritta ha visto male… Ma se non fosse così?’

Simili, inarrestabili pensieri le turbinavano, turbinavano e turbinavano nella mente—

«—Hell’s Snipe

In un istante, la testa del mostro in procinto di avventarsi sull’ultimo superstite svanì nel nulla.

Il cranio di quella creatura simile a un orso venne spazzato via, e dalla macabra sezione del collo non zampillò nemmeno una goccia di sangue; le carni, cauterizzate dalla luce, non concessero alla sabbia di assorbirne alcunché, e di fronte a quell’evento repentino il resto del branco si impietrì.

In un mare di sabbia dominato dalla spietata legge del più forte, si trattò di un’esitazione a dir poco fatale.

«—Bang, bang, bang. Ba-ba-bang, bang.»

La punta della sua lingua schioccò a vuoto, e in risposta a quei suoni frivoli scaturirono bagliori nel cielo; in netto contrasto con un’eco tanto scanzonata, quella soverchiante potenza di fuoco iniziò a falciare vite senza la minima pietà.

Lo spettacolo di quelle esistenze trafitte dalla luce, frantumate e spazzate via senza alcuna via di scampo appariva quasi surreale; il superstite che vi stava assistendo, infatti, sgranò gli occhi inebetito, restando completamente paralizzato dallo stupore.

«Be’, se ve ne state lì impalati a fare da bersaglio fisso, per la sottoscritta è un gioco da ragazzi, sapete!»

«—!»

Forse colta alla sprovvista, la figura ancora in stato di shock fece sussultare le gracili spalle; e da quella distesa di sabbia su cui giaceva accasciata, si voltò timorosa per incrociare lo sguardo con chi si ergeva proprio dietro di lei.

Era una donna, o almeno così sembrava. Aveva i capelli castani tagliati all’altezza delle spalle, uno sguardo sgranato in cui spiccava la sclera bianca e delle ampie vesti nere a tunica che ne celavano completamente le forme, abbinate a un aspetto scialbo e del tutto privo di tratti distintivi.

Eppure, di base, l’aspetto di quell’estranea non le suscitava alcun interesse. Sarebbe rimasta del tutto indifferente, se non fosse stato per l’unico motivo che l’aveva spinta a balzare dal balcone della “Torre” verso il mare di sabbia, salvandole la vita anche a costo di dover sterminare l’intero branco di bestie demoniache.

«Mamma mia, mi sa che la sottoscritta sta proprio perdendo colpi, eh.»

Con un borbottio agitò il braccio e, un istante dopo, un’enorme creatura tentò di emergere da sotto la sabbia proprio alle spalle della donna: si trattava di un lombrico delle sabbie, una bestia demoniaca a cui polverizzò il cranio all’istante, facendolo esplodere con un bagliore magico.

Mentre i resti sanguinolenti dell’imponente bestia schizzavano tutt’intorno con un tonfo viscido, lei si strinse nelle spalle.

Dopodiché—

«—»

Con un vacillamento, la donna crollò priva di sensi sulla distesa di sabbia ormai sgombra dai mostri.

Tra i compagni della sventurata non vi era alcun sopravvissuto. E persino il branco che li aveva presi di mira, intuendo di trovarsi in netto svantaggio, si dileguò in ogni direzione. Di conseguenza, non era rimasto proprio nessuno che potesse trasportare quel corpo inerte sulla sabbia.

Nessuno all’infuori di lei, che palesemente aveva appena pescato la pagliuzza corta.

«Uffa, mi tocca sbrigare questa faticaccia per una che non è manco il Maestro, sai che palle…»

Lasciò sfuggire un profondo sospiro e, con estrema riluttanza, sollevò la sconosciuta tra le braccia; l’istinto le suggeriva piuttosto di afferrarla per le caviglie per trascinarla per l’intero tragitto; tuttavia, agendo in quel modo avrebbe rischiato di vanificare del tutto il senso del salvataggio.

Chi le aveva inculcato un simile concetto? —No, a differenza del resto, questa regola la ricordava alla perfezione.

Era senza dubbio uno degli insegnamenti di “lui”: anche se si fosse trattato di uno sfidante della “Torre”, avrebbe dovuto riservargli un trattamento di riguardo.

E il motivo era semplice: —

«—Le donne incinte vanno trattate coi guanti bianchi. Ti è andata proprio di mega lusso ad avere il pancione, sai?»

Sporse le labbra, borbottando stizzita; tra le sue braccia, il grembo della donna abbandonata all’incoscienza si presentava innaturalmente gonfio.

Non era semplice grasso in eccesso, ma una vera e propria gravidanza. Ecco spiegato il motivo per cui gli altri passeggeri della carrozza l’avevano protetta con tanta disperazione: avevano sacrificato le loro vite seguendo la medesima logica alla base degli insegnamenti di “lui”.

«Comunque sia, la clemenza della sottoscritta finisce qui, chiaro?! Non pensare manco per un secondo di aver fatto clear della sfida, quindi vedi di non montarti la testa!»

Lanciò quell’ammonimento a vuoto, senza rivolgersi a nessuno in particolare, poiché un eventuale malinteso le avrebbe causato non poche noie.

Dopotutto, l’arrivo di qualcuno che non fosse lei o “loro” all’interno di quella “Torre” — la Torre di Guardia delle Pleiadi — rappresentava un evento che non si verificava da svariati secoli.

Capitolo primo «Le memorie di Chioma Rossa»

##1

«—Shaula, questo è il nome della sottoscritta! La Custode Stellare della Torre di Guardia delle Pleiadi, sia chiaro~. Però vedi di non farti strane idee, chiaro?! Tu sei solo una retiree a cui è stato concesso di entrare per pura compassione, sai!»

Le puntò un dito contro, mettendola subito in guardia in modo inequivocabile.

Se la donna avesse frainteso la situazione e si fosse messa a girovagare per la torre spadroneggiando, si sarebbe rivelato un bel guaio. Ne sarebbe andato dell’onore di Shaula, l’osservatrice del mare di sabbia nonché la “Custode Stellare” incaricata di gestirla, che ci avrebbe fatto una figuraccia.

Per questo motivo, Shaula aveva giurato a se stessa che, cascasse il mondo, non le avrebbe mai rivelato che il nome ufficiale della torre non fosse Torre di Guardia delle Pleiadi, bensì Grande Biblioteca delle Pleiadi.

«—»

D’altro canto, di fronte all’ammonimento di Shaula, la donna rimase inerte, con lo sguardo perso nel vuoto.

Braccata dalle bestie demoniache nel mare di sabbia, rimasta orfana di tutti i compagni e infine svenuta, si era risvegliata sul duro pavimento della torre e ne appariva profondamente scossa. Tuttavia, Shaula non aveva alcun motivo di farle da follower per rincuorarla, né tantomeno il dovere di improvvisarsi therapist per l’annientamento del suo gruppo.

Al limite, avrebbe anche potuto garantirle l’incolumità lì dentro, per poi scortarla fuori dal mare di sabbia…

«Questo è solo ed esclusivamente il risultato del codice d’onore della sottoscritta, perciò ficcatelo bene in testa: non ti sto mica venendo incontro, eh! Se ti fai strane idee, finisce… in quel modo, sai!»

«…Con “quel modo”, che cosa intendete di grazia?»

«In un modo mega patetico! Una figura talmente barbina da non crederci, eccome~!»

Era superfluo specificare la fine che attendeva chi, fraintendendo i sentimenti altrui, finiva per dire cose fuori luogo che non c’entravano nulla: si veniva presi in giro senza pietà, derisi e costretti ad assaporare un’umiliazione tale da togliere il sonno la notte.

Alla stessa Shaula tornò in mente l’onta subita quando in passato si era ritrovata in una situazione simile, rabbrividendo al solo ricordo.

«Be’, a dirla tutta… non è che la sottoscritta si ricordi i dettagli esatti di tutto il macello, ma l’unica cosa che mi è rimasta stampata in zucca è un karma potentissimo che mi urla di non voler mai più passare un guaio del genere…»

«…Credo di poter comprendere il vostro stato d’animo. Dopotutto, la scarsa memoria di questa mia inetta persona continua a imprimere in me soltanto ricordi di eventi nefasti, avversi e spiacevoli… Sostenere di potervi capire è forse stato l’apice dell’impertinenza?»

«Ah? Ah~, queste cose mega complicate non le capisco, ma alla sottoscritta non importa minimamente, sai!»

«È così, dunque. Per chiudere un occhio di fronte a una sciagurata come me, dovete essere una persona di mirabile levatura. In questo mondo al tramonto, aver potuto incontrare infine un’anima così nobile… ha portato un raggio di luce negli ultimi istanti della mia misera vita.»

«Da cima a fondo, la sottoscritta non ha capito un’acca di quello che hai detto, sai!»

Non aveva un tono di voce basso né un timbro poco chiaro, eppure esprimeva concetti fumosi avvolti in un’atmosfera sibillina, rendendola un individuo del tutto inafferrabile. Giunta a quella conclusione, Shaula si rese conto d’improvviso che, nel frattempo, la sconosciuta aveva ripreso conoscenza a sufficienza da poter intrattenere una conversazione.

«Visto che riesci a parlare con la sottoscritta, posso dare per scontato che tu sappia benissimo chi sei, dove ti trovi e cosa stai facendo, eh~? Se mi tiri fuori che non ti ricordi o che non ci capisci nulla, diventa una rottura stratosferica. Di smemorati mi basta e avanza già Il Maestro!»

A dirla tutta, anche “lui” aveva la pessima abitudine di dimenticare le cose. Lasciava scivolare via di mente così tanti dettagli da aver procurato parecchie grane a lei e agli altri; certo, in fatto di sbadataggine nemmeno Shaula scherzava, ma condividere quel piccolo difetto le infondeva anche una certa gioia.

Mentre sprofondava in ricordi così dolci e nostalgici legati a “lui”—

«—Leilani. Questo è il nome sproporzionato per una donna inetta e irresponsabile come me.»

«Oh?»

«Ve lo domando pur consapevole della mia immensa sfrontatezza, ma… sareste per caso Dama Shaula? La nobile benefattrice che ha salvato la vita a me e a queste povere creature.»

Nel vederla accarezzarsi il ventre mentre parlava, Shaula sbatté le palpebre, fissando quella donna — Leilani.

Lì per lì si domandò cosa intendesse, ma non appena comprese che si trattava al contempo di una presentazione e di una domanda — un duplice scambio di nomi —, non trovò alcun motivo per tirarsi indietro, quindi annuì dicendo: «Proprio così!».

«La sottoscritta è Shaula, e su questo non ci piove! Del tuo nome, della tua identità o di chi diamine sei non mi frega un tubo, quindi pure se me lo dici tanto me lo dimenticherò di sicuro, sai!»

«Oh, ve ne sono immensamente grata. Mostrare una tale premura verso un essere irrispettoso e disdicevole come me… la magnanimità del vostro cuore, dama Shaula, dona la salvezza persino a una sconsiderata del mio calibro.»

«Mamma mia, che tipa iper over che sei…»

Di fronte a quell’atteggiamento quasi venerante, con le mani giunte e un profluvio di espressioni astruse, Shaula non provò alcun barlume di modestia, avvertendo unicamente una fastidiosa scocciatura.

L’iniziale propensione all’indulgenza verso la prima ospite accolta nella torre dopo oltre un secolo era già sfumata, lasciandola del tutto indifferente al piacere della conversazione; al contrario, non fece altro che prendere nuovamente coscienza del proprio amore sconfinato, riaffermando a se stessa di essere un’entità nata per il solo e unico scopo di compiacere “lui”.

«Perciò la sottoscritta vorrebbe farsi un bel catch & release e sbatterti fuori dal mare di sabbia al volo, sai~…»

«Provo immensa vergogna per la mia ignoranza, ma qualora intendeste dire che mi condurrete all’esterno della torre… per quanto possa risultarvi sgradito e inopportuno, potrei implorarvi di attendere?»

Vedendola accarezzarsi il ventre con entrambe le mani mentre parlava, Shaula si lasciò sfuggire un gemito disgustato: «Bleah».

«Non mi dirai mica che il marmocchio dentro la pancia ti sta per nascere adesso adesso, eh?!»

«…Nella mia sconsideratezza, riterrei di avere a disposizione ancora una breve proroga. Tuttavia, per quanto non ci si trovi in una situazione del tutto imminente, temo che un’azione incauta finirebbe per mettere a repentaglio le vite di queste creature.»

«Mmm~, siete una rottura di scatole fotonica, voialtri umani.»

Incrociando le braccia e facendo dondolare la coda da scorpione, Shaula si perse nei suoi pensieri.

A dire il vero, la biologia degli umani le era del tutto oscura. Ciononostante, dal momento che “lui” si raccomandava sempre di trattare con rispetto le donne incinte, poteva facilmente dedurre che le gestanti fossero creature estremamente fragili.

E per Shaula, infrangere un ordine impartito da “lui” era una questione di vita o di morte.

«Uff~, non c’è proprio niente da fare! In onore del faccino del Maestro, della sua voce, della sua filosofia di vita… e quant’altro, la sottoscritta rimanderà il momento di buttarti fuori dalla torre, sai!»

«Oh… oh, quale immensa misericordia! Perdonare una donna inetta e superficiale come me… Per ringraziarvi adeguatamente, abbassare questo capo non sarà mai abbastanza.»

Con gli occhi colmi di lacrime per la commozione, Leilani chinò il capo fino a sfiorare il pavimento in segno di gratitudine. Mentre la osservava stuzzicandosi distrattamente un orecchio col mignolo, la donna proseguì: «A proposito…». Rimanendo prostrata a terra, sollevò appena il viso per fissarla.

«È la domanda di questa creatura ignorante, indecifrabile e spregevole, ma per caso… sareste a conoscenza di dove si trovi la squallida Drago Carrozza su cui viaggiavo…?»

«Ah, quella roba è là fuori nel deserto in puro stile abandoned play, sapete! E per la cronaca, quei tizi che viaggiavano con te sono tutti bell’e morti, eh! Si sono fatti saltare in aria boom, boom, boom, boom, di fila… almeno quello è stato un bello spettacolino!»

«No, perdonate la mia impertinenza, ma la loro sorte non ha importanza. La carrozza, tuttavia… al suo interno vi erano beni per il nutrimento essenziali per le creature che porto in grembo…»

«Mh-hm, e se questa roba ti manca che succede~?»

«Nonostante le mie mancanze, queste povere creature finiranno per…»

La frase rimase in sospeso e Shaula, rimasta con il capo inclinato per la domanda, impiegò un po’ a capire che avrebbe dovuto immaginarne da sola la conclusione. Riflettendo sulla piega del discorso, tuttavia, non poté giungere ad altro che a una deduzione che trovava incredibilmente seccante. E cioè: —

«Non mi dirai mica che, siccome i marmocchi ti crepano, pretendi che la sottoscritta vada a ripescarti la carrozza, eeh?!»

«Sono pienamente consapevole del mio vergognoso disonore, ma per il bene della creatura che porta in grembo, una madre è pronta a sopportare qualsiasi biasimo… per quanto arrogante questo possa suonare.»

«Se sapevo sarebbe finita così, per oggi avrei fatto meglio a restarmene a poltrire spaparanzata…»

Se si fosse alzata anche solo un’ora più tardi, la carrozza di Leilani non sarebbe incappata nella sua rete di sorveglianza, risparmiandole del tutto l’intera seccatura di dover soccorrere una donna incinta. Di certo, persino “lui” non le avrebbe mai addossato la responsabilità per delle vittime di cui non si era minimamente accorta.

Purtroppo, però, se ne era accorta. E dal momento che l’aveva fatto, non le restava altra scelta.

«Guarda un po’, ti comporti in modo mega servile, ma sotto sotto usi la sottoscritta a bacchetta…»

«Vi prego, insultatemi pure quanto desiderate, trattatemi come volgare e ripugnante immondizia.»

«Tsk, scordatelo! Mettiamo in chiaro una cosa, eh! Non azzardarti a girovagare per la torre di testa tua! Se provi a intralciare le mansioni da Custode Stellare della sottoscritta, te la farò pagare carissima!»

Le puntò un dito contro, intimandoglielo con tono severo. A quell’avvertimento, Leilani, ancora prostrata sul pavimento, lasciò affiorare un sorriso vagamente viscido:

«Per una donna inetta e impotente come me, una simile sfrontatezza sarebbe a dir poco impensabile…»

Così dicendo, indicò la lunga scala a chiocciola che saliva verso l’alto e l’imponente portone verso cui Shaula stava per dirigersi: l’ingresso della torre, ovvero il quinto piano, Celaeno, fingendo un’assoluta incapacità di agire.

In effetti, con quelle sue braccia esili Leilani non sarebbe mai riuscita a spalancarlo, né tantomeno, con quel ventre gonfio, le sarebbe stato possibile raggiungere il quarto piano, Alcyone.

«E questo significa che la sottoscritta dovrà pure caricarti di peso fino in cima?!»

Giunta a una verità che avrebbe preferito ignorare, Shaula tirò fuori la lingua con un verso disgustato: «Bleah~». Dopodiché, appoggiò entrambe le mani contro la pesante porta per spalancarla, avventurandosi nel mare di sabbia sferzato da un vento sempre più impetuoso.

I compagni di Leilani e i draghi di terra erano verosimilmente finiti in pasto alle bestie demoniache, tuttavia c’era ancora la concreta possibilità che la Drago Carrozza fosse rimasta intatta. L’avrebbe recuperata, avrebbe dato da mangiare a quella donna e poi…

«Un attimo, eh? Se per caso da quell’umana dovesse spuntar fuori il marmocchio e non fosse più incinta, la sottoscritta avrebbe l’assoluto via libera per farla a pezzi da brava Custode Stellare, vero~?»

Sembrava una sorta di indovinello, eppure, se portare un bambino in grembo rappresentava il requisito per essere considerata incinta, nel momento in cui tale condizione fosse venuta meno, le pareva logico doverla trattare alla stregua di qualsiasi altro sfidante. Di certo, avrebbe fatto meglio a farsi dare delle regulation più precise da “lui” al riguardo. —Tuttavia, un dubbio l’assalì d’improvviso.

«Ehi, questa conclusione non è spiccicata a una roba che direbbe quel bruto di Reid?! Che schifo mega assoluto, eh!»

Al ricordo di un simile individuo, sempre pronto ad assecondare le assurdità più violente, Shaula storse il viso in una smorfia.

Ciò che più la infastidiva era che, tra le pochissime persone che ricordava oltre a “lui” e alla mammina, figurasse un uomo tanto detestabile; un fatto, questo, che le dava la sgradevole impressione di veder infangati i propri ricordi, riempiendola di ribrezzo.

##2

«—Ehi, tu. Vedi un po’ di intrattenermi.»

A parlare fu un uomo dai capelli rossi, che aveva tutta l’aria di essere l’irrazionalità in carne e ossa.

Shaula detestava quell’uomo. Se i suoi sentimenti per “lui” erano radicati a livello dell’anima, non sarebbe stato un’esagerazione affermare che l’odio per quell’individuo fosse inciso nel suo DNA. In tal caso, a inciderlo doveva essere stata la mammina, e poiché anche lei lo detestava, era del tutto naturale che tale sentimento fosse stato ereditato da Shaula, la sua creazione.

Un uomo dai lunghi capelli rossi, una benda sull’occhio sinistro, un fisico muscoloso e abiti trasandati —

«Anzi, a essere trasandato non è mica solo il tuo aspetto, ma proprio tutto il tuo stile di vita, sai!»

«Ehi, ehi, tu. Ce ne hai di fegato per sputare sentenze proprio qui davanti a me. Non è che ti sei stancata di vivere? Se c’è un’incosciente a questo mondo, quella sei proprio tu.»

«Tu-tu-tu-tu! Ma quanto sei rumoroso, eh! Volevi che ti intrattenersi giusto?! Allora apri bene gli occhi e beccati questo, chiaro?!»

In risposta alle intimidazioni di quel Rosso, pronunciate con voce burbera e sgarbata, Shaula sprigionò un raggio di luce bianca.

L’infallibile Hell’s Snipe, scagliato dalla bocca di fuoco di un cerchio magico tracciato a mezz’aria, era un raggio annientatore che evaporava qualsiasi cosa sfiorasse. Al momento era in grado di evocarne soltanto uno, e sebbene la mammina le avesse intimato di aumentarne il numero perlomeno fino a eguagliare le dita di entrambe le mani, l’unica cosa che contava davvero era fare centro.

«In poche parole, basta che la sottoscritta faccia centro e il gioco è fatto, eh~!»

Stravolgendo le direttive della mammina con un’interpretazione tutta sua, il colpo scagliato a piena potenza da Shaula sfrecciò a bruciapelo, puntando dritto alla faccia da ebete di quel Rosso, avvicinandosi, avvicinandosi, avvicinandosi sempre di più —

«Sei un’idiota, tu?»

Quell’insulto irritante e l’improvvisa deviazione verso l’alto del raggio di luce bianca avvennero nel medesimo istante.

«Eh?», squittì Shaula sgranando gli occhi; di fronte a lei, colui che avrebbe dovuto incassare un inevitabile Game Over… il Rosso se ne stava in piedi con la massima disinvoltura.

Cosa diavolo era mai successo? —Fu osservando la sua mano, e in particolare quel dito medio puntato dritto verso il cielo, che Shaula capì immediatamente l’antifona.

«Non mi dirai mica che hai deviato l’Hell’s Snipe della sottoscritta con una schicchera?! Sei un maledetto mostro, sai!»

«Tsk! Chi sarebbe il maledetto, ragazzina? Semplicemente il tuo giochetto patetico è stato solo una caccola misera misera, e nient’altro che questo!»

«Ahia~!»

Un attimo prima lo aveva visto avvicinarsi a grandi falcate verso di lei, che tremava incontrollabilmente, e l’istante successivo, a conclusione di quella frase sgarbata, il Rosso le rifilò una sonora manata sul sedere.

 A quel gesto tanto rude, la ragazza cacciò uno strillo e fece un balzo per lo spavento; nel mentre, l’uomo sghignazzava di gusto, ostentando un’espressione diabolica e un umore eccellente.

«Bwahaha! Ma tu guarda! Credevo sapessi solo strepitare come un’oca, e invece si direbbe proprio che tu riesca a cacciare anche dei versetti da donna. Già che ci sei, se imparassi a versare da bere saresti molto più utile, ragazzina.»

«M-M-Ma cosa diavolo ti salta in mente?! Il corpo della sottoscritta è interamente del Maestro, fatto dal Maestro e per il Maestro, chiaro?! E tu hai osato… hiii~!»

«Tsk, se sei brava solo con le chiacchiere non riuscirai a proteggere né la tua virtù, né tantomeno quel tuo prezioso Maestro. Con questa tua debolezza non farai altro che farlo piangere a dirotto, ragazzina.»

«T-T-Ti ammazzo! Ti ammazzo male! Morte stra-confermata da parte della sottoscritta, eh?!»

Solleticata sul ventre scoperto dai due bastoncini di legno chiamati “bacchette” che il Rosso aveva sfilato approfittando di un momento di distrazione, Shaula cercò di spazzare via quell’individuo sfrontato, accesa da un connubio di rabbia e istinto omicida. Quel detestabile Rosso, tuttavia, schivò agilmente ogni suo colpo e le rispose con una raffica di spietate molestie armato di quegli stecchini, infierendo su ombelico, glutei, ascelle, incavo delle ginocchia, nuca e retro delle orecchie.

Incapace di reagire in alcun modo a quella gragnuola di punzecchiature, Shaula si sentì così patetica da aver voglia di piangere; di tutta risposta, il Rosso sbuffò con disprezzo.

«Ma che succede, ragazzina? Pensi davvero di poter incrociare le armi con me conciata in questo stato? Sei in anticipo di un secolo. Se il tuo livello è questo, si direbbe che anche il potere di una “Strega” sia roba da poco…»

«—Ehi, ci risiamo con queste nefandezze, razza di insolente!»

«Gwah?!»

In un istante, colpito con forza da dietro, il Rosso scivolò rovinosamente a terra.

Di fronte a quel tempestivo castigo divino, Shaula sgranò gli occhi scordandosi persino di sferrare il colpo di grazia; in quel frangente, qualcuno le posò energicamente le mani sulle spalle, piazzandosi davanti a lei. —Un individuo dai capelli dorati lunghi fino alle spalle e dai grandi occhi rotondi e rossi.

Quel Biondo le domandò con aria agitata: «Tutto bene?!»

«Perdonami per il ritardo! Da parte mia è stata una grave mancanza. Che sorta di patimenti ti ha inflitto quel maledetto Reid?!»

«Ha punzecchiato il glamorous body della sottoscritta a suo totale piacimento… con le bacchette, uffa!»

«Un atto che solo una feccia umana farebbe! Una malefatta tanto inaudita da meritare la pena capitale!»

Nel vedere Shaula stringersi le spalle con aria afflitta, il Biondo di fronte a lei rimase inorridito. A quel grido si sovrappose la voce furiosa del Rosso: «Momento! Tu! Aspetta un attimo!».

Il Rosso, finito a terra dopo il colpo, si sedette a gambe incrociate sulla ghiaia e, massaggiandosi la nuca, sbottò:

«Quello che ha fatto una qualcosa di inaudito sei tu. Quella robaccia con cui mi hai colpito non è forse quello stupido bastone che si usa per addestrare i “draghi”, eh?»

«Smettila di affibbiargli nomignoli disonorevoli, non è “stupido bastone”. Questo reca il titolo di “Scettro Astrale”, un nome colmo di romanticismo!»

«Al diavolo il nome! Non puoi azzardarti a colpirmi con un arnese del genere! Volevi per caso ammazzarmi?!»

«Non dire assurdità, sei di certo ben più robusto di un “drago”.  Non moriresti mai per una percossa inferta da delle braccia gracili come le mie. Sii fiero, dopotutto sei l’uomo più forte sulla terra.»

«Razza di idiota, per un’ovvietà simile dovrei gonfiare il petto?!»

«La volete piantare di blaterare ignorando la sottoscritta?! Siete super insopportabili, sapete!!»

Shaula esplose in quel modo contro i due che continuavano a battibeccare lasciandola nel mezzo. Venire messa da parte la infastidiva parecchio, ma detestava ancor di più la propria incapacità di imporsi nella discussione.

Impossibilitata a reagire altrimenti, non le restava che pestare i piedi a terra e strepitare come una bambina.

«Perché?! Ma perché?! La sottoscritta è la Custode Stellare del Maestro! Se non riesco a sconfiggere questo viscido pervertito da quattro soldi, la vita di me medesima non ha mica più un senso, sapete!»

«Aspetta aspetta aspetta, non disperare a questo modo, Shaula! Si è trattato solo di un caso se il mio regale attacco a sorpresa è andato a segno! Tu non hai colpe! Sei ancora nel pieno della fase di crescita… una comparazione tra voi due al momento attuale non ha alcun valore!»

«We tu, mica dici sul serio? Questa mocciosa nel pieno della crescita… pensi davvero che sia per quello? Non sono nient’altro che le stesse scuse – assurde – che questa mezza caccola spara di solito.»

«Quale immensa mancanza di tatto nei confronti di una fanciulla dal futuro radioso! È proprio questo a mandarmi su tutte le furie! Come ti è saltato in mente di trattare a quel modo la piccola Shaula poc’anzi?! Sapevo della tua debolezza per le donne, ma una simile mancanza di ritegno lascia inorridito persino me!»

«Ma vedi di piantarla con le stronzate. Che questa mezza caccola sia maschio o femmina non fa alcuna differenza! Se proprio devo punzecchiare qualcuno, meglio farlo con una preda che ne valga la pena. Come per esempio…»

«—Se ti azzardi a nominare la “Principessa” o la “Strega”, il mio disprezzo nei tuoi confronti supererà ogni limite.»

Fissato severamente dagli occhi rossi del Biondo, il Rosso schioccò la lingua e distolse lo sguardo. Con ogni probabilità aveva colto nel segno, ma per Shaula la piega che aveva preso il discorso risultava doppiamente irritante.

Detestava anche solo sentir parlare della “Principessa” che ronzava attorno a “lui”, e l’essere trattata come una mocciosa le ricordava impietosamente di essere ancora immatura, facendole pesare il suo petto piatto come una tavola, il sedere piccolo, e gli arti corti. Un giorno, per “lui”, avrebbe sicuramente ottenuto un corpo da sogno dalle curve esplosive, ne era certa, ma se provava a comportarsi come se lo avesse già, finiva inesorabilmente per farsi deridere dal Rosso e dal “Drago”.

Gli unici a non prenderla in giro erano proprio quel Biondo e il tizio barbuto — oltre alla “Principessa”, a dirla tutta.

«Per la sottoscritta è un bel no thank you, perciò consideriamolo un bel no count, sapete!»

«Non temere, Shaula. A dispetto delle apparenze, nei miei giorni fanciulleschi ero così minuto che chiunque temeva per il mio futuro. Eppure, mangiando, giocando e dormendo a sazietà… AMMIRA! Ho compiuto uno sviluppo prodigioso, diventando il prode e imponente uomo che oggi puoi vedere!»

«Imponente? Non direi proprio. E dove diavolo starebbe un tizio del genere? Eeh, tu?»

«Non starmi così vicino, con quella tua stazza mi rovini la scena! Così Shaula capirà che era solo una piccola bugia a fin di bene!»

Vedendo il Rosso avvicinandosi a lui con tale spavalderia, il Biondo cominciò a tempestargli il massiccio petto di colpetti con lo scettro che stringeva in pugno; colpi che, tuttavia, non riuscirono minimamente a distogliere l’uomo dal suo scaccolarsi con totale disinvoltura.

Ignorando il ridicolo teatrino di quei due, Shaula incrociò le braccia sbuffando spazientita.

«A differenza di Farseil, che ormai non ha più margine di crescita, la sottoscritta ha ancora un sacco di margine! E su questo non ci piove, quindi il futuro potenziale della sottoscritta ti stenderà alla grandissima, Reid!»

«Orsù?! Io stavo solo cercando di incoraggiarti, e adesso invece sarei io il poveretto da compatire?! Ma vi sembra il caso?!»

Oltre la spalla del Biondo, che si lamentava con la faccia di chi si è visto togliere la scala da sotto i piedi, Shaula lanciò la sua dichiarazione di guerra guardando in cagnesco il Rosso. In tutta risposta, il Rosso fece schioccare via la caccola dal dito e ridacchiò con un “Tsk!”.

‘Che faccia odiosa.’ Però, per quanto le rodesse ammetterlo, era forte.

Era forte, ma aveva proprio un carattere di merda.

Cresceva in lei il rancore persino verso la mammina per averla affidata per un po’ a una tale feccia. Tuttavia, tutto questo era per “lui”. Un giorno avrebbe fatto rimangiare la spavalderia a quel Rosso, facendolo piangere e implorare perdono.

Quando ci fosse riuscita, Shaula avrebbe potuto finalmente proclamarsi con orgoglio… la Custode Stellare di “lui”.

Proprio per questo motivo――

«Vedi di fare molta attenzione a non farti piantare in asso da me lungo la strada, ragazzina.»

Shaula non doveva assolutamente perdere d’occhio quel Rosso, già elettrizzato dall’imminente presagio di sangue.

##3

—Le filiali dell’«Unione delle Sante» erano disseminate in ogni angolo del mondo, e il numero dei loro affiliati raggiungeva cifre esorbitanti. Le sembrava di aver già sentito una spiegazione del genere in passato, proprio dalla mammina.

«Dal mio punto di vista, non sono altro che patetiche vittime sacrificali, i cui ideali sono stati interamente soppiantati da vane speranze. Certo, non mancherebbero i presupposti per provare una tiepida compassione nei loro riguardi; eppure, alla fine, sono stati loro stessi a dare ascolto solo a ciò che recava loro convenienza, voltando le spalle a tutto il resto. Pertanto, se dovessero trovare la rovina proprio a causa della loro ostilità nei nostri confronti, dubito avrebbero alcun diritto di lamentarsene.»

«La mammina parla a una velocità super allucinante, eh~!»

«Da quando in qua hai preso il vizio di fare l’impertinente? Sarà mica colpa della cattiva influenza di “lui”

Le tornò flebilmente in mente un simile scambio di battute avvenuto tempo addietro.

A pensarci bene, chissà perché la mammina si era arrabbiata così tanto in quell’occasione? Eppure le aveva semplicemente fatto notare che, quando sfoggiava le sue conoscenze, si metteva sempre a parlare a macchinetta. 

‘Be’, visto che alla fine mi ha detto che sto diventando simile a “lui”, per la sottoscritta è stato comunque un suuuper mega complimento, sai!’

Comunque sia—

«—Eh? C’è un brulichio di feccia ammassata laggiù. Che gran rottura di coglioni.»

Scrutando dall’alto l’edificio in gesso bianco costruito a ridosso di un avvallamento nella roccia, il Rosso sputò fuori quelle parole. Accanto a lui, che si faceva schermo con la mano sulla fronte a mo’ di visiera, Shaula assunse la medesima posa per scrutare lo stesso panorama e, scorgendo quella marmaglia in veste bianca di cui aveva appena parlato l’uomo, tirò fuori la lingua: «Bleah~».

Erano davvero parecchi. Si capiva benissimo perché il Rosso avesse parlato di un vero e proprio brulichio. Tuttavia, più di ogni altra cosa…

«Ritrovarmi a pensare la stessa identica cosa di un ceffo simile… è un mega affronto ai princìpi della sottoscritta~!»

«Ehi, credi davvero di potermi dire tutto ciò che ti passa per la testa? Sappi che le caccole io le tratto esattamente come se fossero degli uomini. Ragazzina, ti spacco di botte.»

«Provaci se ne hai il fegato, chiaro?! A quel punto né il Maestro né la mammina se ne staranno con le mani in mano, perciò sarai tu a non avere più uno straccio di posto dove nasconderti in questo mondo, sai!»

«Non darti tante arie! Piuttosto vedi di iniziare a pulirti il culo da sola! »

Inarcando le labbra in una smorfia, il Rosso le rifilò quella predica come se fosse un adulto responsabile. Tuttavia, Shaula ne era consapevole: non esisteva persona al mondo che lasciasse ad altri l’ingrato compito di rimediare ai propri disastri quanto quell’individuo lì di fronte.

Ci voleva proprio una bella faccia tosta per rigurgitarle addosso una ramanzina del genere, con così tanta spavalderia.

«Mmm~? Mmm~? Mmmm~?»

Proprio accanto a Shaula e al Rosso, che continuavano a fulminarsi con lo sguardo, il Biondo mugugnava dondolandosi a destra e a manca.

Davanti al bizzarro atteggiamento di quel Biondo, Shaula, trascinandosi dietro il malumore nei confronti del Rosso, gli domandò: «Si può sapere cos’è che te ne stai lì a fare mmm-mmm da prima, eh~?»

«Mh? Ma no, no, siete davvero formidabili, voialtri! È talmente lontano che io non riesco a scorgere un bel niente di questo brulichio. In che modo avete ottenuto una vista tanto acuta?»

«Dalla nascita.»

A quella domanda, la sua risposta si sovrappose alla perfezione a quella del Rosso, scatenando in Shaula un’incontrollabile ondata di pelle d’oca lungo tutto il corpo.

Ad ogni modo, la debolezza visiva del Biondo parve a Shaula un problema a dir poco grave. ‘Non riuscire a scorgere qualcosa a un misero chilometro di distanza… le sue prestazioni come essere vivente fanno proprio pena!’ Oppure, molto più semplicemente, stava guardando in una direzione del tutto sbagliata, motivo per cui non riusciva a individuare la stessa cosa che stavano osservando loro.

«E se fosse così, vorrebbe dire che la tua zucca sta messa in modo stra-tragico, sai! Farseil, in quale delle due opzioni rientri, eh?!»

«Ovviamente, in quanto principe, possiedo un intelletto di gran lunga superiore alla media, perciò sarei propenso a credere alla tua deduzione riguardo a un cervello fuori dal comune. Tuttavia, per quanto suoni come una scusa, e detesti doverlo ammettere, di base un essere umano non è assolutamente in grado di vedere a centinaia di metri di distanza!»

«Non si tratta di centinaia di metri, è piuttosto un chilometro abbondante, sai!»

«Un essere umano non è mica in grado di vedere a un chilometro di distanza!»

Pur avendo riformulato il concetto con maggiore precisione, quella drastica inefficienza biologica restava innegabile. Anzi, rispetto alle previsioni di Shaula, le capacità visive dell’uomo si rivelarono persino inferiori al previsto, facendo sembrare il Biondo una creatura ancora più gracile.

Giunta a quel pensiero, tuttavia, piegò il capo di lato in preda alla confusione: «Eh?»

«E allora cos’è che sarebbe esattamente questo tizio?!! È davvero solo un mostro e basta?!»

«Senti un po’, tu…»

«Uhm! Esatto! Reid è un mostro! È la spada più formidabile del regno, al mio servizio!»

«Anche tu, dacci un taglio!»

Sentendosi dare del mostro in rapida successione da Shaula e dal Biondo, il Rosso s’indignò. Tuttavia, per quanto potesse sbraitare o strepitare, i fatti non cambiavano. A differenza di Shaula, che fin dalla nascita differiva palesemente dagli umani, il Rosso era soltanto un mostro, e la cosa finiva lì. Esattamente come volevasi dimostrare.

«Comunque, a giudicare da quel che vedo, si stanno chiaramente preparando a marciare. Non ti metterai mica a frignare proprio adesso, vero?»

«…I miei occhi non sanno cosa significa spingersi fino a quel punto, ma, Shaula…»

«La sottoscritta non ha la minima idea di cosa sia una “marcia”, ma di sicuro si stanno preparando a muoversi tutti quanti in mega massa super, questo è poco ma sicuro!»

Accanto al Rosso, che sfoggiava un sorriso bellicoso, il Biondo assunse un’espressione corrucciata e, alla risposta di Shaula, sospirò pesantemente: «Capisco…». Di fronte a quell’atteggiamento insolito per un individuo perennemente allegro, sempre così chiassoso sia nel tono di voce che nelle espressioni, persino Shaula avvertì un’atmosfera che le suggeriva di non intromettersi.

Tuttavia, quel Rosso del tutto privo di tatto assestò una vigorosa manata sulla spalla del Biondo.

«Non startene lì a logorarti per delle idiozie simili. Se non riesci a decidere, farò di testa mia. Basterà dire che non ho prestato orecchio alle tue parole…»

«—No, non è possibile fare una cosa del genere. Io sono un reale.»

«—»

«Se ho lasciato la capitale e mi sono unito a questo vostro viaggio, non è certo per farmi proteggere. Su questo non voglio fraintendimenti. Pertanto, non fuggirò. Non volterò lo sguardo. E non distorcerò il mio modo di essere.»

«A-awawawa…»

Nel vedere il Biondo raddrizzare fiero la schiena, fino a un attimo prima ripiegata su se stessa, e lanciare quella dichiarazione in aperto contrasto con l’opinione del Rosso, Shaula fu percorsa da un fremito involontario.

Conosceva fin troppo bene l’eccessiva superbia del Rosso: se qualcosa non gli andava a genio, non mostrava alcuna pietà neppure verso i propri alleati. Da un momento all’altro, il Biondo avrebbe potuto finire tranciato in due.

Se le cose avessero preso una simile piega, per dimostrare la propria innocenza si sarebbe vista costretta a dover far fuori il Rosso.

Improvvisamente, si prospettava la più grande crisi della sua vita… o per meglio dire, della sua vita da Shaula

«… Sei davvero un grandissimo idiota.»

«Eh?»

Il Rosso, dal quale ci si aspettava un putiferio imminente, sputò quella sentenza schioccando la lingua. Mentre Shaula sgranava gli occhi di fronte a una reazione tanto inaspettata, l’uomo inclinò la testa e si fece scrocchiare rumorosamente il collo:

«E allora, visto che la principessina ci ha dato il permesso, direi che si va.»

«Quale insolenza. Io sono un principe.»

«Hah! Bella faccia tosta per uno che non fa altro che farsi proteggere!»

Esalando un respiro tagliente, il Rosso diede un forte slancio sul terreno e balzò giù dal dirupo. —Un istante dopo, afferrò per la collottola Shaula, rimasta impalata, trascinandosela dietro nella caduta.

«U-Gyaaaahhh—!!»

Di fronte a quell’improvviso atto suicida, Shaula tenne lo sguardo fisso sulla figura del Biondo, rimasto sulla cima del dirupo e ormai sempre più distante, lanciando un urlo acuto mentre la coda di scorpione le sventolava sopra la testa. Tuttavia, venne strattonata con forza dalla mano che la teneva per la collottola, e la sua visuale si capovolse a mezz’aria, rivelando il punto di atterraggio.

Si trattava dell’edificio in gesso bianco di cui avevano discusso fino a poco prima: una roccaforte brulicante di nemici.

«Guarda bene e non mancarlo, mezza cartuccia. Se non uccidi l’incantatore che sta erigendo quella fastidiosa barriera, finirai ridotta in un mucchietto di cenere.»

Nonostante le proprie stesse urla e il frastuono sordo del vento scrosciante, la voce del Rosso le giunse comunque forte e chiara; e persino mentre ne assimilava il significato, nel campo visivo di Shaula una fievole luce simile a un velo sottile… l’edificio in gesso bianco protetto dalla barriera si avvicinava a rotta di collo.

L’incantatore che manteneva la barriera era uno solo, annidato da qualche parte in quella roccaforte brulicante di nemici. Se non lo avesse scovato e abbattuto, la barriera avrebbe incenerito sia lei che il Rosso. —Esatto, non soltanto Shaula, ma anche l’uomo dai capelli rossi.

«Guarda che se la sottoscritta fallisce, pure tu ci lasci la pelle, eh?!»

«Kuhahaha! Io rimetterci la pelle? Impossibile. L’unica a crepare qui saresti tu. E allora, che cosa farai? —È una questione di vita o di morte.»

Cogliendo da quella risata che lo pensasse per davvero, Shaula trattenne il fiato. Focalizzò subito la coscienza sul proprio campo visivo, percependo ogni singolo nemico a portata di sguardo. Erano in dieci. —Se avesse avuto a disposizione dieci bocche da fuoco per l’Hell’s Snipe, avrebbe potuto trapassarli tutti simultaneamente. Eppure, avendo infranto gli ordini della mammina non essendosi allenata, poteva evocarne soltanto una. Aveva a disposizione un’unica possibilità. In quel singolo tiro, a qualunque costo…

«—La sottoscritta è! La Custode Stellare! Del Maestro! Chiarooo!!»

«Oh?» fece l’uomo, mentre Shaula gli respingeva la mano dalla collottola sfuggendo alla sua presa. Lasciare che fosse solo lui a schiantarsi contro la barriera, fuggendo con un’occhiata di sbieco al suo cadavere carbonizzato… lo sognò per una frazione di secondo, ma la realtà era un’altra. Non sarebbe fuggita. Non si sarebbe arresa. Si sarebbe presa tutto quanto con la forza.

Dandosi lo slancio contro la parete rocciosa per alterare la traiettoria di caduta, Shaula ripose totale fiducia nei propri occhi e mirò al punto di tiro ideale. Riuscendo in qualche modo a raggiungerlo, dispiegò simultaneamente l’Hell’s Snipe — e verso l’edificio in gesso bianco, con la precisione di un filo che attraversa la cruna di un ago, lasciò scoccare un lampo sfolgorante intriso di tutta se stessa. Dopodiché…

«—Hah, niente male.»

La voce di elogio le giunse trasportata dal vento; sentendosi infastidita, Shaula rispose alzando il dito medio. Sotto di lei, la barriera che proteggeva l’edificio in gesso bianco svanì. Aveva trapassato l’incantatore. —Tuttavia, non era mica riuscita a scovare l’unico incantatore tra i dieci bersagli.

Con un colpo solo, li aveva uccisi tutti e dieci. —Allineando i bersagli lungo una perfetta linea diagonale, ricorrendo ai colpi di rimbalzo.

«Visto di cosa è capace la sottoscritta, eh?! Con questo…»

Il momento esatto in cui stava per esultare trionfante, pensando che ora toccasse al Rosso, venne spezzato d’improvviso.

Il Rosso, che precipitava poco più in basso, sollevò il braccio e calò un fendente con le bacchette che stringeva in mano. In un istante, la furibonda onda d’urto generata dal fendente si tramutò in luce, inghiottendo la roccaforte bianca in un sol respiro. —Una forza distruttiva tale da rendere del tutto ininfluente l’assenza o la presenza della barriera.

«—»

Atterrata al suolo, Shaula contemplò le macerie dell’edificio in gesso bianco, che aveva ormai del tutto perso la sua forma originale, e si guardò attorno inebetita. Qualcosa di così fuori scala, di così assurdo, di così, così…

«—Sei un tizio super odioso, eh!!»

«Te l’ho già detto, no?! Non ho proprio un bel niente da insegnarti. Guarda e impara da sola. Sempre che tu voglia proteggere il tuo caro Maestro.»

«Gli accordi erano diversi, eh! La mammina aveva detto alla sottoscritta che avevate fatto una promessa…»

«Ah? …Ora che mi ci fai pensare, ho davvero fatto una promessa del genere?»

Di fronte a una risposta così insensibile, ben oltre ogni previsione, a Shaula si annebbiò la vista per la rabbia. Un simile atteggiamento da parte dell’uomo dai capelli rossi non era certo una novità, ma la mammina aveva garantito di avergli strappato una promessa, pagando un enorme prezzo in cambio di essa. ‘Perciò pensavo che perfino un tipo come lui avrebbe rispettato i patti, sapete…’, si era detta.

«Bene, questa è fatta, andata. Forza, andiamo a cercarci un villaggio a caso, e diamoci all’alcol, all’alcol.»

Il Rosso si incamminò, sventolando languidamente la mano in direzione del Biondo rimasto in cima al dirupo. Pur facendolo, a causa della sua pessima vista, il Biondo non lo avrebbe mai notato; inoltre, la sua mammina — già degna di pietà — faceva ora ancora più pena. C’erano un mucchio di cose che Shaula avrebbe voluto rinfacciargli. Ne aveva davvero tante, eppure—

«La sottoscritta andrà a spifferare tutto ad Alec, chiaro?! Con quella sua barbaccia, si metterà di sicuro dalla mia parte, eccome!»

«Geh. Dovevi per forza tirare in ballo un nome così rognoso…»

«Che intenzioni hai, eh?! Ti sei finalmente deciso a rispettare la promessa fatta alla mammina, sai?!»

Di fronte a quell’asso nella manica calato da Shaula, il Rosso si grattò rumorosamente la testa e, dopo aver mugugnato un «Ah» per qualche istante, sentenziò:

«E allora, sarà per domani.»

«Eh?! E perché mai, eh?! Tanto dopo non farai altro che sbragarti di alcol e dormire, dico bene?!»

«Piantala di sbraitare. Stammi a sentire: Quello che puoi fare domani, va rimandato a domani, e basta.»

«Gyau!»

Il Rosso le assestò uno schiocco secco sulla fronte, colpendola mentre lei gli saltellava attorno con insistenza. Sbalzata all’indietro e con le lacrime agli occhi per la potenza dell’impatto, Shaula lo vide sghignazzare di gusto, proprio come un demone.

Portandosi una mano alla fronte dolorante, Shaula sollevò lo sguardo verso il cielo, con le labbra che le tremavano. —A dire il vero, Shaula odiava quell’uomo dal profondo del cuore.

«――Un giorno ti ammazzerò, costi quel che costi, Reid!»

Lo detestava con tutta se stessa.

##4

«—Oplà! Ecco qui! Così ti va bene, eh?! La sottoscritta ti ha portato la roba, sai!»

Recuperò in un colpo solo quanti più resti possibili della Drago Carrozza disseminati nel mare di sabbia. Un simile gesto non derivò certo da un impeto di gentilezza, ma dal semplice fatto che smistare il carico le risultava una seccatura.

Dopotutto, per Shaula era impossibile cogliere certe finezze umane e capire cosa potesse o non potesse servire, sebbene avesse intuito senza sforzo che scarti come ruote sfasciate o tendoni a brandelli fossero del tutto inutili.

«Tutto il resto la sottoscritta l’ha buttato via di testa sua, eh! Ho tenuto solo le cose che sembravano commestibili e una scatola che sembrava iper importante… roba del genere, insomma. Direi che ti basta e avanza, dico bene?!»

«Oh, vi esprimo la mia più profonda gratitudine… Che abbiate fatto tanto per un’incompetente e maldestra nullità come me, non ho davvero parole per ringraziarvi…!»

«Mamma mia, che tipa iper opportunista che sei~. E allora? C’era la roba che ti serviva, eh~?»

«Sì, con tutte queste provviste potrò risparmiare ai miei figli una sorte miserabile. Davvero, nei vostri confronti non so proprio come sdebitarmi, Dama Shaula…»

«Risparmiatelo, sai! Alla sottoscritta non gliene frega un bel niente di ricevere inchini da qualcuno che le sta sulle balle, eh!»

Impegnata a frugare tra i rottami della Drago Carrozza per ispezionarne il carico, Leilani si irrigidì alla secca affermazione di Shaula, reagendo come se avesse subìto un forte shock. Ma fu proprio quell’atteggiamento a cogliere la custode del tutto alla sprovvista.

Dopotutto, non c’era assolutamente motivo per cui potesse piacere a Shaula. —Specialmente dopo essersi comportata in modo così arrogante e sfrontato con lei, quando la Custode Stellare era appena nata.

«Anzi, sai che ti dico? Quasi quasi la sottoscritta ti incenerisce qui su due piedi, così si sfoga una volta per tutte di questa mega rabbia repressa per anni, eh?!»

«Oh, vi prego, non parlate così! Se l’infinita clemenza di Dama Shaula dovesse venirmi meno, per una nullità come me e per i miei figli non ci sarebbe più alcuna speranza di salvezza…!»

«Era un mega scherzo, dai~! Non potrei farlo manco se lo volessi. Ti è andata proprio di lusso ad avere un bel pancione, beeello gonfio. Sai~?»

Nel vedere Leilani impallidire, rannicchiata in una postura volta a proteggere il grembo ma che di fatto non faceva che accentuarlo, Shaula le fece una linguaccia.

Era un vero peccato. Se non fosse stato per le rigorose direttive di “lui”, quella si sarebbe rivelata l’occasione perfetta per dare finalmente sfogo ad anni di rabbia repressa.

Comunque sia—

«La gentilezza della sottoscritta finisce qui! Chiaro?! Da ora in poi, qualunque cosa tu mi dica, la sottoscritta non muoverà mai più un dito per te!»

«Certo, naturalmente. Approfittare in eterno della vostra incommensurabile pietà, per quanto io sia un’incapace e una svergognata, è qualcosa che non mi permetterei mai di fare. Non oserei mai, eppure…»

«…Che c’è ora, eh?»

«Questo pavimento è talmente duro e gelido. Un guscio vuoto come me meriterebbe di sopportare le peggiori tribolazioni immaginabili, ne convengo. Tuttavia, mi si spezza il cuore al pensiero dei miei poveri figli…»

Di fronte agli sguardi fugaci e imploranti che la donna le rivolgeva, a Shaula cadde letteralmente la mascella per lo stupore.

Non nutriva alcuna compassione per gli esseri umani, tantomeno per dei marmocchi non ancora venuti al mondo. Eppure, la perentoria imposizione di “lui” di trattare con riguardo le donne incinte le stritolava l’anima come una maledizione. Certo, se si trattava di essere vincolata a “lui”, lo avrebbe anche accolto a braccia aperte, ma…

«Sia mega chiaro, questa è l’assoluta e uuuuuuuuultimiiiiiiiiiissima volta, capito?!»

«Oh!! Quale immensa misericordia! Voi siete davvero un’apostola di pietà mandata sulla terra…!»

Onde evitare di dare corda a quell’opportunista di Leilani, Shaula si caricò con disinvoltura in spalla le scatole di cibo che la donna aveva selezionato e impilato, dirigendosi verso la scala a chiocciola. Per quanto le desse un fastidio enorme, se voleva creare uno spazio adatto per quell’umana così debole, l’unica soluzione era salire al quarto piano.

«Dama Shaula.»

Sentendosi chiamare, si voltò. —La donna, accarezzandosi il ventre, le stava tendendo la mano mentre se ne stava accasciata a terra.

Per la prima volta nella sua vita, Shaula ebbe la tentazione di maledire le parole del suo amato “lui”.

Capitolo secondo «Le memorie del Biondo»

##1

Alla fine, la faticaccia che Shaula aveva definito “uuuuuuuuultimiiiiiiiiiissima volta” non si concluse affatto lì.

Anche dopo essere salite al quarto piano Alcyone, Shaula venne arruolata miseramente per ‘collaborare’ alla creazione di un ambiente confortevole per la gestante, finendo per essere pura forza lavoro.

Il giaciglio preparato per Leilani si rivelò infine così comodo da far apparire quasi pietosa la stessa Shaula, che per centinaia di anni si era sdraiata su quel pavimento freddo e duro di cui la donna parlava.

«Una roba del genere fa diventare la sottoscritta super pietosa, sai?! Perché mai una spuntata dal nulla come te deve stare in questo mega giaciglio, mentre la sottoscritta si deve spalmare a dormire sul pavimento gelido, eh?!»

«Oh, Dama Shaula, quanto mi angustia… Che una persona così buona con una sciagurata e inetta come me debba dormire su un pavimento così rozzo è semplicemente inconcepibile. Arrivati a questo punto…»

«Faccia tosta!? ‘A questo punto’..?!»

«Per quanto indegna e inetta possa essere, pur di ripagare la vostra benevolenza mi prodigherò con tutte le mie forze… Ugh, il mio ventre…!»

«Sì, certo, si vedeva lontano un miglio, sai! Finiscila qui, piantala! Se dovesse capitare qualcosa al marmocchio che hai in grembo, vorrebbe dire che la sottoscritta avrebbe sprecato ogni singolo sforzo! E poi, poco importa se il pavimento è duro, l’anima hardboiled della sottoscritta non si lascia mica piegare. Mica ero seria sai!»

Di fronte a quel goffo tentativo di sdebitarsi, animato da un’ammirevole quanto inutile foga, Shaula preferì tacere. Afferrò per la collottola la donna, ormai accasciata e piegata in due per le fitte, la fece sedere di peso sul giaciglio di coperte e le puntò un dito dritto in faccia.

«Te l’ho già ripetuto così tante volte che non risulto credibile manco a me stessa, ma stavolta chiudiamo qui la faccenda, chiaro?! Se non fosse per quella pancia, resteresti pur sempre una che la sottoscritta disprezza dal profondo… Non ho nessuna intenzione di familiarizzare oltre, tantomeno di tollerare questa dinamica toxic in cui la sottoscritta viene sfruttata a senso unico!»

«Sfruttarvi, Dama Shaula… vi prego di perdonarmi. Nella mia sgradevole meschinità ho soltanto approfittato della vostra immensa clemenza, senza mai soffermarmi a comprendere i vostri sentimenti. È tutta colpa mia se vi ho esasperata fino a questo punto…»

«Mica è una novità, sai?! Ti sei sempre comportata così, eh!»

Forse a causa degli sbalzi ormonali dovuti alla gravidanza, Leilani sfoggiava un atteggiamento insolitamente dimesso; tuttavia, per quanto potesse apparire pentita, il triste ricordo dei soprusi subiti da Shaula in passato rimaneva inalterato. Anzi, l’impossibilità di potersi vendicare liberamente generava in lei una frustrazione tale da farla sentire vittima di un vero e proprio supplizio.

«Accidenti, hai sempre, sempre preso in giro la sottoscritta, uffa…»

«Provo un profondo e inestinguibile disprezzo verso me stessa e la mia immorale ingratitudine… Ma ditemi, cambiando discorso, in questo luogo non vi è nessun altro al di fuori di voi, Dama Shaula?»

«Proprio così, sapete! Qui c’è soltanto la sottoscritta! D’altronde, mi darebbe un fastidio stratosferico se qualcuno pensasse che il super ruolo da Custode Stellare sia alla portata di tutti, quindi mi sembra più che naturale ci sia unicamente la grandissimaa… Custode Stellare!!»

«Capisco… In tal caso, dovete sentirvi terribilmente sola.»

«Aah?!»

Shaula ringhiò con voce sguaiata verso Leilani, intenta a giocherellare nervosamente con le mani sulle coperte impilate. Subito dopo, tuttavia, si sentì pervadere dal disgusto, rendendosi conto di aver appena imitato proprio quella “Leilani” che tanto detestava. A pensarci bene, in passato anche la donna era solita intimidire il prossimo in quel modo.

«Adesso che la sottoscritta ti ripaga con la stessa moneta te la fai sotto dalla paura, eh?! Ti è per caso spuntato un briciolo di tenerezza? A voler essere onesta, la vedo più come un’aggiunta di antipatia point, sai!»

«No, in tutta la mia meschinità non avrei mai simili, oltraggiose pretese… Vi chiedo solo umilmente perdono. Il mio tono irrispettoso e sgradevole deve avervi recato una profonda offesa.»

«Mica è una novità, sai?! La sottoscritta pensa solo che tu sia una super ipocrita, eccome direi!»

Sebbene Shaula fosse rimasta nella torre per obbedire agli ordini di “lui”, lì vi erano stati anche i suoi compagni, a partire dalla mammina; e la stessa “Leilani” avrebbe dovuto farne parte. Per questo, sentendosi dire con tanta noncuranza che doveva essersi sentita “terribilmente sola”, scattò su tutte le furie.

Il senso del dovere nel rispettare le direttive di “lui” ardeva vigoroso nel petto di Shaula. Vedere quell’impegno sminuito da stupidi sentimentalismi come la solitudine la mandava letteralmente in bestia.

«In realtà, mettendo un attimo da parte il fatto che la sottoscritta si senta sola o meno, direi…»

«…Quindi, non avete sofferto la solitudine, mia signora?»

«Ou, ti ho appena detto che non voglio parlarne, chiaro?! Piuttosto, qual è la tua di scusa, eh? I tuoi compagni sono stati tutti spazzati via e una volta calmatasi la situazione ti toccherà tornartene a casa a mani vuote, ma che diavolo sei venuta a fare fin qui alla torre senza nemmeno portare con te Il Maestro, dico io?!»

Per Shaula, essersi presentata senza “lui” rappresentava un affronto imperdonabile, ma non c’era alcun dubbio che l’obiettivo di Leilani fin dal principio fosse proprio la torre.

«Dopotutto, in questo mare di sabbia mega sconfinato non c’è assolutamente niente al di fuori di questa torre, sai.»

Un mondo color sabbia, del tutto desolante a perdita d’occhio: era quello l’ambiente che aveva avvolto Shaula per secoli, lo stesso in cui avrebbe continuato a vivere in attesa del ritorno di “lui”. In fondo, era un po’ curiosa di scoprire il motivo per cui “Leilani” avesse deciso di ripresentarsi così, di punto in bianco.

Forse—

«—Che Il Maestro…»

‘…abbia mandato “Leilani” fin laggiù per chiedermi di portarmi al suo cospetto?’

Naturalmente, anche se “Leilani” glielo avesse riferito, Shaula non avrebbe affatto obbedito. Sarebbe rimasta rigidamente fedele alla direttiva di “lui”, che le aveva intimato di attenderlo in quel luogo. —Tuttavia, il semplice fatto che si preoccupasse per lei bastava a farle percepire il suo amore.

Con quella consapevolezza, sentiva che i secoli già trascorsi e quelli ancora a venire sarebbero stati ampiamente ricompensati.

Tuttavia—

«—Vi chiedo umilmente perdono. Un’incapace come me non possiede alcuna risposta in grado di soddisfare le vostre aspettative.»

«—»

Di fronte a quella risposta, pronunciata da Leilani con un profondo inchino, Shaula trattenne il respiro per un istante.

‘Be’, c’era da aspettarselo. Non esistono mica coincidenze così perfette. Col cavolo che le cose vanno esattamente come spera la sottoscritta. Era un fatto più che palese. E siccome lo sapevo già, non c’è proprio nessunissimo motivo per rimanerci male.’

«Aah~, a farmi tutte queste illusioni la sottoscritta ci ha solo smenato di brutto! Mi hai delusa dal profondo, sai!»

Scuotendo lentamente il capo, Shaula calciò via un sassolino finito sul pavimento di pietra.

‘È iper strano, eh. Per quale assurdo motivo ci sta un sassolino sul pavimento del quarto piano, a un’altezza del genere? Non è mica una quota dove ci arriva il vento. Chi diavolo ce l’ha portato fin quassù, e come?’

Aveva i nervi talmente a fior di pelle da ritrovarsi a rimuginare persino su simili inezie.

«Per prepararti il cibo arrangiati da sola! La fase da balia della sottoscritta finisce qui, sia chiaro!»

Anche se non fosse stato così, Leilani non avrebbe mai sopportato un pasto preparato da Shaula. L’unica cosa commestibile da quelle parti erano le bestie demoniache che infestavano il mare di sabbia, e ognuna di esse aveva il sapore di un fossato putrido.

Le conveniva tutt’al più nutrirsi con le proprie scorte, così da sostentare il nascituro che portava in grembo.

«Non andartene in giro di testa tua, eh! Qui dentro, la sottoscritta in quanto Custode Stellare è la legge assoluta, chiaro?!»

A voler essere rigorosi, la vera e propria legge era “lui”, colui che aveva imposto tali regole alla stessa Shaula, ma la ragazza non aveva alcuna intenzione di rivelarlo a Leilani.

‘Che schifo. Non esiste proprio che io faccia un favore a ‘sta vacca, quando non ha nemmeno fatto l’unica cosa che le spettava fare.’

##2

«—Che ti prende, Shaula? Hai un’espressione così bramosa. Suvvia, dividerò con te la mia patata al vapore.»

Con una risata, l’individuo dai capelli biondi e gli occhi rossi spezzò in due la patata che teneva tra le mani. Dopo aver confrontato le due metà, ne porse la più grande a Shaula con un lieve mugugno.

‘Che sorriso svagato, del tutto privo di tensione’, rifletté Shaula. Con questo pensiero in mente accettò il tubero, seppur inclinando il capo, perplessa dal modo di ragionare del Biondo che le aveva appena ceduto la porzione più abbondante.

«La sottoscritta non ti capisce proprio per niente, Farseil! Perché mai mi hai allungato la metà più grande, eh? È una specie di life hack per sopravvivere ingraziandoti i più forti?»

«Non dire sciocchezze. Se la tua logica fosse corretta, avrei dovuto offrire la patata a Reid, oppure a Volcanica. Oltretutto, conoscendoli, non si accontenterebbero certo di una metà. Esigerebbero la patata intera senza alcuna esitazione. Non credi?»

«Lo credo eccome~! Quei due casi sono dei casi messi troppo male, dei casi umani!»

Non appena le vennero in mente i diretti interessati, le labbra di Shaula si incurvarono in una vistosa smorfia. Dinanzi a quella reazione il Biondo ridacchiò, compiaciuto di aver colto nel segno, e picchiettò il posto accanto a sé; non avendo alcun motivo per rifiutare l’invito, la ragazza vi si lasciò cadere a sedere.

Accomodata sul ciglio del dirupo, Shaula dondolava le gambe nel vuoto, addentando la patata ancora fumante. Per qualche istante, tra lei e il Biondo calò un lungo silenzio, interrotto soltanto dal rumore dei loro morsi.

«—»

L’immenso bagliore scarlatto del tramonto si inabissava dietro le montagne all’orizzonte. Di lì a poco sarebbe calata la notte, e quell’oscurità avrebbe portato con sé un cielo trapunto di stelle. Grazie alla sua eccellente visione notturna, per Shaula il buio non rappresentava il benché minimo ostacolo; per questo, non vedeva l’ora che le tenebre svelassero quello spettacolo scintillante.

«Shaula, non hai freddo?»

Le domandò d’un tratto il Biondo, che aveva appena terminato la sua porzione, osservandola leccarsi le dita sporche di patata. In risposta, pur avendo spalle, ventre e gambe completamente scoperti, la ragazza sbuffò in una risata divertita.

«Freddo, dici?! Mai provato in vita mia, sai! Mica sarà una qualche allucinazione di gruppo che provano soltanto i rammolliti?!»

«Dunque il gelo che proviamo noi sarebbe un’illusione? Una prospettiva senza dubbio affascinante. Eppure, per quanto illusoria, questa brezza mi gela la pelle.  Avvicinati a me, te ne prego.» »

«E va bene, se proprio devo…»

Davanti all’invito del Biondo che allargava il proprio mantello bianco, Shaula scrollò le spalle e trascinò il sedere un pezzetto alla volta, finché non si ritrovò abbastanza vicina da farsi cingere le spalle. Infilandosi di netto sotto quel mantello, si abbandonò contro di lui; il giovane ne sostenne il peso e annuì compiaciuto.

«Il calore umano è sempre un sollievo. Anche tu hai una temperatura corporea. Sicura di non sentire freddo?»

«Tsk, tsk! Ogni singolo punto dei rammolliti è stato spazzato via, la sottoscritta è una star keeper machine con i parametri interamente concentrati sulla funzione di protezione del Signor Maestro, sai?! Essendo un modello speciale tuned dalla mammina, non azzardarti ad applicare il vostro mega fragile senso comune alla sottoscritta!»

«Mh, capisco. Perdonami, sono stato superficiale. Tuttavia…»

«—Mh? Che c’è?»

«Vedi, io non considero il cercare conforto stringendosi agli altri come una debolezza. Perciò avrei qualcosa da ridire sia sui tuoi valori, che lo ritengono tale, sia sulla “Strega” che ti ha inculcato questa mentalità.»

Così dicendo, come per dare forza alla propria tesi, il Biondo la strinse a sé con maggior vigore. Pur non prendendosi la briga di respingerlo, e per quanto l’umanità della mammina fosse innegabilmente problematica, a Shaula risultò difficile concordare appieno con la sua opinione.

«Qualunque cosa dica Farseil, il fatto che per la sottoscritta Il Maestro venga al primo posto è una priorità che non vacilla mica, eh! Qualsiasi elemento rischi di sovvertire questa gerarchia per la sottoscritta merita di essere bannato all’istante, chiaro?! E poi, scusate, ma i compagni del Signor Maestro non sono forse tutti pieni di problemi a livello umano?»

«Questa sì che è una domanda a cui è difficile rispondere, e in un duplice senso! …Davvero un bel dilemma.»

La prima metà della frase suonò in tutto e per tutto come il solito Biondo, mentre la seconda assunse un tono insolitamente grave. Sebbene si trattasse di una sfumatura lieve, tutte quelle intime complessità nascoste al suo interno risultavano quasi impossibili da cogliere per Shaula. D’altronde, non voleva affatto provarci: se glielo si fosse chiesto, la mammina avrebbe sicuramente ribadito che anche questa era una funzione necessaria per scongiurare l’insorgere di pericolose debolezze.

«Come dire, a me sembrate tutti super mega iper incasinati, voialtri umani.»

«…Non posso negarlo, ma ne sei sicura? Anche il tuo amato Maestro è un essere umano.»

«Il Maestro è special nel vero senso della parola, non c’entra un tubo con voialtri umani, chiaro?! Perciò, no problem, no laptop

«No laptop… questa ancora non l’avevo sentita. Più tardi ti dovrò chiedere di spiegarmi il suo significato. Ad ogni modo è ammirevole che tu riesca a definirlo special con tanta fermezza. È rassicurante.»

Con un sorriso amaro, il Biondo prese a scompigliarle i capelli. A Shaula dava fastidio che la sua coda di scorpione venisse scompigliata, ma vedendo il suo profilo abbattuto, decise di non respingerlo.

«Sei forte, davvero.»

Sussurrò il Biondo, continuando ad accarezzarle la testa con la stessa espressione abbattuta. Shaula capì che la sfumatura in quel sussurro non era semplice invidia nei suoi confronti. E non era un’illusione che i suoi occhi rossi fossero lucidi. Probabilmente, ciò che il Biondo invidiava non era la forza di Shaula. —Era il fatto di tenere a qualcuno in modo speciale e di poterlo dichiarare apertamente. Era questo che suscitava la sua invidia.

«…Gli umani sono una mega scocciatura.»

Shaula non riusciva proprio a comprendere i dettagli del perché il Biondo provasse invidia nei suoi confronti.

Trattandosi di un membro della Famiglia Reale, di norma il Biondo avrebbe dovuto risiedere in un castello. Eppure, con la sua indole assurdamente solare e intrepida, finiva spesso per cacciarsi nei guai. Essendo assolutamente un pippa privo di forza fisica, finiva sempre per delegare agli altri il compito di tirarlo fuori dai guai e risolvere i suoi pasticci; un’abitudine ad affidarsi al prossimo che, in un certo senso, lo accomunava a “lui”… per quanto “lui” fosse cento volte più affascinante.

Ogni volta che Shaula moriva dalla voglia di vantarsi di “lui” — cosa che ovviamente non poteva fare col diretto interessato — il Biondo si rivelava un compagno di chiacchierate a dir poco prezioso. Grazie alle sue reazioni sempre vivaci, plateali ed entusiaste a ogni singolo racconto, era in assoluto il pubblico ideale per le sue lodi. 

A voler essere del tutto onesti, in quel momento di vicinanza, scambiando calore, Biondo per Shaula rappresentava…

«—È notte.»

Colta di sorpresa da quella voce che le sussurrò d’un tratto all’orecchio, Shaula si rese conto con ritardo dell’arrivo dell’oscurità.

Comprendendo di essersi concentrata a tal punto sull’atteggiamento del Biondo da non accorgersi nemmeno di quel momento tanto atteso, si sentì pervadere da una strana e insolita inquietudine.

Il velo notturno era tempestato da infiniti puntini luminosi, macchie bianche di diverse dimensioni che scintillavano placide nel buio come se fosse la loro unica, naturale collocazione; sebbene avesse sentito la mammina sentenziare con supponenza che si trattasse di enormi e potentissimi ammassi di mana ben oltre la comprensione umana, Shaula nutriva un’opinione del tutto diversa riguardo alla luce delle stelle.

Era un concetto che le aveva insegnato “lui” e, proprio per questo, costituiva una verità assoluta e inconfutabile.

«—A quanto pare, le stelle sono dei veri e propri cristalli formati dai desideri di innumerevoli persone, sai!»

«Shaula?»

Sapeva bene che, sbigottito da quell’uscita improvvisa, il Biondo doveva aver sgranato gli occhi, eppure si guardò bene dal sollevare lo sguardo verso il volto del ragazzo a un palmo dal suo, preferendo proseguire la spiegazione con gli occhi fissi sulla volta stellata.

«Ogni volta che qualcuno alza gli occhi al cielo, gli affida le proprie speranze, sai! Accumulandosi nel tempo, finiscono per trasformarsi in quegli enormi astri iper scintillanti, e a volte quegli astri iper scintillanti esaudiscono i desideri di chi li invoca, chiaro?!»

«…Esaudiscono i desideri di qualcuno, dici? E in base a quale condizione verrebbe scelto il fortunato?»

«In modo totalmente random~

«Davvero?! Del tutto casuale?! Non viene scelto chi si è impegnato di più?!»

«Anche le stelle hanno il loro mega da fare, mica si mettono a spulciare i dettagli per capire chi abbia faticato di più o pregato con più disperazione! Se dopo aver esaudito un desiderio dovessero pure sorbirsi le lamentele di chi le accusa di favoritismi, le stelle impazzirebbero, dico bene?! Perciò la scelta è totalmente random. Una vera e propria gachi sfida alla pari!»

Il Biondo sussultò in una risatina sommessa, stringendosi nelle spalle di fronte alla veemenza con cui Shaula, a pugni stretti, aveva esposto la propria teoria. A quanto pareva, il discorso era servito a distrarlo almeno un po’; forte di quel risultato, la ragazza decise di rincarare la dose.

«Inoltre, siccome la sottoscritta è una Custode Stellare, ed è pure la donna dello Scorpione che porta il nome di un astro, si può dire che ho un ruolo praticamente identico al loro, perciò beccatevi questo super consiglio!»

«Un consiglio, dici? Riguardo a come far sì che le stelle esaudiscano un desiderio, immagino. Ma non è bizzarro? Hai appena sostenuto che scelgano in modo arbitrario.»

«Eh, già! Però esiste un life hack per piegare quel random dalla propria parte e farsi alleato il desti… Ops! L’ho fatta bella grossa ahia-ai!! La sottoscritta ha appena detto la parola proibita, mannaggia!»

Presa dall’entusiasmo della conversazione, si era lasciata sfuggire un concetto fatalista. Il prezioso “lui” di Shaula detestava profondamente l’invisibile forza nota come “destino”; proprio per questo, la ragazza prestava sempre un’attenzione maniacale a non pronunciare sbadatament

«Ugh, super ultra mega epic fail…! A questo punto chiederò alle stelle di esaudire il desiderio di resettare questa figuraccia…!»

«Frena, frena, frena! Non stavi per insegnarmi quel tuo metodo prodigioso?! Che fine ne sarà della nostra lieta e tenera atmosfera che si stava creando?!»

«Alla fin fine, la vita si riduce alla spietata legge del più forte… un infinito gioco delle sedie musicali…»

«Siamo davvero arrivati a questo?! La conclusione di tutto il bel che hai fatto discorso si riduce davvero a questa freddezza?!»

«Ci tieni così tanto al diritto di farti esaudire un desiderio? Sei abbastanza imbarazzante, lo sai?!»

«Sarà anche una situazione che mi capita piuttosto di frequente, ma il modo in cui mi hai appena tolto la terra sotto i piedi è di un’originalità spiazzante, mai successo in questo modo!»

Tappandosi le orecchie di fronte alle consuete e petulanti lamentele del Biondo, Shaula arrivò a pensare sul serio che il giovane non necessitasse proprio più di alcun consiglio.

Tuttavia, farsi mettere all’angolo ed essere tormentata all’infinito da lui le avrebbe solo causato seccature; perciò, lasciandosi sfuggire un «Che scocciatura che sei~», decise di rivelargli il suo segreto più prezioso. Il metodo per accaparrarsi il diritto alle stelle era—

«—Bisogna brillare così tanto da incantare persino le stelle del cielo notturno~!»

##3

«—Gli avevo detto di brillare, questo è vero, però~…»

Qualcosa, tuttavia, non la convinceva affatto. In preda a un vago senso di insoddisfazione, Shaula se ne stava in disparte, visibilmente imbronciata.

In lontananza, nel bel mezzo di un caotico banchetto di corte gremito di invitati, il Biondo era costantemente accerchiato dalla folla, fasciato in abiti sfarzosi e adornato da una miriade di gioielli scintillanti da capo a piedi.

Trattandosi di un reale, era del tutto naturale che venisse adulato in quel modo dai presenti. Oltretutto, in qualsiasi situazione si trovasse, il ragazzo manteneva intatta la propria indole solare e spensierata, senza mai perdere il sorriso.

Tuttavia, con quel suggerimento sul ‘brillare’, Shaula non intendeva certo dire che bastasse ricoprirsi di metalli preziosi e cianfrusaglie tintinnanti; si domandò se il Biondo lo avesse capito per davvero.

«Se non l’ha capito, significa che la sua zucca è completamente in pappa, sai! Si dice che gli umani siano “canne pensanti”… ora, la sottoscritta non ha la minima idea di cosa diavolo sia una ‘canna’, ma di sicuro in quello stato non sta pensando proprio per niente!»

«Che succede? Per caso sei di cattivo umore, Shaula?»

«Oh, mi chiedevo chi diavolo fosse, ed ecco che spunta Il Barbuto!»

Mentre osservava da lontano il banchetto e il Biondo al centro della ressa, le si avvicinò un uomo dai capelli castano scuro e dal volto barbuto, con l’aria di chi avesse appena scovato un’emarginata dal gruppo. 

Appoggiandosi a un bastone e trascinando vistosamente una gamba, Il Barbuto le si affiancò:

«È innegabile che io porti la barba, ma non mi lusinga affatto essere chiamato a quel modo. Il mio vero nome è Alec. E ultimamente ho preso l’abitudine di aggiungervi anche Hoshin.»

«Ah! Ma certo, la sottoscritta l’ha già sentita questa storia! Pare proprio che te l’abbia affibbiato il Maestro quel nome, eh?! Cosa avresti in mente, cerchi forse rogne con la sottoscritta?!»

«Nessuna rogna. E anche se le cercassi, sarebbe un confronto talmente a senso unico che finirebbe per annoiare persino te.»

Con un sorriso amaro, Il Barbuto sollevò una gamba sorreggendosi con il bastone. Si trattava di un arto menomato a causa di non si sa quale vecchia ferita; in fin dei conti, con quel gesto voleva solo farle capire di non potersi muovere agilmente.

«Se ti metti a piagnucolare che non riesci a muoverti a dovere, a confronto la mammina fa una gran pena, sai! Lei non ha nemmeno mezza ferita, eppure riesce a slogarsi entrambe le caviglie semplicemente camminando!»

«La “Strega”, dal canto suo, rappresenta un problema in un senso ben diverso dal mio, nevvero. In compenso, vista la tua innegabile vitalità e robustezza, suppongo abbia ottimi motivi per essere orgogliosa di te.»

«Ehi, ehi! Fare il lecchino con la sottoscritta non ti scagiona affatto dal sospetto di aver ronzato di soppiatto attorno al Maestro! Alla fin fine, com’è saltata fuori questa storia del nome?! Hai per caso abbindolato il mio Maestro? Dove? Perché? E in che modo, eh?!»

«Per quanto tu mi incalzi con tanto fervore, sappi che io e il tuo Maestro ci siamo limitati a fare una piacevole chiacchierata.»

Distogliendo l’attenzione dal banchetto per concentrarsi sul Barbuto, Shaula lo tempestò di domande. L’uomo accentuò il proprio sorriso amaro di fronte a quello sguardo torvo, rivolto dal basso verso l’alto e, scrollando le spalle con disinvoltura, rispose:

«Ti concedo che l’ispirazione per il nome me l’abbia fornita il tuo Maestro, ma non allarmarti. Non ho mica preso in prestito il nome di una stella. Ho solo adottato un termine di buon auspicio che lui conosceva… un nome che è letteralmente sinonimo di ascesa sociale.»

«”Ascesa sociale”, dici?!»

«Significa affermarsi e ottenere il successo attraverso il proprio duro lavoro. D’altronde, è proprio questo il motivo principale per cui ho lasciato la mia terra natale. Per quanto il mondo possa finire a gambe all’aria, su quel fronte non scendo a compromessi.»

«Oh, quindi hai sfruttato un trucchetto portafortuna del Maestro, eh! La sottoscritta era convinta che fossi più un realist o un pessimist, e invece ti sei rivelato un vero romanticist!» 

«Ma stiamo dando i numeri, per la miseria?! Con tutti ‘sti paroloni strani non si capisce niente! Alla fin della fiera, mica ho afferrato per chi diamine mi avessi preso prima, né ho ben capito cos’è che sarei adesso… capisci a me!»

«…»

Di fronte a quello strano modo di parlare, sfoderato nel bel mezzo della conversazione, Shaula sgranò gli occhi. Compiaciuto da una simile reazione, Il Barbuto le rivolse un occhiolino carico di malizia.

Sentendosi in qualche modo messa nel sacco, per mascherare il proprio disappunto la ragazza valutò persino l’idea di spezzargli in due quell’adorato bastone, ma…

«—Shaula, a quanto pare sei molto richiesta..»

La custode, che fino a un attimo prima fissava in cagnesco la verga, sollevò il capo con un «Fa~?» confuso. Seguendo il cenno del mento dell’uomo, scorse il Biondo eludere la ressa festante del banchetto per dirigersi a passo di carica verso di loro.

Senza rallentare minimamente, il principe le afferrò la mano e lanciò un’occhiata al Barbuto lì accanto.

«Ugh, non ne posso davvero più. Alec, lascio il resto nelle tue mani!»

«Ricevuto, non preoccuparti. —Shaula, mi affido a te per Farseil.»

«Hah?! Ma che diavolo succede, eh?! Non tirare la sottoscritta in questo modo, chiaaroo!»

Incapace di comprendere la situazione, Shaula si lasciò trascinare fuori dal salone dal Biondo. Alle loro spalle, si accorse che Il Barbuto si era prontamente frapposto per bloccare la folla smaniosa di interloquire con il principe; battendo con forza il bastone sul pavimento, l’uomo attirò su di sé l’attenzione dei presenti.

«Signore e signori, un attimino di pazienza, chiedo umilmente venia, eh! Se vi mettete a rincorrerlo con tutta ‘sta foga, finirete soltanto per causare un bel grattacapo a Sua Altezza, perbacco! Per il momento, fareste un affare a prestare orecchio a quel che ha da dirvi questa mia vecchia pellaccia, dico bene?!»

Sfoderando di nuovo quella strana parlata che l’aveva tanto confusa poco prima, riuscì con successo a trattenere la calca. Ad ogni modo…

«Fiuu! Finalmente posso tirare il fiato.»

Lasciatosi alle spalle il salone del banchetto, non appena ebbero raggiunto un chiosco isolato nel giardino spazzato dalla brezza notturna, il Biondo pronunciò quella frase stiracchiandosi vigorosamente. Avendo ancora il braccio intrappolato nella sua morsa, Shaula si ritrovò costretta ad assecondare quel movimento e lo fulminò con lo sguardo.

«Sicuro che ti convenisse filartela così? Tutta quella mega folla brulicante non vedeva l’ora di scambiare due chiacchiere con te, no?»

«A sentirtelo dire mi piange il cuore, ma se non mi prendo un attimo per respirare finirò per soffocare! …Certo, mi rendo conto che non ci sia nulla di cui vantarsi nel lamentarsi per così poco.»

«La sottoscritta non ti stava mica incolpando, eh! In fin dei conti sei liberissimo di fare come ti pare!»

«La mia libertà, eh…»

Rilasciata da quella morsa, Shaula abbassò il braccio e scrutò la reazione del Biondo con un pizzico di sospetto. Di solito il principe sfoggiava un’espressione di un’allegria quasi idiota, e durante il banchetto aveva portato quell’indole spensierata all’estremo. Eppure, in quel momento, si limitò ad addolcire lo sguardo e a curvare appena le labbra in un sorriso debole, perdendo gran parte di quell’aria da sciocco.

«Con quell’espressione non sembri nemmeno il solito idiota, sai!»

«Dici davvero…? Ehi, un momento! Idiota?! Mi hai appena dato dell’idiota?!»

«Mica l’ho detto! La sottoscritta ha solo fatto notare che, a differenza del solito, in questo momento non lo sembri affatto!»

«Il che implica che normalmente tu mi consideri un idiota a tutti gli effetti, o sbaglio?! Sbaglio forse?!»

«Altro che normalmente, ci stai ricascando in pieno pure adesso, sai!»

Di fronte a quell’osservazione del tutto priva di malizia di Shaula, il Biondo si passò entrambe le mani tra i capelli, emettendo per qualche istante dei sommessi versi di frustrazione. Poco dopo, tuttavia, annuì con rassegnazione e dichiarò:

«E va bene. In nome del nostro profondo legame, per questa volta eviterò di aggiungere la tua insolenza al conteggio delle offese.»

«A proposito, si può sapere che succede se il conteggio delle offese va avanti, eh?»

«Semplice, uno dei miei compagni si infurierà al mio posto. Se il conteggio dovesse riempirsi proprio nel turno di Reid, ne scaturirebbe un vero finimondo.»

Il Biondo annuiva vigorosamente a braccia conserte, ma a pelle Shaula aveva la netta sensazione che ad alimentare quel conteggio delle offese più in fretta e in maggior quantità sarebbe stato proprio il Rosso; tuttavia, notando l’espressione compiaciuta del principe, preferì tenerselo per sé. Fece quindi un passo indietro, riavvolgendo il filo del discorso:

«La sottoscritta ha per caso detto qualcosa di strano, no?»

«A parte avermi apertamente dato dell’idiota, avevi aggiunto dell’altro?»

«Poco prima di quello, quando ti è di colpo sparita quell’aria da scemo! Mi riferivo a quel momento. Anche se, a voler essere sincera, la sottoscritta ha già rimosso cosa ti ha detto e non riesco a ricordarmelo!»

Appoggiata alla staccionata del chiosco, che le arrivava poco sopra la vita, Shaula vi balzò sopra con un guizzo per sedervisi. Così facendo allineò il proprio sguardo a quello del Biondo, i cui occhi rossi finirono per fissare dritti in quelli da scorpione della ragazza.

«…Sei davvero una fine osservatrice.»

«—? Quando una mega nuvola oscura il sole proiettando un’ombra enorme, se ne accorgerebbero tutti, no? La sottoscritta pensava fosse una roba del genere!»

«Haha, mi paragoni al sole? Questo fa salire i punti di riverenza.»

Ecco spuntare un altro sistema a punti, ma a giudicare dall’espressione del Biondo, questo sembrava il tipo di punteggio che non creava problemi accumulare. Poiché il criterio di assegnazione era ignoto, non c’era modo di replicarlo; tuttavia, se i punti offesa facevano arrabbiare qualcuno al posto del Biondo, forse questi facevano sì che qualcuno lo lodasse al posto suo. In tal caso, avrebbe voluto puntare al momento giusto con Il Maestro per accumularne attivamente il più possibile.

«Shaula, fanciulla che hai ricevuto il nome di una stella. In passato mi hai insegnato che le stelle… possiedono il potere di esaudire i desideri di qualcuno, non è vero?»

Probabilmente era perché la sua testa era concentrata su quei pensieri. Alle parole improvvise del Biondo, Shaula rimase un attimo interdetta, reagendo in ritardo.

Dopo un istante di esitazione, le tornò subito in mente che si riferiva a quando avevano contemplato insieme il cielo stellato, e…

«Ah~, l’ho detto! Però il diritto di far avverare un desiderio è un mega gioco delle sedie… e la sottoscritta ti ha pure insegnato il segreto per uscirne vincitore, eh~!»

«Proprio così, proprio così! Brillare così tanto da affascinare persino le stelle… È un’idea davvero sensata, persino io ne rimasi sinceramente ammirato!»

«Heheh, super ovvio che sì! Dopotutto la sottoscritta è la mega adorabile allieva del Maestro, non dici?!»

Stropicciandosi sotto il naso con un dito, Shaula accolse con disinvoltura i complimenti del Biondo. A quella reazione la bocca del ragazzo si addolcì in un sorriso, per poi riassumere un’espressione seria.

«In tal caso, per le persone presenti a quel banchetto, io e il tuo Maestro non siamo stelle del cielo, bensì stelle che si trovano sulla terra, non trovi?»

«—Stelle della terra?»

«Esatto, stelle sulla terra. Certo, definirsi tali fa un po’ arrossire per la vergogna!»

Il Biondo rise di cuore, con voce squillante. Ma a Shaula parve quasi che, ridendo così forte, stesse solo cercando di spazzar via una nebbia calata davanti ai suoi stessi occhi.

Non riusciva proprio a decifrare cosa si nascondesse dietro quell’aria da idiota del principe. E pur non capendolo, avvertì che in quel discorso aveva incluso non soltanto se stesso, ma anche il suo adorato Maestro. Stelle in terra, e non in cielo. —Se un astro, in fin dei conti, non è altro che un mezzo per esaudire i desideri altrui.

«Farseil, hai per caso finito per detestare tutto questo, eh?»

«—»

Colto alla sprovvista da quella domanda, il Biondo sgranò gli occhi. Era la sua solita espressione da totale idiota, la genuina spontaneità a cui Shaula era tanto abituata.

«Ah ah ah! Tranquilla, Shaula. Non considererò mai questo ruolo come un peso, né tantomeno avrò voglia di scappare. Per me, si tratta di un’autentica vocazione!»

«Dici sul serio?! E allora perché mai hai trascinato la sottoscritta fin qui fuori, eh?! Azioni e parole sono in mega contraddizione… questo è inequivocabilmente il sapore di uno che racconta bugie, sai!»

«Si può sapere perché mi hai appena leccato il dorso della mano?!»

Sconvolto dal guizzo fulmineo con cui Shaula gli aveva afferrato la mano per poi leccargliene il dorso, il Biondo andò nel panico. Mentre la ragazza continuava a scrutarlo con aria sospettosa, lui scrollò le spalle con rassegnazione e disse:

«Ascolta, Shaula. Se non sbaglio, a te piacciono le melle, vero?»

«Beh, sì! Piacciono al Maestro, dopotutto!»

«Tuttavia, se fossi costretta a mangiarne diecimila, centomila o un milione, anche se è una cosa che ami, finirebbe per non avere più alcun sapore.»

«Eh, dici sul serio?! Se si trattasse del Maestro, la sottoscritta è convinta che riuscirebbe a divorare anche cento milioni di melle trovandole sempre mega deliziose e con un sorriso stampato in faccia, eh!»

«Mmh, capisco. A quanto pare avevo sottovalutato la profondità dell’affetto che lega te e il tuo Maestro… o forse, se si tratta di misurare la grandezza dell’amore, sono io a non essere ancora all’altezza…»

«Ehiii, c’è speranza che tu riesca a riprendere il filo del discorso, eh~?»

Vedendosi sventolare una mano proprio davanti al viso, il Biondo trasalì, mormorando un rapido «Ma no, no…».

«Uff, temo di aver fatto un po’ di confusione; quello che intendevo dire, insomma, è che per poter continuare ad amare le melle anche domani, noi umani abbiamo bisogno di riprendere fiato.»

«Aaah~, che rammolliti! Avere addirittura bisogno di ragioni o di sforzarsi per continuare ad amare ciò che piace… voialtri umani vi divertite proprio a farvi paranoie, roba da non crederci!»

«Sì, a guardare te, non posso che esserne convinto anch’io.»

Il principe addolcì lo sguardo. Perfino lui, che di solito sfoggiava un’aria da perfetto idiota, si faceva problemi di quel tipo. Lo stesso valeva per Il Barbuto e per la mammina, e a volte persino per Il Maestro; in fin dei conti, gli umani erano creature fin troppo affaccendate. Di conseguenza, il sospetto che l’uomo Rosso fosse a tutti gli effetti un mostro, visto che pur essendo umano non sembrava covare il minimo dubbio e dilemma di alcun tipo, riaffiorò prepotente in lei.

Scacciando subito dalla mente ogni pensiero su quel bruto, Shaula si rivolse al Biondo di fronte a lei.

«E va bene, non c’è altra scelta! Se le cose stanno così, ci penserà la sottoscritta a darti il mega buon esempio!»

Così sentenziò la ragazza, appoggiando il mento sul palmo della mano con il gomito puntato sulla coscia, senza scostarsi di un millimetro dalla staccionata su cui sedeva.

Il principe sgranò di nuovo gli occhi, visibilmente spiazzato nel lasciarsi sfuggire un incredulo «Tu?»; tuttavia—

«La sottoscritta è pur sempre la fanciulla dello Scorpione, colei che ha ricevuto il nome di una stella dal suo amato Maestro, eh! Perciò, ci penserò io a insegnare a voi, che non siete all’altezza del compito, come ci si comporta da stella, chiaro?!»

«—»

Puntandosi il pollice al petto con un sorriso, Shaula lasciò il Biondo senza parole. Quando però quello sbigottimento andò scemando, sul volto del principe riaffiorò la sua solita espressione.

In altre parole, un sorriso da perfetto idiota la cui espressione pareva non porsi nessuna domanda o problema.

«Capisco… capisco! Quindi sarai tu a darci il buon esempio! Che prospettiva rassicurante! A dire la verità, sei stata splendente come un sole a ciel sereno!»

«Oh? Vedi di non far spuntare il sole a ciel sereno con troppa disinvoltura davanti alla fanciulla dello Scorpione, eh! Se c’è troppa luce, le stelle del firmamento non si vedono mica, chiaro!?»

«Certo! Ora che mi ci fai pensare, hai proprio ragione! Sei davvero saggia.»

Ridendo, il Biondo allungò la mano senza alcuna esitazione per accarezzarle la testa, spingendo Shaula a sporgere le labbra in un broncio. Sorridendo amaramente di fronte a quella reazione, il principe fece un passo indietro e trasse qualcosa dalle proprie vesti.

Nel vederlo, la ragazza si lasciò sfuggire un «Ah!». —Si trattava di una mella lucidissima e di un Rosso acceso.

«Al banchetto non ho avuto un attimo di respiro per mettere qualcosa sotto i denti, perciò ne ho presa in prestito una. —Che ne dici di dividerla tra noi due?»

«…Non ha senso, eh. Non avevi fame? Una sola mella non basterà di certo a riempirti lo stomaco!»

«Beh, come puoi vedere stasera indosso abiti da cerimonia, perciò non posso permettermi di abbuffarmi con leggerezza. D’altronde, mi piangerebbe il cuore lasciarla a metà. Per questo motivo, spartirla con te è la soluzione migliore.»

«È questo il tuo desiderio per la stella, eh? Una roba del genere…»

«Una cosa del genere?»

Sfilando con un guizzo la mella dalle mani del Biondo, che chinò il capo perplesso, Shaula spaccò in due quel frutto Rosso e tondo in un batter d’occhio. Il succo le colò sulle dita, sporcandole. Leccando via quel liquido dolciastro, la ragazza tese una delle due metà al principe e sentenziò:

«È un desiderio talmente banale che perfino una stella ha voglia di esaudirlo nei ritagli di tempo, sapete!»

«Capisco. Sei davvero abile a esaudire i desideri, proprio come una stella vera e propria!»

Così, addentarono insieme le due metà con uno scrocchio rinfrescante. Fu una notte in cui un sapore dolce e succoso inondò loro il palato.

«—Gradite favorire anche voi, Dama Shaula?»

Nel dirlo, Leilani chinò il capo e tese il palmo verso Shaula, appena affacciatasi nella stanza di pietra, offrendole un frutto che aveva prima strofinato sulla manica: una mella.

Probabilmente proveniva dalle scorte di cibo a bordo della Drago Carrozza che lei stessa aveva recuperato dal mare di sabbia. Pur trattandosi di un frutto facilmente deperibile, quello appena offertole conservava quantomeno la sua freschezza. Di fronte a quell’aspetto Rosso e lucido, Shaula deglutì rumorosamente.

I ricordi riaffiorati dal passato interferirono con la sua lingua e la sua gola, provocando quel rumore. Per essere una funzione rimasta quasi del tutto inattiva per centinaia di anni, una simile reazione era a dir poco spudorata.

«Qualcosa non va? È stata forse una proposta sgradita, indegna di una donna sconsiderata e insolente come me?»

Nel vederla immobile a fissare la mella, Leilani si lasciò cogliere dall’inquietudine. Di fronte a un simile atteggiamento, ben lontano dalla solita sfacciataggine di “Leilani”, Shaula prese il frutto mormorando un rapido «Naaah». Fissandolo con attenzione, ne saggiò sul palmo la consistenza pervasa da un’immensa nostalgia, per poi aggiungere:

«Tirare fuori una mella proprio adesso è una mega messinscena odiosa, sapete!»

«…Se lo ritenete inopportuno o sgradito…»

«Mica è così, sapete! In fondo, la tua invadenza non è certo una novità!»

Interrompendo le parole remissive di Leilani, Shaula spaccò la mella a metà con un verso di sforzo. Rievocando quel ricordo proprio insieme a “Leilani”, leccò via il succo che le colava sulle dita. Poi, esattamente come in quell’occasione passata, le porse una delle due metà.

«—Ne sono davvero felice.»

Pronunciate quelle parole, Leilani addentò la mella con uno scrocchio; osservandola, anche Shaula diede un morso alla propria metà per assaporarne la dolcezza. Quella succosità e quel sapore zuccherino le stimolarono il palato per la prima volta dopo centinaia di anni—

«…Come immaginavo, senza Il Maestro non ha affatto lo stesso sapore, uffa.»

##4

«Dama Shaula?»

Avvertendo lo sguardo di Leilani scrutarle il viso dopo quel debole mormorio, Shaula voltò la testa per sfuggirle, e si gettò in bocca il frammento rimasto della mella, tagliando corto: «Non è niente».

«Vedi di non farti strane idee, la sottoscritta non si svende di certo per una misera mella, eh! Il cuore della sottoscritta appartiene unicamente al Maestro! Not for you, chiaro?!»

«Ne sono perfettamente consapevole, certo. Voi siete fin troppo gentile e magnanima… Non mi state affatto riservando un trattamento di favore, indegna e immorale quale sono.»

Scuotendo lentamente il capo, Leilani assunse un atteggiamento umile e contrito, ma in coda alla frase si lasciò sfuggire un «Tuttavia», per poi aggiungere:

«La vostra bontà d’animo mi spinge, in modo del tutto sconsiderato, a nutrire delle speranze. —L’illusione che una creatura come Dama Shaula possa esaudire il desiderio sproporzionato di una donna inetta come me.»

«…Hai davvero una faccia tosta straaaatosferica… lo sai vero?»

Sfruttò l’aver condiviso una mella, accomunando presente e passato, per spingersi persino a chiederle di esaudire un desiderio.

In passato, Shaula le aveva illustrato tutto l’orgoglio della donna dello Scorpione, colei che portava il nome di una stella. E ora, per un bizzarro scherzo del destino, quelle stesse parole le si stavano ritorcendo contro, stringendole un cappio al collo. —Lo percepiva con spietata chiarezza.

«Non illuderti di brillare solo perché hai il pancione un po’ più gonfio del normale, “Leilani”.»

Con quelle parole ammonì “Leilani”, colpevole di abusare di quel segreto per conquistare una stella che lei stessa le aveva confidato tanto tempo prima.

Capitolo terzo «Le memorie del Barbuto»

## 1

—Per Shaula, la presenza di Leilani si era ormai trasformata in qualcosa di estremamente complicato.

«Anche se ci conosciamo da un pezzo, la sottoscritta ha gli ordini del Maestro e il grand order della mammina, perciò niente trattamenti di favore!»

Pur sforzandosi di mantenere ben salde quelle priorità assolute, Shaula si rendeva perfettamente conto starsi facendo manipolare senza ritegni; e del resto le sue difese erano crollate a tal punto da non poter nemmeno accampare patetiche scuse sull’onda del «è stata un’iniziativa della mia segretaria!».

«Dama Shaula, so di avanzare una richiesta insolente, ma potrei chiedervi una mano?»

«Una mano~?! Che c’è, vuoi di nuovo gironzolare a vuoto, eh?! Per il bene del marmocchio dentro quel pancione, non ti converrebbe startene un po’ tranquilla e oziare?!»

«Per quanto inetta e sconsiderata, ho l’ardire di credere che fare un po’ di movimento possa giovare a questi bambini; tuttavia, trattandosi di una torre a me estranea, temo un imprevisto irreparabile, perciò… speravo di poter fare affidamento sulla vostra forza.»

«Sì, ma quale sarebbe il motivo per cui la sottoscritta dovrebbe farti da balia, eh…»

«Il fatto che, per quanto indegna, io sia pur sempre una donna incinta.»

«Ti fa proprio comodo usare questo ventre gonfio a tuo favore, “Leilani”!»

A dire il vero, per quanto Shaula desiderasse respingerla con ostinazione, non appena Leilani usava la creatura che portava in grembo come scudo, in lei scoccò un’immediata scintilla di conflitto tra gli ordini di “lui” e i propri sentimenti. Ovviamente le sue emozioni non avevano alcuna speranza di spuntarla, condannandola a un bilancio di sconfitte a dir poco disastroso.

Alla fine, anche in quell’occasione si ritrovò a prestare aiuto a una trionfante Leilani, rassegnandosi a vederla scorrazzare in lungo e in largo per il quarto piano.

«Se hai davvero intenzione di fare movimento, anziché trascinarti a questo ritmo, non ti converrebbe fare un bello sprint a tutta velocità su per la scala a chiocciola tra il quarto e il quinto piano?!»

«Vi chiedo perdono. A differenza vostra, che sfoggiate una tempra così vigorosa, le gambe di una donna inetta come me non possono ambire a tanto. Senza contare che, se osassi sforzarmi in modo sconsiderato, potrei finire per partorire queste creature a metà della rampa.»

«Beh, in tal caso non ti converrebbe sbrigare la faccenda e partorire al volo?! Così pure la sottoscritta può sbatterti fuori dal mare di sabbia con un bel go away senza troppi scrupoli!»

«Per quanto io sia sconsiderata e ignorante, desidererei con tutto il cuore assecondare la vostra volontà… tuttavia, l’impurità di questo luogo mi riempie di timore. Sarò anche insolente, ma in veste di madre vorrei soltanto la felicità di questi bambini, accogliendoli al mondo nel momento e nel luogo più consoni.»

Leilani si accarezzò dolcemente il ventre con la mano libera dalla stretta di Shaula. Sentendo quelle pretese, la fanciulla dello Scorpione si domandò se non stesse esagerando; ragionando in quel modo, infatti, sarebbe stato impossibile partorire in qualsiasi luogo. Intuendo il dubbio sollevatosi nella mente della sua accompagnatrice dalla ruga comparsale in mezzo alla fronte, la donna incinta riprese la parola.

«Come i vostri nobili pensieri vi suggeriscono, Dama Shaula… quel fatidico momento fatica ad arrivare. Ed è proprio per questo motivo che porto in grembo questi bambini già da tre lunghi anni.»

«Tre anni?! Aah~, dev’essere proprio una bella faticaccia. Per la sottoscritta, avere un’altra creatura dentro la pancia che limita la propria libertà sarebbe un incubo… e non intendo mica per un giorno, ma nemmeno per un secondo!»

Al solo pensiero di perdere il suo tanto decantato girovita grazioso e minuto, per ritrovarsi col ventre gonfio… Shaula venne assalita da una feroce repulsione, scacciando quell’assurda eventualità con una smorfia disgustata e facendo «Bleah~» con la lingua di fuori.

Certo, amava profondamente “lui” e non nutriva alcun dubbio circa un futuro in cui sarebbero entrati in intimità, ma di contro le mancava del tutto il concetto di volere un figlio insieme al Maestro. Se fosse stato “lui” a desiderarlo a ogni costo il discorso sarebbe cambiato, tuttavia non avvertiva la benché minima intenzione di concepirne uno di sua spontanea volontà.

«Sarebbe un macello se la sottoscritta non riuscisse ad accorrere in soccorso del Maestro per colpa di un pancione ingombrante! E conoscendo la sua real luck, questa cosa capiterebbe di sicuro~!»

«…Voi non lo desiderate proprio in virtù dell’incommensurabile affetto che nutrite per quella persona, non è così?»

«Detta in modo carino, sì, è proprio così! E poi, chiunque riceva l’affetto del Maestro all’infuori della sottoscritta è solo un intralcio! L’amore del Maestro è un monopolio esclusivo della sottoscritta, sia chiaro!»

Mentre parlava, Shaula si rese conto di quanto, a ben pensarci, gli esseri umani fossero creature a dir poco bizzarre.

Generare una prole con la persona amata rischiava di tramutarsi in un atto capace di sottrarre l’affetto ricevuto da quest’ultima; per non parlare del fatto che, per quanto inconcepibile agli occhi della fanciulla, l’esistenza stessa di un figlio minacciava persino di far scemare l’amore da riversare sul proprio compagno.

Arrivare a desiderare un figlio dal proprio amato sobbarcandosi un simile rischio…

«—Ma li amate per davvero i vostri compagni?»

«…»

«È una variante di quel discorso che faceva pure “Leilani” tempo fa, sul fatto che a furia di mangiare solo melle poi se ne perde il sapore… dire di voler assaggiare un orage ogni tanto non equivale forse a un tradimento?!»

Proprio come in passato, fu colta dall’istinto di inclinare il capo, perplessa.

Se già all’epoca aveva maturato un simile pensiero, in quel momento ne era ancora più convinta. In fin dei conti, l’immutabile affetto per “lui” rappresentava l’unica vera ragione per cui era riuscita a compiere il proprio dovere di Custode Stellare per centinaia di anni.

«…»

Nell’udire quel discorso, Leilani si arrestò di colpo, abbassando lo sguardo. Di fronte a quell’atteggiamento, Shaula si lasciò sfuggire un perplesso «Mmh~?», per poi rendersi conto con colpevole ritardo che le sue parole suonavano proprio come una palese accusa rivolta a una donna in attesa di un bambino.

«Aaah, guarda che la sottoscritta non sta mica dicendo che è colpa tua, intesi?! Però, che fine ha fatto tuo marito? Da solo, un umano non può di certo fabbricarsi un marmocchio!»

«…Purtroppo, il padre di questi bambini è passato a miglior vita. Per quanto io sia indegna, le vite che porto in grembo rappresentano l’unica traccia di quell’uomo che mi è concesso custodire.»

«Aah~, capisco, sei quel tipo di persona lì, mmh~!»

Appurato che il padre fosse ormai scomparso, non faticava a comprendere i motivi per cui Leilani cercasse il suo riflesso nei nascituri. Aveva tutto perfettamente senso, eppure—

«Se il Maestro dovesse venire a mancare, la sottoscritta non riuscirebbe mai a pensare a una roba macabra come consolarsi con un rimpiazzo… per questo ti trovo pazzesca, sai!»

Di base, non sarebbe mai riuscita a concepire una situazione del genere, ma la determinazione nel metterlo in atto dopo averci pensato era formidabile. Pur non condividendone affatto il risultato, si trattava di per sé di un sistema di valori sbalorditivo.

«…Vi ringrazio.»

Di fronte al commento di Shaula, Leilani sorrise debolmente e la ringraziò. —Per quanto avesse espresso gratitudine, in realtà non sembrava averne l’espressione, ma per la fanciulla era un dettaglio di poco conto; assecondò quindi la compagna che aveva ripreso a camminare, accompagnandola in quella passeggiata in tondo, lungo il quarto piano. Eppure—

«—Dama Shaula, come mai quella stanza è chiusa?»

A catturare l’attenzione di Leilani lungo il tragitto fu una delle stanze di pietra dall’ingresso sbarrato: si trattava della camera in cui Shaula svolgeva le proprie ‘faccende quotidiane’, nonché il luogo che aveva sigillato con forza, giurando di tenerlo rinchiuso per l’eternità.

«Se la memoria di una donna inetta e disorientata come me non mi inganna, gli ingressi delle altre stanze erano tutti aperti, perciò quel portone sbarrato ha destato la mia curiosità…»

«Mmh~, in realtà non c’è un motivo importante, ma siccome non c’è dentro niente di speciale, fai finta che sia un posto poco importante e passiamo oltre, chiaro?!»

«È davvero così? Eppure…»

«Ho detto che devi passarci oltre e basta.»

Shaula respinse ancora una volta Leilani, ostinata a indagare mossa da un inutile curiosità.

Avvertendo che il proprio tono di voce era risultato più aspro del previsto, Shaula si rese conto di non voler affatto che le sue  ‘faccende quotidiane’ venissero alla luce.

E a maggior ragione, far scorgere quella stanza di pietra sigillata a una “Leilani” tanto rude e sfacciata, quanto curiosa e intraprendente, era stato un errore in partenza.

«Beh, dei dettagli non ce ne frega niente, quindi diamoci una mossa! Ah, c’è pure un’altra stanza collegata al terzo piano, ma anche lì l’accesso è super vietato, capito?!»

«Comprendo perfettamente. Non abbiate timore, non mi macchierò mai di una simile slealtà, perciò potete stare tranquilla.»

«Sarà poi vero, eh?! Alla sottoscritta puzza parecchio di bruciato!»

Dopotutto, dal momento del loro ricongiungimento fino a quel momento, si era lasciata manipolare in continuazione dalle parole e dalle azioni di “Leilani”. Sperando vivamente di non dover subire altro, animata da sentimenti ben poco adatti al nome di una stella, la prese per il braccio.

##2

«— È un’argomentazione alquanto azzardata. Tuttavia, è anche un’opinione su cui vale la pena riflettere.»

Sorridendo con vivo interesse, quell’uomo barbuto si accarezzò il pizzo rossastro con un dito.

Visto l’andamento della conversazione fino a quel momento, Shaula non comprese affatto per quale motivo il Barbuto avesse sorriso in quel modo. Dopotutto, aveva espresso il proprio pensiero temendo quasi di scatenare la sua ira.

Il Barbuto era storpio da una gamba e non riusciva a camminare decentemente senza l’ausilio di un bastone. —Trovandosi in una condizione di tale, estrema fragilità per un essere vivente, la ragazza gli aveva domandato come facesse a tirare avanti con tanta pacatezza.

«Sia tu che fatichi a camminare, sia la mammina che è un disastro a vivere badando a se stessa… alla sottoscritta sembrate super al limite, perciò mi è venuto naturale chiedertelo!»

«Tralasciando il tuo giudizio sulla “Strega”, il tuo dubbio è un quesito che colpisce nel segno anche me… Anzi, a dirla tutta, è un bel grattacapo che va a pungere sul vivo pure questa mia vecchia pellaccia, eh già!»

«Oh, eccolo! È saltato fuori di nuovo quello strambo accento!»

Shaula non esitò a farlo notare al Barbuto, che si era appena corretto accarezzandosi il pizzo, come se se ne fosse ricordato all’improvviso.

Ultimamente, il Barbuto cercava di proposito di alterare il proprio modo di parlare in quella maniera. A onor del vero ne risultava un tono dalla bizzarria incancellabile, eppure Shaula non vi si opponeva minimamente.

«Dopotutto l’ideatore è il Maestro! Se si tratta di un’idea a dir poco stratosferica sgorgata dalla mente del Maestro, non importa quanto possa risultare assurda: il big love della sottoscritta la approverà sempre al cento per cento, eccome~!»

«Definirla in modo tanto indigesto è a dir poco crudele, e perbacco! Sto ponderando e applicando una meticolosa selezione di ogni termine con la massima cura, proprio per evitare… ehm… per non farne saltar fuori una baracconata, ci siamo intesi?! Tuttavia… uff, immagino che l’alterazione semantica dovuta al proliferare dell’uso progressivo nel tempo sia una deriva inevitabile.»

«Oh, sei tornato a parlare normale~!»

Osservare il Barbuto destreggiarsi tra la sua cadenza abituale e quello strambo accento era a dir poco spassoso. Quando adottava l’inflessione bizzarra, i suoi movimenti e le sue espressioni si facevano marcatamente teatrali, offrendo uno spettacolo degno di nota.

«Capisci a me, se me la metti giù in questi termini, allora vuol dire che il sudore versato per inventarmi ‘sta parlata è stato un vero affare d’oro… perbacco!»

A quel commento, il Barbuto sfoderò un sorriso compiaciuto, come se avesse ottenuto esattamente ciò che voleva. 

‘Per qualche ragione, alla sottoscritta è appena salita una rabbia pazzesca…’

«Toh, beccati questa!»

«Gwah?! M-ma perché diamine mi hai appena tirato una ditata nel fianco?!»

«Quella tua faccia da schiaffi dava un sacco sui nervi alla sottoscritta! E poi, non mi andava proprio giù l’idea di essere trattata come una donna da quattro soldi, che si muove esattamente secondo i tuoi strambi piani, sai?!»

«La tua seconda affermazione è una mera illazione… ma per quanto concerne la prima… potresti anche perdonarmi un minimo di compiacimento.»

Incassata in pieno la ditata di Shaula, il Barbuto si appoggiò con la schiena alla parete più vicina, sospirando.

A quella vista, Shaula borbottò un esasperato «Di nuooovo~?», storcendo le labbra nel constatare che era scattato l’ennesimo break per riposare le sue gambe affaticate. Intrecciando le mani dietro la nuca, sollevò svogliatamente lo sguardo verso il muro di pietra a cui l’uomo era appoggiato.

Quell’imponente bastione, che ora cingeva interamente la città, era un’opera inesistente fino a mezza luna addietro. In origine, a circondare l’abitato vi era unicamente una barriera molto più bassa e inaffidabile, qualcosa che Shaula, con un balzo, avrebbe oltrepassato agilmente: una misera staccionata di ferro. 

Una simile recinzione non avrebbe mai potuto arginare l’imminente calamità delle bestie. —Fu proprio grazie a tali disperate suppliche che, infine, si autorizzò l’erezione di quelle candide mura. Anche se—,

«C’è stato bisogno di tirarle su a un ritmo pazzesco, ma la mammina e Reid sono davvero dei mostri.»

Stringendosi le spalle nude, Shaula rievocò con un brivido le circostanze in cui venne eretto il bastione difensivo. I materiali necessari erano stati estratti da una lontana vallata e trasportati fin lì grazie alla magia della mammina; dopodiché l’Uomo Rosso, appesantito dai postumi di una sbronza colossale, aveva squadrato e rifinito le pietre a suon di fendenti e mugugni, ergendole su tutti e quattro i lati dell’abitato. Ne risultò una cinta muraria rozza e del tutto priva di grazia, ma al contempo eccezionalmente solida e robusta.

In barba al diritto di avere la luce del sole, od a qualsivoglia altra lamentela… quella barriera espresse un’efficacia formidabile contro l’annunciata calamità delle bestie, salvando in modo teatrale una città ormai sull’orlo della distruzione.

«Da quando è successo il modo in cui la gente intorno ci guarda è cambiato radicalmente! Che branco di opportunisti, eh!»

«È inevitabile. È la prima volta che mettiamo piede in queste terre, e sono pienamente consapevole che a un primo sguardo possiamo apparire come un gruppo alquanto sospetto. Gruppo di cui tu, naturalmente, sei pienamente complice.»

«E non appena si accorgono che siamo utili subito a voltare gabbana, eh~?! Se vuoi l’opinione della sottoscritta, questo è uno stile di vita da veri e propri npc! Sono delle esistenze patetiche, perennemente in balia degli eventi e delle correnti del tempo~.»

«Sei spietata.»

Il Barbuto sorrise amaramente a Shaula, che aveva aperto bocca per recriminare la volubilità dell’animo umano.

Era naturale che gli abitanti della città mostrassero loro gratitudine. A maggior ragione considerando il ruolo fondamentale svolto dal Barbuto, per il quale qualsiasi trattamento di favore dimostratogli non sarebbe mai risultato eccessivo.

Inizialmente, gli abitanti erano del tutto restii a prendere sul serio la minaccia della calamità e ad accettare la costruzione del bastione. Dopotutto, se alla fine si erano lasciati persuadere dando il loro consenso, era stato proprio grazie alla fine dialettica del Barbuto Sotto quell’aspetto, sebbene anche la presenza del principe Biondo e di “lui” avesse avuto un peso notevole, la figura centrale era stata senza dubbio il Barbuto. E pur ammettendo che il contributo della mammina e dell’Uomo Rosso si fosse rivelato cruciale nel respingere la vera e propria ondata di bestie, senza quelle mura non si sarebbe potuta celebrare alcuna vittoria.

Se in quel momento il Barbuto stava ispezionando con le proprie gambe la città scampata al disastro, era certamente per via di quel medesimo senso di responsabilità che l’aveva guidato durante l’operazione.

«Però la sottoscritta non ne può davvero più di farsi trascinare in questa passeggiata a passo di lumaca, sai? In fin dei conti sei fin troppo gracile. Quanti cavolo di interval hai intenzione di prenderti strada facendo?!»

«Chiedo umilmente venia per il gran bel disturbo. Ma vedi, in giro non c’era nessun altro disposto a sorreggermi, dico bene eh?! Prova un po’ a portarti in giro Reid… quello lì è un autentico talento nel seminare il caos persino in mezzo al nulla, non c’è che dire!» 

«È un seccatore di prima categoria! Beh, se la sottoscritta dovesse paragonarti a lui, tu sei diecimila volte meglio, Alec!»

«”Diecimila volte” è proprio quel che si dice un vero affare d’oro, perbacco! Peccato solo che, quando c’è di mezzo Reid… venga a mancare qualsivoglia parametro di riproducibilità empirica… e questa è una gran bella disdetta, eh già!»

Shaula rinunciò a fargli notare ogni singola inflessione di quel bizzarro accento, che l’uomo ostentava in maniera del tutto deliberata. 

Fuor di lusinghe, reputava davvero che fargli da scorta fosse diecimila volte preferibile rispetto a lasciarsi trascinare in giro dall’Uomo Rosso.

In effetti, dopo la calamità delle bestie, il numero di abitanti disposti a rivolgere loro la parola era notevolmente aumentato; tuttavia, quando si trovava in compagnia dell’Uomo Rosso, un certo numero di insulti e maledizioni finiva immancabilmente per piovergli addosso, a dispetto del loro status di salvatori. Inoltre, poiché lo spadaccino amava replicare a tono con altrettante volgarità, si confermava un individuo del tutto inadatto all’educazione di una fanciulla.

Al contrario, passeggiando con il Barbuto come in quel momento, le venivano rivolti per lo più saluti cordiali e affettuosi; di conseguenza, facendogli da scorta, Shaula poteva godere dei vari omaggi a lui destinati, come qualche frutto di mella, un risvolto che non le dispiaceva affatto.

Proprio così, mentre si perdeva in quel paragone mentale tra due accompagnatori talmente agli antipodi da rendere assurdo ogni confronto—

«”Perché mai ostinarsi a vivere, se per tirare avanti si ha il disperato bisogno di essere sorretti da chi si ha vicino…” è proprio una domanda interessante, già.» 

All’improvviso gli sfuggì quel mormorio. Shaula, che stava aspettando pazientemente la fine del suo riposo a sedere, emise un verso interrogativo, aggrottando la fronte nello sforzo di coglierne il senso.

Di fronte a quella reazione, il Barbuto abbozzò un sorriso amaro.

«Sei stata proprio tu a tirare fuori l’argomento, dico bene?! Mi hai domandato per quale motivo io e la strega ci ostiniamo a tirare avanti la carretta, pur essendo nient’altro che un bel peso per il prossimo, o dico male?!» 

«La sfumatura era un tantino diversa, sai… La sottoscritta intendeva dire che, essendo così gracili… super gracili…! Campare dev’essere una gran faticaccia, perciò mi chiedevo con quale faccia tosta vi ostinate a sprecare fiato per rimanere vivi.»

«Così è molto più crudele di quanto avessi immaginato prima… perbacco!»

Sebbene l’uomo avesse sollevato la sua obiezione a gran voce, agli occhi della fanciulla si trattava di un ragionamento del tutto naturale: dopotutto, il suo scopo originario era proteggere Il Maestro, servirlo e vivere per lui, e per assolvere a tale compito la resistenza e la prestanza fisica rappresentavano requisiti imprescindibili.

Di conseguenza, nella sua personale scala di valori, quei parametri godevano di una priorità assoluta.

«Proprio per questo la sottoscritta è super scettica sul senso della vita di chi ha quelle stat così basse.»

«A voler fare i pignoli, la strega è pur sempre la causa originaria e scatenante che ha reso possibile la tua nascita… ehm, e tu non le dài nemmeno un briciolo di credito, ti pare possibile?!» 

«Alla mammina non può che prendersi un ringraziamento mega giga enorme, ci mancherebbe! Perciò quello che mi verrebbe da dirle, sarebbe solo un ‘ottimo lavoro‘.»

«Un sistema di valori empiricamente incrollabile, perdincibacco… Quanto ti invidio, eh già.»

Mentre il Barbuto scrollava le spalle con un sospiro, Shaula socchiuse un occhio per scrutarne l’espressione. Sebbene quel modo di parlare così bizzarro ne mascherasse in parte il tono, comprese che in quelle parole non c’era la minima traccia di sarcasmo o veleno, ma solo una profonda sincerità

Giunta a tale conclusione, la fanciulla si portò una mano alla fronte e, lasciandosi sfuggire un verso di assenso, e proseguì.

«Non ti avrei mica messo il muso perché la sottoscritta ti ha dato del rammollito, eh?! Se ti va, posso pur sempre chiedere un favorino alla mammina: le basterebbe estrarre la tua anima, Alec, e infilarla in un contenitore dal design niente male… mmh… una specie di operazione “remake of reboot, insomma!»

«Troppa grazia per il pensiero, nevvero! Ma preferisco di gran lunga declinare. È innegabile che la mia attuale limitazione motoria presenti innumerevoli deficit, eppure… non ho il benché minimo rimpianto per essere venuto al mondo esattamente così come sono, in quanto me stesso… in questa mia vecchia pellaccia, perbacco!»

«Sì, ma visto che tocca alla sottoscritta darti una mano a camminare, per me è una super seccatura, eh!»

«In effetti… messa in questi termini fatico a ribattere! Tuttavia, in questa scelta risiede la mia più sincera convinzione personale.»

Spogliate da quel bizzarro accento, le sue affermazioni acquisirono una profonda forza persuasiva, tanto da soverchiare inavvertitamente la fanciulla, la quale si lasciò sfuggire un mugugno imbronciato per l’amaro senso di frustrazione.

Come poteva provare una simile sensazione di fronte a un avversario zoppo, che in uno scontro fisico avrebbe annientato a occhi chiusi?

«Holy shit…! Se ti tirassi un pugno, la vittoria sarebbe matematicamente della sottoscritta, eppure ho la mega fastidiosa sensazione che, se lo facessi, finirei per uscirne io come la vera perdente…!»

«Che tu riesca ad afferrare una simile sfumatura emotiva è una bella dimostrazione di maturità, non c’è che dire! …E oplà.»

In modo del tutto inesplicabile, il Barbuto sfoggiava un’aria di trionfo capace di smorzare sul nascere ogni istinto bellicoso. Poi, con un sospiro, staccò la schiena dalla parete e per poco non crollò a terra.

«Attento!» squillò la voce di Shaula, le cui mani scattarono in avanti per sorreggerlo al volo per il petto.

Sostenuto dalla ragazza, il Barbuto scampò alla figuraccia. Eppure, senza la minima traccia di umiliazione per la propria goffaggine, le rivolse un sorriso: «Grazie assai!».

«Se non ci fosse stata la sottoscritta, saresti stramazzato malamente a terra! Cos’è che hai da ridere?!»

«Il fatto stesso di averti indotta ad agire per sorreggermi dimostra che le dinamiche si sono svolte secondo le mie aspettative… dico bene o dico giusto?!»

«――»

«È esattamente come dici tu: senza qualcuno a sorreggermi, non riesco nemmeno a camminare per strada come si deve, nevvero! Eppure, il motivo per cui continuo a percorrere questa via… questa terra desolata, è perché ho un obiettivo che non potrei raggiungere altrimenti, eh già.» 

Facendo leva sulle braccia di Shaula, il Barbuto si raddrizzò con fermezza e piantò il bastone a terra. A quel tonfo secco sul ciottolato, Shaula avvertì la sensazione che l’ossigeno fosse improvvisamente sparito dall’aria.

Era assurdo. Che mostri di potenza come l’Uomo Rosso o la mammina emanassero una pressione in grado di far vibrare l’aria era più che naturale.

Ma che, di tanto in tanto, individui del tutto inetti al combattimento — come il Barbuto o il principe Biondo — riuscissero a sprigionare un aura tale da farle venire la pelle d’oca… era un fenomeno incomprensibile.

Una natura che ricalcava alla perfezione l’essenza di lui. ――Oltre al cieco amore che provava nei suoi confronti, era proprio quella capacità che riusciva a farle tremare l’anima fin nel profondo.

«Mi dispiace davvero assai, Shaula, ma a dirla tutta sto strumentalizzando pure te, perbacco! Come puoi ben vedere, a causa di questa mia disabilità motoria, se non facessi totale affidamento sulle forze di chi mi sta attorno, il mio sogno non potrebbe mai e poi mai realizzarsi, o sbaglio?» 

«…È a dir poco scioccante la tua super teoria del parassitismo!»

«Naturalmente, ce la metterò tutta per evitare di esservi nient’altro che una zavorra da trascinare, questo è poco ma sicuro!»

Abbozzando un sorriso amaro, il Barbuto lasciò la presa su Shaula e si rimise in piedi, appoggiandosi al bastone. Infastidita da quel sorriso e dal suo atteggiamento, Shaula sospirò, ben consapevole di avere davanti un tipo che non avrebbe dato ascolto a nessuna obiezione.

‘A prima vista sembra uno capace di fare discorsi sensati, ma in fin dei conti anche il Barbuto fa parte della cricca dell’Uomo Rosso, del principe Biondo e della mammina… Di certo, non si tratta di un viaggio a cui può accodarsi gente incapace di esprimere le proprie opinioni o di parlare dei propri sogni.’

«Tanto per intenderci, è proprio del mio grande sogno che stavo parlando, dico bene? Ti andrebbe mica di ascoltarlo?»

«Interesse sotto lo zero, sai!»

«E allora a maggior ragione devo proprio parlartene, eh già! Dopotutto, per realizzare il mio sogno mi toccherà chiedere la collaborazione, chiedere di sorreggermi, proprio a quella marea di gente in questo mondo che, in questo momento, mi sta solo voltando le spalle, dico bene?!»

‘Visto? Anche se l’ho respinto, va avanti imperterrito con la sua solfa!’

Decidendo che non valesse la pena zittirlo con la forza, Shaula si limitò a palesare il proprio rifiuto voltandogli letteralmente le spalle, per poi lasciare che il Barbuto proseguisse a ruota libera.

Inseguendo la fanciulla che si era rimessa in marcia, l’uomo trasse un respiro profondo, accompagnato dal secco ticchettio del suo bastone.

«Il mio desiderio è quello di riunire in massa individui disparati e fondare un’unica nazione. Un luogo in cui non contino nulla il sangue o il retaggio storico, bensì dove vengano valutate le attitudini e le capacità personali, offrendo a ciascuno l’opportunità di emergere. —Ecco il genere di paese che ho in mente.»

«…È un sogno a suuper ridicolo.»

«Me lo dicono spesso, e molti ci ridono su. Io, che in fondo ero solo un reietto, a volte rido della mia stessa audacia… per aver iniziato a parlare di sogni così grandi. Tuttavia,»

A quel punto s’interruppe e, accelerando il passo col bastone, si affiancò a Shaula. La fanciulla lo sbirciò con la coda dell’occhio, costretta ad alzare lo sguardo verso il suo profilo a causa della propria statura, ancora in via di sviluppo.

Per un istante, Shaula ebbe l’illusione che in quel viso brillasse la stessa luce che animava gli occhi di “lui” e di tutti coloro che lo accompagnavano.

«L’accumulo dei giorni plasma ciò che siamo, e questo diventa l’immagine reale di ciò che siamo agli occhi degli altri. —Qualsiasi finzione, se portata avanti abbastanza a lungo, finisce per non avere nulla da invidiare alla realtà.»

«Pensa un po’… e il primissimo passo per fondare questa nazione sarebbe quello strambo accento?»

«In realtà, quando si intende fondare un paese di sana pianta, l’ideale sarebbe crearne una lingua peculiare, ma al giorno d’oggi adottare un idioma incomprensibile alle altre nazioni risulta un’ipotesi del tutto irrealistica. Di conseguenza, ho ritenuto più appropriato optare per una determinata inflessione o un dialetto, ed è proprio su questo punto che mi sono consultato con il tuo Signor Maestro, perc― Anzi! A dirla tutta, mi sono proprio fatto dare una gran bella dritta da lui, eh già!»

«La choice and select del consigliere è stata azzeccatissima, ma se per primo il capo di stato Alec non riesce a padroneggiare a dovere quest’accento, al massimo rimedierete la figura dello scemo del villaggio, eh!»

«Messa così, mi cogliete proprio in fallo…»

Forse recependo all’istante il consiglio, il Barbuto esasperò di proposito quell’inflessione bizzarra. Che l’imponente sogno coltivato dall’uomo potesse realizzarsi o meno, a Shaula importava ben poco. Villaggi, paesi, città e nazioni brulicanti di umani: in ognuno di questi luoghi, l’unico dettaglio rilevante era la presenza di “lui”. Se Il Maestro si fosse trovato lì, lo avrebbe protetto con tutta se stessa; in caso contrario, se ne sarebbe stata del tutto disinteressata. Era questa la rigida logica della fanciulla. Tuttavia—,

«Vale pure per Farseil, ma questa vostra indole di sobbarcarvi volentieri fardelli spropositati dev’essere davvero estenuante! Se mai la sottoscritta si ritrovasse a morire di noia, potrei pure darvi una mano con i bagagli, sapete!»

Per i comuni esseri umani, la fanciulla non nutriva il benché minimo interesse. Non un briciolo, non una virgola. E in fondo, non le importava poi molto nemmeno del Barbuto o del principe Biondo. Eppure, quella noncuranza era ben lontana da un’apatia totale. Così, reputando giusto farglielo presente, gli rivolse la parola scrutandone il profilo.

Non vi era alcuna intenzione particolare dietro una simile uscita. Ciononostante, il Barbuto sgranò gli occhi, si coprì rapidamente il volto con una mano e scoppiò in un’allegra risata.

«Caspiterina, è una dichiarazione che infonde proprio una bella dose di sicurezza! …Shaula, se lo desideri potrei persino nominarti prima cittadina della nazione che andrò a fondare, certo che potrei!.»

«No thank you! La sottoscritta ha già piazzato ben benino le chiappe sul sedile dell’amante sulla carrozza del Maestro!»

«No, aspetta un momento… ti accontenti di fare l’amante?! Ma che razza di discorsi mi tocca sentire, dico io?!»

Di fronte a Shaula — che si era incrociata le braccia al petto a formare una grossa X — il Barbuto ribatté con una voce così vigorosa e squillante che i passanti nei paraggi si voltarono di scatto, domandandosi cosa stesse succedendo.

Osservando l’impatto di quelle parole e la reazione immediata della folla, la fanciulla ne rimase sinceramente colpita. In fondo, dovette ammettere, il bizzarro dialetto del Barbuto poteva davvero rivelarsi uno strumento formidabile per realizzare il suo sogno.

«Visto che roba?!» 

Cogliendo quella sua tacita ammirazione, il Barbuto sfoggiò un sorrisetto talmente compiaciuto e spocchioso, che Shaula non poté che piantargli nuovamente dito nel costato..

##3

«—La sottoscritta aveva detto chiaramente che ‘sto posto doveva restare un close da ignorare, sai.»

Nel pronunciare l’avvertimento, Shaula fissò con sguardo gelido la schiena della persona di fronte a lei.

Si trovavano all’interno di una stanza di pietra che sarebbe dovuta rimanere rigorosamente sigillata. Chi aveva forzato la porta sbarrata per introdurvisi si era ritrovato davanti all’incessante scorrere dei giorni di Shaula, inciso su ogni singola parete: una distesa sterminata di tacche che tenevano il conto di tutto il tempo che la fanciulla aveva trascorso abbandonata in quella torre.

—Quei segni, che ricoprivano le pareti con una fittezza asfissiante, erano la prova tangibile del tempo che Shaula aveva accumulato.

Non era la morbosa ossessione di una folle, né lei aveva alcuna intenzione di rinfacciare quei giorni di solitudine a “lui”, una volta che quest’ultimo avesse fatto ritorno.

Quell’infinita marea di tacche esisteva solo perché aveva trascorso tutto quel tempo pensando unicamente a “lui”; in altre parole, era una pura prova d’amore, e per questo la fanciulla si rifiutava categoricamente di vederla ridotta a una semplice e folle abitudine.

Eppure, Shaula sapeva bene quanto una simile visione potesse risultare raccapricciante agli occhi degli altri.

Era proprio per quel motivo che aveva sigillato la porta e nascosto l’esistenza della stanza, assicurandosi che nessuno potesse mai vederla. —Eppure.

«La sottoscritta l’aveva detto, sai. Ti avevo avvertito di non farti strane idee.»

Era innegabile che, fino a quel momento, Shaula non si fosse comportata con la fermezza degna di un Custode Stellare, limitandosi ad assecondare le richieste altrui; il protrarsi di quell’atteggiamento remissivo doveva aver indotto chi aveva di fronte a prendersi troppe libertà.

Tuttavia, chiunque avesse la sconsideratezza di pestare la coda a un leone sarebbe finito inesorabilmente con la gola squarciata, a prescindere dalle sue motivazioni o dall’assenza di cattive intenzioni.

E questo valeva perfino per la donna incinta che “lui” le aveva severamente ordinato di trattare con ogni riguardo…

«Adesso pagherai le conseguenze per aver fatto quello che non dovevi. Chiaro?»

«…»

«…? Mi stai ascoltando? Ignorare la sottoscritta dopo aver infranto una regola… stai forse cercando di scoprire fino a che punto riesci a far salire il voltaggio di quanto mi possa incazzare?»

…era ciò che intendeva chiederle. Accorciò le distanze a grandi falcate e le afferrò una spalla per costringerla a voltarsi, visto che continuava a darle le spalle, ma d’un tratto trattenne il fiato.

Davanti a lei, Leilani aveva barcollato, ormai priva di forces, e grosse lacrime le stavano rigando incessantemente il volto.

Restando in quella posizione, la donna incrociò con lo sguardo velato dal pianto gli occhi della fanciulla, ancora ammutolita per la sorpresa.

«Vi chiedo umilmente perdono… Con inaccettabile arroganza, insolenza e presunzione, questa donna indegna ha percepito solo un minuscolo frammento del peso dei giorni che avete trascorso qui, e ne è rimasta del tutto soverchiata.»

«M-ma perché ti metti a piangere, eh?! Quella che vorrebbe piangere è la sottoscritta! Ti avevo intimato di non mettere piede in ‘sta stanza, e dopo esserti intrufolata lo stesso, che diamine di reazione è mai questa…?!»

«—Dama Shaula, dovete aver sopportato un dolore indicibile in tutto questo tempo. Siete stata davvero coraggiosa.»

Per il contraccolpo di quello strattone, Leilani le era quasi caduta addosso, e glielo disse rannicchiata contro il suo petto, fissandola dritta negli occhi.

Shaula sospirò e abbassò lo sguardo su di lei. Un tempo era lei a dover sollevare il capo per guardare “Leilani” negli occhi, ma ormai la situazione si era del tutto capovolta, ed era Shaula a dover abbassare lo sguardo

«… Questo è quello che pensi?»

D’un tratto, le labbra di Shaula tremarono, dando voce a un sussurro così fievole da sembrare inconcepibile persino a lei.

Forse era un sentimento rimasto sepolto nel profondo del suo cuore, di cui non aveva preso coscienza finché Leilani non glielo aveva messo davanti agli occhi: il dubbio che trascorrere tutto quel tempo abbandonata nella torre fosse stato davvero doloroso.

«Deve essere stato terribilmente faticoso resistere a tutto quel dolore, a quell’angoscia, a quella tristezza indicibile.»

Aggiunse Leilani, sollevando una mano verso la testa di Shaula. Le sue dita iniziarono a pettinarle i capelli, sfiorandole la nuca dove le ciocche erano raccolte a coda di scorpione.

In passato, “lui” e gli altri le accarezzavano spesso il capo a quel modo. In particolare, “Leilani” lo faceva innumerevoli volte, e un simile contatto riaprì lo scrigno dei ricordi di allora.

“Leilani” aveva sempre avuto un talento speciale nell’insegnarle ciò che non sapeva e nel dare una voce ai sentimenti che lei non era in grado di formulare. Forse anche quel gesto rispondeva alla medesima logica.

Che avesse davvero sofferto per ciascuna delle tacche che aveva inciso su quelle pareti?

«La sottoscritta…»

‘Ho davvero percepito come un fardello i giorni trascorsi a mantenere la promessa fatta a lui?’

«—Con inaccettabile sfrontatezza, ho infranto la promessa che vi avevo fatto. Eppure, ora sono lieta di essermi comportata così. La mia condotta disdicevole e immorale mi ha impedito di ignorare l’enorme peso che vi affliggeva… risparmiandomi così il peggiore dei rimpianti.»

Ascoltò la voce tremante di Leilani, le cui mani non avevano mai smesso di accarezzarle i capelli.

Nel sentire “Leilani” affermare di aver scongiurato la peggiore delle eventualità, Shaula pensò con fare distratto che, in effetti, quella donna l’aveva salvata per davvero.

Forse si trovava sul ciglio di un baratro di cui non aveva alcuna consapevolezza, e “Leilani”, scegliendo di infrangere il divieto, era riuscita a trattenerla un attimo prima che precipitasse nel vuoto.

«Vi ringrazio dal profondo del cuore per essere rimasta incolume. Detto ciò, se vorrete perdonare l’impertinente supplica di questa donna indegna… vi prego, non tenetevi tutto dentro da sola.»

Davanti a quelle attenzioni così delicate, tese solo a lenire il suo dolore, Shaula non ebbe la forza di opporre la benché minima resistenza. Dopotutto, sebbene la sua intera esistenza fosse consacrata a “lui”, gran parte di ciò che la rendeva ciò che era derivava da “Leilani”: dai ricordi condivisi con “Leilani” e da tutto ciò che la stessa “Leilani” le aveva insegnato.

—E così, quasi a voler concedere un tacito assenso, rimase immobile, continuando ad accogliere le carezze di quel palmo caldo sulla testa.

Capitolo quarto: «Le memorie della Mammina»

##1

«Un, due, tre, quattro~!»

Così, crogiolandosi alla luce del sole, fletteva ed estendeva gli arti con flessuoso vigore. Per mantenere quel suo body mozzafiato da vera dynamite, e in parte perché era ormai un’abitudine radicata, si stava dedicando alle sue immancabili ‘faccende’ mattutina. —E, nel farlo, si tormentava.

«Mica la sottoscritta sta facendo la Custode Stellare controvoglia, eh…?»

A vorticarle ininterrottamente nella mente erano i propri sentimenti, messi a nudo da Leilani in quella stanza di pietra segnata dalle tacche: un’inaspettata frustrazione che aveva accumulato in fondo al cuore durante il lunghissimo periodo trascorso in solitudine nella torre.

A dirla tutta, per lei quei segni rappresentavano soltanto la prova del tempo trascorso e del proprio affetto crescente, senza alcuna intenzione di attribuirvi un significato più profondo. Eppure, stando alla donna, incarnavano la manifestazione tangibile di un grido straziante custodito nel suo animo più intimo. A furia di sentirselo ripetere aveva finito per crederci, al punto che la sola idea che “lui”, una volta tornato, potesse scorgere quella ‘moltitudine di tacche’ le faceva letteralmente gelare il sangue nelle vene.

‘Se Il Maestro dovesse pensare che sono una squilibrata e farsi indietro schifato con un sonore “Ugh!”, con ogni probabilità la sottoscritta non si riprenderebbe mai più dal colpo!’

‘Sotto questo aspetto, non posso che ringraziare Leilani per avermi fatto notare in tempo: “Tutto questo è a dir poco allarmante”.’

«Questo però non significa che la sottoscritta chiuderà un occhio sul fatto che ti sei intrufolata in quella stanza, sia chiaro~!»

«Le vostre parole sono alquanto severe… eppure, è soltanto la conseguenza della mia imperdonabile stoltezza. Accetterò di buon grado qualunque castigo dettato dalla vostra ira, ma vi imploro… risparmiate almeno questi bambini.»

«Bleah, ci risiamo! Più che dimostrare la forza di una madre, questa tattica ne evidenzia la mega vigliaccheria! Ti conviene usarla solo ed esclusivamente con la sottoscritta, chiaro?!»

Shaula le rivolse quell’avvertimento facendole una linguaccia; appoggiata alla ringhiera del balcone nei pressi dell’ingresso della torre, Leilani la fissava accarezzandosi il ventre gonfio.

Ignorando del tutto le disposizioni iniziali, la donna si comportava ormai come una vera e propria inquilina, muovendosi a proprio piacimento; di conseguenza, Shaula trascorse i giorni successivi occupandosi di lei con estrema riluttanza.

Costretta a cedere alle continue richieste di Leilani, abilissima a farsi scudo con la gravidanza per fare il bello e il cattivo tempo, la ragazza scosse la testa di fronte a un dettaglio ormai fin troppo evidente:

«La sottoscritta non è per niente tagliata per fare la super balia iper premurosa~»

‘A dire il vero, considerando lo scopo per cui sono stata creata, sotto un certo punto di vista la sottoscritta lo ritiene super inevitabile.’ 

Dopotutto, a progettarne l’indole e la natura era stata la mammina, una figura dalla scarsa empatia emotiva e con un’ossessione maniacale per l’efficienza. Ostentando un netto disprezzo per l’estetica in favore della funzionalità, finiva spesso per scontrarsi con chi la circondava.

«Se Il Maestro o “Leilani” non l’avessero persuasa, a quest’ora la sottoscritta sarebbe potuta essere un grottesco monster deforme, progettato unicamente per adempiere al proprio scopo con la maaaassima efficienza…»

‘Che una cosa del genere non fosse affatto remota è proprio ciò che rende la mammina tanto spaventosa. Ma per quanto mi riguarda, la sottoscritta le sarà eternamente grata per averle regalato un aspetto così “beautiful & wonderful”! È solo grazie a ciò se sono diventata una super gnocca, tagliata su misura per i gusti del Maestro!’

«La sottoscritta non vede l’ora di dimostrarglielo, ammaliando Il Maestro il prima possibile~!»

‘A quanto pare, questa interminabile attesa si è rivelata davvero dolorosa per la sottoscritta. Quindi, per ripagare con gli interessi tutta questa sofferenza e fatica, desidero il ritorno del Maestro più di qualsiasi altra cosa!’, E a proposito di attese—

«Spero pure che il marmocchio nella pancia di “Leilani” nasca il prima possibile, sai~»

«…Sono sbalordita. Non avrei mai immaginato che desideraste incontrare questi bambini.»

«Macché, alla sottoscritta non frega un bel niente dei mocciosi! È solo che, finché quella pancia non si sgonfia, non posso buttarti fuori a calci nel sedere manco volendo, perciò vorrei soltanto fare clear di questa seccatura!»

«—Vi sono forse ancora d’intralcio, Dama Shaula?»

Sentendo quella domanda, posta con un tono un po’ più dimesso da Leilani che aveva smesso di accarezzarsi il grembo, la fanciulla emise un lieve mugugno, continuando imperterrita a fare i suoi allungamenti:

«Be’, a dire il vero ormai la sottoscritta non trova la tua presenza poi così fastidiosa. Ma se dovessi entrare in travaglio, o se dovessi scortarti fuori dal mare di sabbia dopo il parto, ci sarebbe il rischio di mancare il Maestro per uno sfortunato tempismo, no?! La difficoltà del Tempo di Sabbia è di livello super hard, per cui la sottoscritta preferisce ridurre a zero le probabilità di lasciarselo sfuggire, chiaro?!»

«…Le vostre convinzioni sono davvero incrollabili. E questo benché abbiate già compreso che io sono proprio la “Leilani” che riempie gran parte dei vostri ricordi.»

«—? Ma che centra! Non sono due cose completamente diverse?!»

‘È innegabile che io e “Leilani” condividiamo un’infinità di ricordi, ed è tutta roba fondamentale che è servita a plasmare la sottoscritta di oggi. Eppure, l’essenza stessa della mia natura — il nucleo supremo super massimo che rende la sottoscritta ciò che è — non è cambiato nemmeno di niente di nientee.’

Ed un caposaldo del genere sarebbe rimasto intatto, perfino se avesse continuato a costruire con “Leilani” centinaia di altri ricordi… perfino fossero stati indimenticabili. 

«A tal proposito, mi ricordo che la mammina blaterava qualcosa a raffica, super veloce come al suo solito…»

‘La mammina che mi ha dato la vita possiede una mente geniale e un’ostinazione ai limiti del maniacale; perciò, nel plasmare il carattere della sottoscritta, deve aver riversato le proprie intenzioni in ogni singolo dettaglio.’

‘Perfino questa fermezza di pensiero e l’eterna devozione per il Maestro, che “Leilani” ha definito incrollabili, fanno sicuramente parte del disegno architettato dalla mammina.’

«Be’, per quanto sia un genio la mammina è sempre stata una svampita, quindi la sottoscritta ha la netta sensazione che un sacco di roba non sia andata per niente secondo i suoi piani, eh~.»

«…Nutrite un profondo rispetto per la vostra Madre, non è così?»

«Sentir parlare di rispetto fa quasi il solletico alla sottoscritta! I sentimenti che provo per la mammina sono uno zibaldone incasinato di contraddizioni, sai: un misto tra amore e odio, gratitudine e ribellione giovanile, stima e puro disprezzo!»

«Credo sia un rapporto magnifico, da cui trarre profonda ispirazione. …Chissà se anch’io sarò mai in grado di instaurare un simile legame con questi bambini. Io, che sono così inetta, sconsiderata, indegna, goffa, ignorante e irresponsabile.»

Forse la sua ansia montava a dismisura man mano che parlava, fatto sta che la mano con cui Leilani si accarezzava il ventre prese ad accelerare gradualmente il ritmo. Certo, lo spessore della pancia ne attutiva il tocco, ma massaggiato con una simile foga, perfino un neonato avrebbe finito per gridare give up.

Oltretutto, un simile pessimismo risultava del tutto incomprensibile a Shaula.

«Honestly, non credi di farti troppi complessi? Alla fin fine, a prescindere da cosa frulli in testa ai genitori, i pargoli crescono esattamente come pare a loro, sai~»

«Dama Shaula…»

«Vale lo stesso per la sottoscritta! La mammina avrà di sicuro perso il sonno per progettarmi, arrovellandosi su un mucchio di questioni super spinose. Eppure, anche se mi ha tracciato una sua rotta, dubito fortemente che la sua misera immaginazione sia arrivata a concepire che sarei diventata una lovely girl tanto adorata, dotata di questo glamorous body! La sottoscritta è la sottoscritta, perciò io sono io! Insomma, qualcosa del genere~!»

Sollevando un pugno serrato, Shaula proclamò la propria indipendenza dalla mammina; a dirla tutta si era emancipata da lei sin dagli albori della propria esistenza — o per meglio dire, della sua ‘vita da Shaula’—, ma in quel momento scelse comunque di rivendicarla con enfasi.

‘È innegabile che lo stile di vita e i sentimenti della sottoscritta siano stati plasmati dal progetto iniziale della mammina, eppure…’

«—Il modo in cui lo  amo è scelto unicamente, solo è soltanto, daallaaa… sottoscritta~!!»

«—»

«Mh? Che c’è, eh?! Questa mia dichiarazione d’indipendenza dalla mammina ti ha per caso commosso?!»

Di fronte all’ammutolimento di Leilani, Shaula si voltò con un balzo sulla ringhiera. La donna si trovava a una certa distanza, ma gli occhi della fanciulla erano speciali, capaci di scrutare nitidamente a svariati chilometri. Non le sarebbe mai sfuggito il benché minimo mutamento d’espressione; anche se, a dirla tutta, presentava la pecca di non ricordare poi molto della sua fisionomia originale.

In ogni caso, agli occhi di Shaula risultò fin troppo evidente che Leilani si fosse appena morsa impercettibilmente il labbro.

Tuttavia, Leilani mascherò all’istante quel turbamento e, mormorando un mortificato «Vi chiedo umilmente perdono»,

«Pare proprio che il sole mi abbia colpita. Questo mio corpo difettoso è proprio paragonabile a dell’immondizia…»

«Ma sei seria?! Ti fai battere pure dalla luce del sole?! La sottoscritta sapeva già che per “Leilani” vivere fosse una faticaccia e che eri una mega deboluccia, ma qui hai superato le mie aspettative in modo stratosferico! …Eppure, a dispetto di ciò, riesci comunque a rigirare la sottoscritta come ti pare… sei proprio un tipo incomprensibile, sai!»

Nei suoi ricordi “Leilani” era sempre stata in grado di lasciarla del tutto impotente, mentre la “Leilani” che aveva di fronte non riusciva nemmeno a fare due passi senza il suo aiuto: era davvero un individuo enigmatico.

Rialzandosi a stento e barcollando, Leilani appoggiò una mano alla parete, cercando di rientrare all’interno della torre. Vedendola in quelle condizioni, Shaula le chiese: «Ti serve una mano?»

«Non vi è alcun bisogno, vi ringrazio. Voi continuate pure con la vostre faccende quotidiane Dama Shaula. Non vi è alcuna necessità di sforzarvi per una persona volgare e spregevole come me.»

«Dici, eh?! E allora la sottoscritta approfitta della tua gentilezza: un, due, tre, quattro~!»

Annuendo alla risposta di Leilani accompagnata da un debole sorriso, Shaula tornò a dedicarsi alla sua performance sul parapetto. Per un po’ avvertì lo sguardo di Leilani posarsi quasi dolorosamente sulla sua schiena, sulla nuca e sulla coda da scorpione oscillante, ma alla fine quello sguardo svanì, e la donna rientrò a fatica nella torre, trascinando i piedi con riluttanza.

Avvertendo quel comportamento così pieno di esitazione, a Shaula tornò d’un tratto in mente:

«A pensarci bene, pure la mammina era una persona del tutto incapace di chiedere aiuto in modo sincero~»

##2

«—Bene, Shaula, direi di fermarci qui. Ho ampiamente soddisfatto i requisiti necessari.»

«Aah~?! Di nuovo, eh?! Abbiamo fatto soltanto un po’ di stretching per allungarci, sai! La debolezza della mammina ha superato di gran lunga le aspettative della sottoscritta!»

Anzi, già alla seconda serie del primo esercizio non riusciva più a sollevare le braccia oltre le spalle, per cui non era nemmeno riuscita a completare l’allungamento.

Di fronte a quello spettacolo pietoso della mammina, provando una sensazione di insoddisfazione totale, come se non avesse nemmeno iniziato a masticare il boccone, Shaula gonfiò le guance stizzita.

Tuttavia, ostentando una disinvoltura che faceva a pugni col suo viso pallido come un lenzuolo, la mammina le strizzò un occhio:

«Mettiamo in chiaro una cosa. La quantità di esercizio fisico è un parametro del tutto soggettivo. Partiamo dal presupposto che io mi trovo nella posizione di chi è stato trascinato qui con la forza, per assecondarti in questa fantomatica ‘ginnastica via radio’. Il mio scopo non è mai stato arrivare viva alla fine della sequenza dell’allenamento, bensì ottenere la certificazione formale di avervi partecipato con te. E visto che il requisito minimo è stato ampiamente soddisfatto, io mi tiro indietro. Nulla di più.»

«Mammina, quando ti inventi delle scuse parli a una velocità super allucinante, lo sai vero~?»

«Sarà anche questa la pessima influenza di qualcuno! Forse la sua?! O magari quella di Reid?!»

«Ma che vai dicendo, eh?! Sei stata proprio tu a progettare la sottoscritta così com’è, quindi alla fin fine si tratta solo di un bel full counter dritto in faccia a te, sia chiaro!»

«Il modo in cui riesci a mettermi all’angolo con una logica inattaccabile è davvero impertinente, accidenti…»

Scuotendo debolmente il capo, la mammina si lasciò sfuggire quelle scuse da perdente mentre se ne stava accasciata al suolo. Un conto era non avere la forza di sollevare le braccia, ma vederla franare in quel modo sulle ginocchia era un livello di pateticità insuperabile. Se fosse stato chiunque altro, Shaula avrebbe giurato che si trattasse di una messinscena orchestrata solo per farle un dispetto; eppure, conoscendo la gracilità fuori da ogni logica della mammina, c’era la spaventosa probabilità che fosse rimasta genuinamente a secco di carburante.

«Io e Alec ne stavamo discutendo qualche tempo fa: mammina, ma tu perché diamine sei ancora viva, eh?!»

«Ti metti a discutere di certe cose con Alec?! E io che ero convinta di aver instaurato con lui un bel rapporto amichevole!»

«La sottoscritta si è espressa malissimo! Il senso era: come cavolo fai fisicamente a sopravvivere essendo così debole!»

«Direi che la sostanza non cambia di una virgola! Vi dà per caso così fastidio che io sia viva? —Certo, immagino di sì. In fin dei conti sono nata come ‘Strega’, è inevitabile.»

«Macché, scusa se ti smonto la posa da tipa tormentata, ma la mammina è totalmente fuori strada.»

«Lo so benissimo! Già nel momento stesso in cui lo stavo dicendo, avevo il sospetto che mi avresti risposto in quel modo!»

Nonostante l’aspetto da bellezza misteriosa, la mammina sbraitava in modo chiassoso, esattamente come al suo solito. In giro circolava la voce che fosse una ‘Strega’ autentica e senza pari, un’entità in grado di far prostrare ai propri piedi chiunque bramasse di beneficiare del suo impareggiabile fascino, delle sue immense abilità magiche e di una conoscenza sconfinata che abbracciava ogni tempo e luogo. Tuttavia, per una come Shaula che la conosceva di persona, si trattava di dicerie talmente assurde da strappare solo una grassa risata.

«La triste realtà è che non riesci a completare nemmeno il dieci percento della ginnastica via radio! Dopotutto, la mammina è fatta così…»

«Taci! E andrà pur bene così con questa benedetta ginnastica via radio! O forse hai la presunzione di sentirti superiore solo perché riesci a farla? Pensi per caso che questa fantomatica ginnastica via radio racchiuda in sé un potere straordinario, in grado di surclassare persino le protezioni divine o le Autorità magiche? Non direi proprio!»

«Può bastare così, mammina! Sei talmente imbarazzante che mi fai salire la pena solo a guardarti, quindi per favore, piantala…»

Pur essendo ormai del tutto indipendente a livello psicologico, vedere la propria creatrice esibirsi in uno spettacolo così pietoso infliggeva un duro colpo anche all’animo di Shaula. Onestamente, se si fosse trattato di chiunque altro non avrebbe mai provato un simile turbamento; di conseguenza, per quanto i trascorsi e le dinamiche del loro rapporto fossero parecchio lontani dalla normalità—

«Immagino sia questo il famoso legame genitore-figlio, eh! Al solo pensiero che la mammina si stia rendendo ridicola da qualche parte, alla sottoscritta viene un imbarazzo riflesso da far prudere tutto il corpo, è super meeega insopportabile!»

«Per quale assurdo motivo parti dal presupposto che io debba fare delle figuracce? Non ha il minimo senso.»

«Però questo imbarazzo sta letteralmente logorando la sottoscritta, perciò, mammina, non ti andrebbe di farmi un bel favore e sbrigarti a crepare, eh?!»

«Ti sembra questo il modo di rivolgerti a un genitore?! Non che io sia la persona più adatta a farti la morale su questo punto di vista, beninteso!»

Proprio come aveva appena sottolineato la mammina, che aveva sgranato gli occhi per l’indignazione, la propensione agli insulti verso i propri genitori era con ogni probabilità un tratto genetico ereditario.

Nel caso di Shaula, paragonati ai sentimenti per “lui” non erano altro che inezie, ma nelle sue insolenze si celava comunque una minuscola, impercettibile dose di affetto per la mammina. Al contrario, quando era quest’ultima a sputare veleno sui propri genitori, le sue offese trasudavano soltanto un odio viscerale con zero affetto, risultando paradossalmente quasi… catartiche.

«Devono essere stati dei genitori mega tossici… Povera mammina, fai proprio pena alla sottoscritta!»

«A seguire questa logica, si tratterebbe pur sempre dei tuoi nonni tossici; il che finirebbe per rendere patetica anche te.»

«Se questa storia si trascina da così tanto è solo perché voialtri non l’avete chiusa quando era il momento, eh! Una stirpe di genitori tossici che semina mega strascichi disastrosi di generazione in generazione…»

«Ti pregherei di non etichettare con tanta leggerezza anche me come genitore tossico. Fino a prova contraria, a parte non aver portato a termine quella ginnastica via radio, il mio tabellino è privo di penalità.»

‘Invece di ammettere di non avercela fatta, dice di non averla «portata a termine», come a voler lasciare intendere che, se solo si fosse impegnata, ci sarebbe riuscita… quanto è insolente e insopportabile!’

Ad ogni modo, avendo a che fare con la mammina, una ‘Strega’ detentrice di un potere tanto sublime, quel genere di dispute sterili era all’ordine del giorno, ragion per cui Shaula decise di gettare la spugna e non ribattere oltre.

«Dopotutto, le risse scoppiano soltanto tra individui dello stesso livello, sai!»

«…Questa tua affermazione solleva una questione interessante su come tu inquadri i nostri rispettivi livelli. Ne sono profondamente incuriosita. Dopotutto, sono l’incarnazione stessa della sete della conoscenza.»

«Woo – Wooo, bello non sbraitare! A furia di fissarvi su queste mega inezie, alla mammina non diventeranno bianchi solo i capelli, ma le sbiadiranno pure parecchie altre cose, sapete~!»

«Ci tengo a precisare che non ho perso il colore dei capelli per colpa dello stress!»

Di fronte alla mammina che sbraitava in modo tanto stridulo, Shaula la esortò alla calma con un «Buona, buona», per poi stiracchiarsi a fondo e volgere lo sguardo allo spettacolo sottostante: l’immenso mondo che si spalancava sotto il castello fluttuante. Quel panorama mozzafiato, ammirato da una fortezza che solcava i cieli alla stessa altitudine delle nubi o perfino oltre, possedeva un’aura del tutto ineguagliabile rispetto a qualsiasi altra meraviglia avesse mai contemplato fino a quel momento. E a trasformare in realtà una simile visione era stata proprio la mammina, che continuava a fulminarla con lo sguardo.

«A essere onesta, la sottoscritta porta un mega respect per la mammina. Dopotutto, a parte la mia mammina, non c’è nessun altro là fuori in grado di far volare un intero castello!»

«…Accetto di buon grado gli elogi, ma ti pregherei di non sopravvalutarmi. A patto di elaborare e posizionare adeguatamente le formule magiche per la levitazione, e di fornire la quantità di mana necessario a mantenere sospesa la struttura, un simile progetto sarebbe realizzabile anche da qualcun altro al di fuori di me. Siamo ben lontani da un miracolo.»

«La sottoscritta si corregge! Intendevo dire che, a parte la mia mammina, non esiste nessun idiota a cui salterebbe mai in mente di far volare un castello, eh!»

«A quanto pare, non riesci proprio a fare a meno di pungolarmi a ogni minima occasione!»

A dirla tutta, Shaula avrebbe voluto rinfacciarle che era proprio lei a non lasciarsi elogiare con sincerità, ma trattandosi di una ‘Strega’ bisbetica, sapeva bene che la mammina non l’avrebbe mai ascoltata stando docilmente zitta. 

Dopotutto erano madre e figlia, e un dettaglio del genere Shaula pensava di averlo compreso alla perfezione.

Perciò—

«Il fatto che per una volta la mammina abbia accettato l’invito della sottoscritta fa tutto parte di una messa in scena per creare una mega atmosfera speciale, vero?!»

«—»

«Pensavi che la sottoscritta non se ne sarebbe accorta, eh?! Se è così, la mammina dimostra proprio di non capire l’animo umano! E siccome la sottoscritta non è nemmeno umana, a maggior ragione, saii~!»

Di fronte a quella domanda e a quella constatazione, la mammina irrigidì le guance; a quella reazione, Shaula avrebbe voluto esultare trionfante per averci visto giusto. —Anzi no, a pensarci bene, c’era ben poco da stare allegri.

Dopotutto, se quell’intuizione era corretta, significava che la mammina aveva appena piazzato una death flag clamorosa.

«Una mega stakanovista che di solito non tiene in considerazione la propria figlia manco nel buco più remoto del cervello, che si mette a interagire con lei proprio in un’occasione del genere, è il colmo… Mammina, la sottoscritta pregherà affinché tu riposi in pace, sapete!»

«Non sono morta, né ho intenzione di farlo! …Anche se non posso negare che, come dici tu, questo piano presenti una probabilità di rimetterci la pelle ben più alta rispetto al passato.»

«Aah~, queste sono cose che potevi benissimo risparmiarti di dire, ma spifferarle in questo modo è proprio da te, mammina~!»

“Non preoccuparti. Tornerò di sicuro”: sarebbe bastato mostrare una simile determinazione, ma la mammina non era proprio capace di lasciare unicamente un’ottimistica rassicurazione; con ogni probabilità, la colpa era del suo carattere così cinico e disabituato a concepire la speranza.

Sotto quel punto di vista, Shaula non le somigliava affatto, considerandosi super fortunata per il proprio carattere.

«O magari la mammina ha progettato la sottoscritta proprio per evitare che diventassi come te, eh?! Se è così, vorrebbe dire che, ripensando a tutta la tua vita, il tuo vero ideale di donna sarei io…»

«Chissà. È innegabile che io ti abbia progettata ottimizzandoti in funzione del tuo scopo, ma non mi risulta di averci infilato in mezzo i miei desideri inconsci. Tuttavia, ammesso e non concesso che la tua supposizione sia esatta… finirei per non potermi più fidare nemmeno di me stessa.»

«E perché mai, eh?! Tra la mammina che va in giro coperta da capo a piedi con zero pelle scoperta e la sottoscritta che sfoggia senza ritegno questo dynamite body… direi che i desideri repressi della mammina sono venuti fuori in modo clamoroso, eccome~!»

«Sarei davvero costretta a dubitare di me stessa, assolutamente!»

La mammina alzò la voce e piantò lo sguardo su Shaula, con l’aria di chi avesse ancora molto da dire. Nel frattempo, sfinita dalla fatica accumulata durante quella specie di ginnastica via radio, non si era mossa di un millimetro e se ne stava ancora accasciata in ginocchio sul suolo, eppure—

«Ogni tanto dovresti abbassarti e chiedere ‘dammi una mano’, lo sai mammina!»

«E tu potresti dimostrarti abbastanza smart da notarlo e porgermela di tua iniziativa, non credi?»

Shaula sospirò di fronte a quella risposta tanto ingrata da parte della mammina a cui aveva appena teso la mano, dopodiché la tirò su di peso e la costrinse ad alzarsi, sollevando senza sforzo quel corpo esile e leggero.

E, senza lasciarle il braccio, la guidò verso il balcone del castello fluttuante, puntando dritta alla ringhiera.

«Da qui la vista è mega mozzafiato, sapete! Vale assolutamente la pena dare un’occhiata pure per la mammina!»

«…No, ti ringrazio ma declino l’invito. Non nutro il benché minimo interesse né per la mia attuale altitudine, né per il panorama che si può ammirare da qui.»

«Mica te la sarai fatta sotto dalla paura, eh?! Se è così sei una super loser, proprio!»

«Ti sembra questo il modo di rivolgerti al tuo genitore?! Non che io sia la persona più adatta a farti la morale, beninteso!»

Mentre si scambiava le solite battute di rito con la mammina, che si teneva a debita distanza dalla ringhiera puntando i piedi a terra col sedere all’indietro, Shaula si domandò se la donna fosse riuscita a portare a termine il vero scopo di quella sua visita.

Quella ginnastica via radio a cui di norma non si sarebbe mai prestata e quelle affermazioni che suonavano come palesi death flag — fuori dal personaggio al MAX —, erano state mosse dal suo personale e maldestro desiderio di trascorrere un po’ di tempo con lei.

«Mammina, la sottoscritta appartiene soltanto al Maestro. Però…»

«—Va bene così. Non ti chiedo di assumerti alcun ruolo che esuli dalla missione che ti è stata affidata. Se allargassi i tuoi orizzonti finendo per trascurare lo scopo originario, verrebbe a cadere l’intero senso della questione. E nemmeno lei lo desidererebbe.»

«…Roger! Capito perfettamente!»

Shaula non si oppose alle parole della mammina, che teneva i neri occhi socchiusi mentre il vento le scompigliava i capelli bianchi. Non ribatté, ma un pensiero le attraversò la mente: la mammina aveva appena menzionato ‘i desideri di lei’.

‘E allora, i desideri della mammina quali sarebbero…?’

Tuttavia, si astenne dal domandarglielo apertamente.
Per quanto nutrisse un interesse al riguardo di gran lunga superiore a quello che avrebbe provato per chiunque altro, non riuscì a pronunciare quella domanda.

Con ogni probabilità, il motivo era che la mammina, in quanto vera e propria ‘Strega’, l’aveva progettata esattamente in quel modo.

##3

«Ogni tanto dovresti abbassarti e chiedere ‘dammi una mano’, lo sai “Leilani”!»

Raggiungendo quella schiena minuta che avanzava barcollando con una mano appoggiata alla parete, Shaula le prese delicatamente il braccio, sorreggendo con dolcezza quel corpo fin troppo inerme.

A quel gesto, “Leilani” sgranò gli occhi e prese a fissarla intensamente.

«Hai tutta l’aria di volermi chiedere il perché, eh!»

«…Ero in procinto di pronunciare esattamente le medesime parole. Eppure, ero convinta di essermi congedata dalla vostra presenza lasciandomi alle spalle parole false e sleali…»

«Se credevi davvero a quello che hai detto, significa che “Leilani” fa mega pena non solo per quanto riguarda il fisico, ma pure come attrice, eh! La tua schiena non faceva che frignare, implorando l’aiuto della sottoscritta!»

Con la mano libera dalla presa che la sorreggeva, Shaula indicò la sua tanto decantata coda da scorpione con il pollice.

Quel modo di fare, quasi a voler ribadire che non aveva mai desiderato che le venisse tesa una mano, era tipico di “Leilani”. Già di per sé possedeva una forza vitale talmente esigua da renderle difficile sopravvivere senza contare sugli altri, ma in quel momento portava in grembo persino delle vite oltre alla propria.

Considerando anche l’ordine categorico di “lui” di trattare le donne incinte con il massimo riguardo, quell’inutile dimostrazione di testardaggine risultava quantomai inopportuna.

Di conseguenza…

«Tanto rifiutare è del tutto inutile, perciò ti pregherei di non fare storie, chiaro?!»

Fatta questa premessa, Shaula cinse la figura della donna e, ignorando la debole resistenza dettata dalla sorpresa, la sollevò di peso, tenendola in braccio in un vero e proprio princess hold. Di fronte agli occhi sgranati e sbigottiti di Leilani, Shaula ne scrutò il viso.

«Non hai per caso qualcosa da dire alla sottoscritta, eh?!»

«—…Vi ringrazio.»

«Oh, l’hai ammesso senza fare storie! Portare in grembo un marmocchio addolcisce per caso il carattere, eh~?!»

Con una risata spensierata, la ragazza si incamminò sorreggendola saldamente tra le braccia, mentre l’altra le allungava una mano tremante attorno al collo per aggrapparsi e non rischiare di cadere.

‘È davvero un portento di docilità, pazzesco!’ si meravigliò intimamente. ‘Se le basta così poco per fare la brava, la sottoscritta preferirebbe di gran lunga che “Leilani” restasse incinta ventiquattr’ore su ventiquattro!’ pensò, per poi scrollare le spalle.

«Una roba del genere non è per niente da “Leilani”…»

La “Leilani” che Shaula conosceva era un individuo insolente e spietato, pieno di curiosità e amato da chiunque, un’eremita consciamente egoista, una creatrice altamente competente ma al contempo del tutto incapace di vivere… un’esistenza imprescindibile, fondamentale e fin troppo complessa all’interno della storia di Shaula.

«――Mamma mia, è proprio una roba super complicata!»

Ma quella strana sensazione non durò a lungo all’interno di Shaula, intenta a trasportare con cura quel leggero peso tra le braccia.

Capitolo quinto « Leilani Alnair»

##1

—L’Arcivescovo del Peccato della Gola del Culto della Strega, Leilani Alnair, credeva ostinatamente di essere la creatura più miserabile, debole e degna di pietà al mondo.

Per prima cosa, si compativa per essere nata donna, incapace di rivaleggiare con gli uomini in fatto di status o forza fisica.

In seguito, si compativa per essere nata brutta, precludendosi così l’affetto o i favori altrui.

Inoltre, si compativa per essere nata in una famiglia povera, privata dell’opportunità di ricevere un’istruzione.

Di conseguenza, si compativa per essere nata come una persona ordinaria e senza talento, condannata a compiere sforzi ciechi e infruttuosi.

In aggiunta, si compativa per essere nata con un corpo gracile e malaticcio, esclusa dalle gioie di una vita normale.

E ancora, si compativa per essere nata in un’epoca spietata, impossibilitata a conoscere il calore dell’empatia umana.

Infine, si compativa per essere nata come un’esistenza solitaria, piangendo il destino di non poter mai essere compresa da nessuno.

La pietà era un elemento inscindibile dalla vita di Leilani, un sedimento che le macchiava l’anima in profondità.
Per questo motivo, persino in quel momento, dopo essersi rivelata compatibile con il Fattore di Strega ed essere stata designata come Arcivescovo del Peccato della Gola, continuava a credere ostinatamente di essere una creatura degna unicamente di compassione.

Una donna.

Una donna orrenda.

Una donna miserabile e orrenda.

Una donna fallita, miserabile e orrenda.

Una donna inferma, fallita, miserabile e orrenda.

Una donna inferma, fallita, miserabile e orrenda a cui non era mai stato rivolto un solo gesto di gentilezza.

Una donna inferma, fallita, miserabile e orrenda, incompresa dal mondo intero e priva di qualsiasi affetto — questa era Leilani Alnair. 

—Proprio per tale ragione, l’Autorità della Gola, «Voracità» di Leilani forzava il prossimo a provare quella stessa pietà nei suoi confronti.

«Io sono solo una nullità incompetente, irriverente, sconsiderata, insolente, deplorevole, immorale, indegna, ignorante, impura, lurida, infetta, villana, maldestra, impresentabile, fallita, difettosa, inetta, sgraziata, orrenda, informe, inaffidabile, subdola, inadeguata, sprovveduta, sbadata, codarda, svogliata, smarrita, ottusa, sgradevole, irragionevole, assurda, anomala, vergognosa, meschina, banale, stupida, insensata, vuota, guasta, impotente, servile… uno scarto assoluto del tutto privo di valore.»

In quanto donna più degna di compassione al mondo, Leilani veniva sminuita, disprezzata, considerata un’esistenza insignificante da chiunque e, di conseguenza, compatita.

Come risultato di tale pietà, Leilani lasciava una piccola ferita da morso nella vita della sua vittima. La ferita penetrava lentamente ma inesorabilmente, ingigantendosi e affondando sempre più i segni di quei denti. Proprio come una piaga all’interno della bocca, quel segno continuava a persistere all’infinito nell’anima del malcapitato sotto forma di un fastidio sottile e ininterrotto—

«—Fino a ricoprire interamente il vostro nobile cuore e il cammino della vostra preziosa vita con questa mia indegna persona.»

Per prima cosa, le figure legate ai ricordi più futili e insignificanti venivano sovrascritte dalla presenza di Leilani.

Subito dopo, le figure legate ai ricordi più vividi e d’impatto venivano sovrascritte dalla presenza di Leilani.

Poi, i volti legati alle memorie più profonde, capaci di risvegliare forti emozioni, venivano sovrascritti dalla presenza di Leilani.

E ancora, i protagonisti dei ricordi che avevano lasciato profonde cicatrici nella loro vita venivano sovrascritti dalla presenza di Leilani.

In aggiunta, coloro che erano considerati indispensabili per il cammino percorso venivano sovrascritti dalla presenza di Leilani.

Inoltre, le persone su cui era stato riversato un amore incondizionato e senza riserve venivano sovrascritte dalla presenza di Leilani.

Infine, i volti di chi era indissolubilmente legato alla loro stessa ragione di vita venivano sovrascritti dalla presenza di Leilani.

I bersagli la cui vita veniva fagocitata dalla «Voracità» di Leilani si ritrovavano con i ricordi sovrascritti, mentre ogni esistenza a loro cara veniva rimpiazzata da “Leilani”.

Per coloro che subivano quell’assimilazione, Leilani diventava un’amica, un mentore, un’amante, un familiare; l’esistenza più preziosa a questo mondo.

Di conseguenza, non esitavano minimamente a sacrificare la propria vita per lei. Le facevano da scudo contro qualsiasi avversario, le si offrivano anima e corpo, e l’amavano fino a bruciarsi l’anima.

«Erano tutte persone dal cuore tanto magnanimo da provare compassione, per una povera donna come me.»

Il vero obiettivo che l’aveva spinta a dirigersi verso le Dune di Augria si trovava oltre la Torre di Guardia delle Pleiadi, nel santuario dov’era sigillata la «Strega dell’Invidia». Ben consapevole dell’infinita serie di ostacoli, difficoltà e tribolazioni da affrontare per raggiungerlo, Leilani non prese affatto la cosa sottogamba.

Dopotutto, essendo l’essere più degno di compassione al mondo, non poteva certo permettersi alcun lusso.

Perciò, radunò ben centocinquanta carrozze draconiche e novecento persone che la compatissero teneramente, e con essi si avventurò nel mare di sabbia. —Il risultato fu a dir poco disastroso.

I novecento compatitori caddero l’uno dopo l’altro nella sabbia, e anche i centocinquanta draghi di terra persero miseramente la vita. Ognuno di loro si era immolato nel disperato tentativo di proteggere Leilani a ogni costo, gettando via la propria vita, ma fu tutto inutile.

Quel mare di sabbia spietato inghiottì il senno dei suoi soccorritori e ridusse infine l’esistenza di Leilani a un fragile lume tremolante. Così, mentre la donna più degna di compassione al mondo si trovava a un passo dal perdere la vita—

«Be’, se ve ne state lì impalati senza muovervi, per la sottoscritta è un gioco da ragazzi, sapete!»

Quando udì quella voce e la sua vita venne salvata, Leilani ne ebbe la certezza: perfino il destino provava compassione per lei, la donna più degna di pietà al mondo.

##2

I giorni trascorsi con Shaula, che si fregiava del titolo di “Custode Stellare” e si atteggiava a sorvegliante della torre, rappresentavano per Leilani un cumulo di sofferenze degno di compassione.

Del tutto priva di qualsivoglia sensibilità umana, Shaula non mostrava il benché minimo briciolo di empatia o di riguardo, ovvero di quella misericordia che si sarebbe dovuta concedere spontaneamente a chi è debole e degno di compassione. Trovandosi nella situazione vergognosa di dover implorare di propria iniziativa un po’ di riguardo in modo tanto disdicevole, Leilani non poteva fare a meno di provare un’immensa pietà per se stessa.

—Tuttavia, per quanto Shaula potesse essere una creatura stupida e insulsa, non era comunque immune agli effetti della «Voracità».

Inesorabilmente, i ricordi di quella ragazza così spensierata vennero fagocitati in modo graduale ma certo; l’aspetto, la voce, l’odore e qualsiasi altro dettaglio di chiunque avesse incontrato nella sua vita, di chiunque avesse amato o detestato, furono sovrascritti da “Leilani”, finché non fu del tutto palese come il suo stesso atteggiamento nei propri confronti fosse cambiato.

A innescare un simile effetto era stata, senza ombra di dubbio, la presenza dei nascituri nel ventre di Leilani.

La sua Autorità era talmente inefficace e difficile da utilizzare da risultare a sua volta degna di pietà, e richiedeva molto tempo per riuscire a sovrascrivere l’esistenza del bersaglio. Sebbene l’ingombrante presenza di Leilani all’interno del malcapitato crescesse sempre di più man mano che la «Voracità» progrediva, finché il processo non raggiungeva quello stadio la vittima non provava la minima compassione per lei.

Di conseguenza, per Leilani, gli individui come Shaula, con cui non era possibile ragionare né appellarsi al buon senso, rappresentavano di base le esistenze più ostili e minacciose in assoluto.

Di fronte a simili soggetti, Leilani non era nient’altro che una donna talmente inerme da far pena. —A rivelarsi utile in tali frangenti era proprio il suo ventre gonfio, ovvero l’inconfutabile prova del fatto di essere una donna incinta.

Per un qualche strano motivo, le persone finivano inesorabilmente per provare una compassione smisurata nei confronti di una donna incinta.

Il fatto che una simile logica avesse funzionato persino con Shaula l’aveva francamente sbalordita, ma anche in quel frangente Leilani era stata compatita senza alcun intoppo, arrivando infine all’attivazione dell’Autorità della «Voracità».

Tutto questo era merito dei suoi bambini—nascituri che, pur di garantirle di restare costantemente un’esistenza degna di compassione in quanto donna incinta, lei tratteneva nel grembo solo con la forza di volontà da più di tre anni. Per di più, si trattava a quanto pare di un parto plurigemellare. Eppure, quegli sciocchi ignoravano totalmente gli sforzi e i tormenti della loro madre, continuando a prenderle a calci il ventre dall’interno in una tacita e incessante supplica per essere fatti uscire.

Quell’ignoranza dei figli per il cuore dei genitori dimostrava come non avessero la minima idea dei sentimenti che albergavano nel petto della loro pietosa madre.

Questo mondo era un luogo in cui ogni sorta di ingiustizia e assurdità si abbatteva inesorabilmente sulle persone. Non esisteva sventura più grande e degna di compassione dell’esser costretti a nascere in un posto del genere. In quanto madre, Leilani provava una sincera compassione per i propri figli e, proprio per questo, aveva deciso di tenerli al sicuro all’interno del proprio grembo.

Tuttavia, per quanto la sua fosse una preghiera degna di pietà, non giungeva affatto a quei bambini che continuavano imperterriti a scalciarle il pancione.

«Leilani~, la pappa è pronta~! Se assaggia la sottoscritta la tua porzione finisce che non c’è piùùù, quindi per l’assaggio vedi di sbrigartela da sola, mi raccomando~!»

Shaula, che stava facendo sobbollire il pentolone appositamente per lei, la chiamò con voce cantilenante.

A differenza dei primi tempi, l’atteggiamento di Shaula nei suoi confronti si era notevolmente addolcito. Avere a che fare con una ragazza che la considerava apertamente un fastidio, scagliandole addosso un atteggiamento sgarbato e scostante, le aveva logorato i nervi non poco; eppure, di quella Shaula pronta a bistrattare una donna incinta, che meritava grande compassione, non c’era ormai più alcuna traccia.

—La «Voracità» aveva fatto il suo corso, e la sovrascrittura di gran parte dei ricordi della ragazza era ormai giunta al suo completamento.

In quasi ogni singola scena delle sue memorie era presente “Leilani”, ed era sempre lei a monopolizzare qualsiasi possibile origine o sbocco delle emozioni. Nonostante in alcuni frammenti figurassero persino più “Leilani” contemporaneamente, Shaula non se ne rendeva minimamente conto.

Non che dipendesse dall’essere particolarmente sciocca: valeva per lei come per chiunque altro.

Nessuno poteva accorgersi degli effetti dell’Autorità della «Voracità». In fondo, per chiunque è del tutto impossibile arrivare a mettere in dubbio i propri ricordi più preziosi.

Ancor meno si poteva mai sospettare che a provocare un simile stravolgimento fosse stata una donna tanto insignificante e degna di pietà.

«Leilani~?»

Di fronte a Shaula, che inclinava la testa e la chiamava con un’espressione che non lasciava trasparire la minima traccia di intelligenza, Leilani sorrise colma di compassione.

In molti provavano un oscuro senso di superiorità nel porgere aiuto a una donna che fa così tanta pena. Neppure Shaula era in grado di opporsi a quell’intimo compiacimento condiviso da innumerevoli individui, finendo inesorabilmente prigioniera, vincolata e del tutto fagocitata.

Sollevandosi dal giaciglio che l’altra le aveva allestito sfruttando coperte e rottami di carrozze distrutte, Leilani provò compassione per Shaula, la quale, ormai consumata dalla «Voracità», provava a sua volta compassione per Leilani, una donna talmente misera da dover essere compatita.

—Il «Vangelo» aveva indicato a Leilani di recarsi al santuario della «Strega dell’Invidia».

Come ogni seguace del Culto della Strega, anche Leilani, in quanto Arcivescovo del Peccato della Gola, non concepiva minimamente l’idea di opporsi a quanto scritto in quel sacro tomo.

Il «Vangelo» le aveva recato un’autentica lieta novella: un vangelo che le garantiva di poter continuare a essere un’esistenza degna di compassione.

Per questo, al fine di rispettare gli scritti del «Vangelo», aveva preparato le novecento persone che aveva fagocitato con la «Voracità» e aveva sfidato il mare di sabbia.

Sebbene quei novecento individui che provavano compassione per Leilani e i centocinquanta draghi di terra fossero stati del tutto annientati, la stupida «Custode Stellare» ottenuta in cambio ne avrebbe degnamente fatto le veci.

Shaula, ormai divorata completamente dalla «Voracità», era del tutto dominata dalla compassione verso Leilani. Perciò—

«—Dama Shaula.»

«Mmh~? Che c’è, eh?»

Shaula restò immobile, ignorando il richiamo di Leilani che era rimasta seduta sul giaciglio. ‘Io sono una donna incinta, le sto palesemente chiedendo di provare compassione e di darmi una mano, eppure è un’idiota del tutto priva di tatto’, considerò tra sé e sé; tuttavia senza lasciar trapelare la benché minima traccia di quella sua frustrazione, Leilani si accarezzò con dolcezza il ventre gonfio, 

«Poter godere della misericordia di una persona tanto gentile e magnanima rende una creatura inetta come me incredibilmente fortunata. Dopotutto, vi degnate persino di mettere la mia indegna esistenza al primo posto nei vostri pensieri.»

«—Che? Seeéhh, direi che te lo puoi sognare.»

«Eh?»

—Un lampo di luce bianca la trafisse.

 ##3

«—Ah.»

Il piede le affondò nella sabbia, facendola crollare in avanti. —Non riusciva più a fare un solo passo. Con le energie fisiche e mentali completamente prosciugate, ormai non le restava che attendere la morte; di fronte a tale consapevolezza, Leilani provò un’immensa e sincera pietà per se stessa.

Fu un atto di brutalità del tutto incomprensibile.

Che ne era stato di quell’espressione rilassata, ostentata fino a un istante prima?

Shaula era mutata all’improvviso: nell’attimo in cui trafisse Leilani con la luce, i suoi occhi erano permeati da un vuoto assoluto.

Non vi era rabbia, né intento omicida. Quel colpo era stato accompagnato da uno sguardo i quali sentimenti parevano esser stati estirpati, come non fossero mai esistiti.

Dopodiché, trascinò fuori dalla torre una Leilani ridotta in fin di vita da quell’unico colpo, gettandola via nel mare di sabbia.

«—Ih…»

Con il respiro sempre più fievole, mentre la sabbia si imbeveva del sangue che sgorgava a fiotti dal suo corpo trafitto, Leilani provò un’immensa compassione per se stessa, tormentata dal vile affronto di Shaula.

Pur essendosi spinta a tanto, la ragazza le aveva negato il colpo di grazia. L’aveva gettata in quel mare di sabbia abbandonandole accanto delle scorte di acqua e cibo, eppure non si era minimamente curata di condurla in un villaggio né di chiamare aiuto.

Era incomprensibile. —O meglio, il significato di quel gesto le era forse fin troppo ben chiaro. E proprio alla luce di tale consapevolezza, non poté fare a meno di compatirsi.

«—Uh…»

Non l’aveva uccisa, ma nemmeno salvata. Si trattava di una scommessa vergognosa, un espediente per non sporcarsi crudelmente le mani, affidando l’esito finale al volere del cielo. —Quanto era misera Leilani.

«—Eh…»

Il sangue che sgorgava via era nientemeno che la sua stessa vita; non appena si fosse prosciugato, la misera esistenza di Leilani si sarebbe inesorabilmente dispersa tra le sabbie. Era una verità percepita persino dai nascituri nel suo ventre gonfio. I piccoli si agitavano più del solito, quasi volessero sfondarle l’utero a calci: in preda al panico per le condizioni critiche della madre, anche loro avevano intuito che, di quel passo, ne avrebbero condiviso la fine.

«—Oh…»

Com’era ovvio, la morte di Leilani avrebbe condannato a morte anche i nascituri. Anzi, forse erano già privi di vita; dopotutto, il raggio di luce scagliato da Shaula le aveva trapassato la carne appena sotto il petto.

Visto che aveva semplicemente offerto un bersaglio facile, non ci sarebbe stato nulla di strano se quell’attacco avesse strappato la vita a quei feti multipli ancora ignari del mondo esterno. L’eventualità che qualcuno di loro fosse già morto destava di certo compassione, ma in fondo si trattava solo della differenza tra prima o dopo; una tragedia del genere era ben lontana dall’infinita compassione che Leilani provava per se stessa.

In fin dei conti, esisteva forse qualcosa di più degno di compassione dell’avere al proprio fianco qualcuno del proprio stesso sangue e scoprire che si trattava soltanto di nascituri nel ventre materno, creature che non avrebbero potuto offrirle il benché minimo aiuto?

Come sospettava, Leilani era la donna più degna di compassione al mondo—

«—Ehi! È davvero una persona! C’è qualcuno a terra! È ancora viva!»

All’improvviso, la voce profonda e disperata di un uomo colpì con forza le orecchie di Leilani, persa a compatire se stessa.

Avvertì la presenza di qualcuno che accorreva e il rumore della sabbia calpestata. Delle braccia robuste, giunte proprio al suo fianco, sollevarono bruscamente il suo corpo; mentre ansimava per il dolore lancinante, nel suo campo visivo sfocato e nebuloso comparve il volto di uno sconosciuto.

Non era Shaula, ma un uomo. E non era da solo: c’era la chiara sensazione di altre presenze intente a precipitarsi freneticamente verso di lei. Chiunque la guardasse sfoggiava un’espressione colma di compassione per quella donna ferita a morte.

A quella constatazione, Leilani sentì che il destino, mosso a pietà, le stava tendendo una mano.

Dopotutto, era più che naturale che persino il fato provasse compassione per la donna più degna di pietà dell’intero creato—

«Ha delle ferite terribili… e, non mi dire, è incinta? La situazione è critica… Ha bisogno di cure immediate!», urlò l’uomo, impartendo frettolose direttive a chi lo circondava. 

Nell’udire la parola “cure”, Leilani intuì che lo sconosciuto fosse esperto nelle arti curative, ed esultò per quell’ulteriore dimostrazione di misericordia da parte della sorte.

In netto contrasto con l’intima esultanza di Leilani, l’uomo contorse il viso in una smorfia disperata, imprecando: «Merda!»

«Uno è già spacciato, sta morendo…! Ma un altro… no, ce ne sono due in vita!»

«—»

«Dovrei dare la priorità ai bambini… no, a lei…»

Nel verificare la gravità delle ferite, l’uomo, accortosi della presenza dei figli nel ventre, diede voce alla propria esitazione. Dal suo tono, Leilani intuì all’istante che non esisteva alcun modo per salvare sia la madre che i piccoli. Compresa la situazione, la donna racimolò fino all’ultima goccia di energia e afferrò d’istinto il braccio dello sconosciuto.

«—!» L’uomo trasalì per la sorpresa, e con lo sguardo dello sconosciuto chino su di lei, Leilani si sforzò di far tremare la voce.

«I… bam… bini…»

Di fronte a quella supplica incerta e frammentata, l’uomo sgranò gli occhi.

‘Esatto, al diavolo i bambini. Che importanza possono mai avere delle vite non ancora venute al mondo? Salvate me, la donna degna di compassione che avete di fronte. La pietosa Leilani, a un passo dalla morte. Dei bambini, finché ci sarà una madre, si potrà sempre farne degli altri. In fondo, non so nemmeno chi sia il padre; si tratta solo del seme di qualche sciocco che ha provato pietà per me, nient’altro che un patetico accessorio per suscitare un’ulteriore compassione.’

Eppure—

«—! Ah… ah, ho capito! Certo! Ti aiuterò! Non lascerò morire… i tuoi, i tuoi bambini!»

In quell’istante, l’amore per i propri figli racimolato da una madre in punto di morte—sì, negli occhi dell’uomo che aveva frainteso la supplica di Leilani, si accese la fiamma di una forte determinazione.

«Non è… cos… io…»

Si contorse disperatamente nel tentativo di correggere quel tremendo malinteso, ma fu tutto inutile. Svuotata di troppo sangue, il corpo si rifiutava di obbedirle, e per giunta la gola era ormai ostruita da un fiotto scarlatto; di conseguenza, la sua supplica finì mescolata a un orribile gorgoglio che le annacquò la gola, mescolando ciò che sarebbero dovute essere parole, fallendo nel prendere forma. Rimasta incapace di proferire sillaba… fu improvvisamente trafitta da un dolore atroce, come se le stessero rimestando direttamente nel cervello, e la sua coscienza sprofondò nel bianco più totale.

«…»

Le stavano squarciando il ventre. L’atroce sensazione della ferita già aperta che veniva divaricata a viva forza, unita all’orrore delle proprie viscere frugate e scostate a mani nude, la investirono in una macabra successione: al prezzo della vita stessa di Leilani, i nascituri vennero brutalmente strappati dalle sue carni per essere trascinati nel mondo esterno.

Sopraffatta da un dolore dilaniante, da una raccapricciante sensazione di svuotamento e da un’agonia disperata, l’Arcivescovo del Peccato della Gola lacerò l’aria con uno strillo disumano.

fermati fermati fermati «—Aaaaaaaaaah!» basta basta basta fermati fermati fermati fermati fermati fermati fermati fermati fermati fermati «—I-iiggh…» fermati fermati fermati fermati fermati fermati fermati «—Ug-g, g-ghh, gu-ggh…» fermati fermati fermati fermati fermati fermati fermati fermati fermati fermati fermati fermati fermati «—Ee-a, eah, a-h…» fermati fermati fermati fermati fermati fermati fermati «—O-oh…» fermati fermati fermati fermati

Urlando, contorcendosi, piangendo disperatamente e sbraitando con tutto il fiato che aveva in gola, Leilani implorò la compassione del mondo intero.

Eppure, il supplizio non ebbe fine. —Le mani dell’uomo, determinato a portare a compimento quella che credeva fosse la volontà amorevole di una madre, non si fermarono affatto.

«…»

Alla fine, proprio quando quelle grida si spensero, i vagiti di due neonati maschi venuti al mondo giunsero alle orecchie di quella donna tanto patetica, i cui veri sentimenti rimasero incompresi da chiunque fino al suo ultimissimo respiro.

Tra le braccia dell’uomo, i due neonati appena venuti alla luce rivolsero il loro primo vagito alla madre, un addio a colei che stava spirando per donar loro la salvezza. Era un pianto che sembrava quasi volerla compatire. —Erano l’incarnazione perfetta dell’assoluta «Voracità»: creature che, sin dal loro primissimo respiro, si erano macchiate dell’imperdonabile peccato di aver ucciso la propria madre per divorarne la vita.

Udendo quei vagiti svanire in lontananza, Leilani Alnair provò compassione per se stessa.

—’In fin dei conti, sono davvero io la donna più degna di compassione al mondo’, considerò, continuando a compatire unicamente se stessa.

Epilogo: 『I giorni trascorsi in attesa di te』

##1

Scintillava, scintillava e palpitava.

Scintillava, scintillava e risplendeva.

Scintillava, scintillava in modo abbagliante.

Scintillava, scintillava, scintillava; ogni cosa brillava di una vivida luce.

«—Mmm~, pure stamattina il bacio del buongiorno del Maestro è rimandato~!»

Stiracchiando con vigore i flessuosi arti appena alzatasi, anche quel giorno Shaula riuscì a svegliarsi da sola in perfetta forma. Fece scrocchiare le ossa del collo ed emise un sonoro «Uii~» mentre si allungava sul posto.

«Aah~, la sottoscritta aveva la testa tutta confusa ed era in preda a un suuuuper stress da un po’, ma finalmente ne sono uscita, sapete! Accumulare tutta quella robaccia fa davvero malissimo alla salute!»

Ripensando al malessere psico-fisico degli ultimi tempi, Shaula comprese l’importanza dei fondamenti della bellezza. Dopotutto, scervellarsi non faceva affatto per lei. La mammina l’aveva concepita con quell’indole, e in seguito era cresciuta libera e spensierata persino durante le sue uscite con il Rosso, il Biondo e il Barbuto. 

Naturalmente, era superfluo specificare che la linfa vitale necessaria a far sbocciare lo splendido fiore che era Shaula fosse stato l’amore per “lui”.

«Però è stata una sensazione davvero strana, sapete! Scambiare la mammina per qualcun altro… se la diretta interessata lo fosse venuta a sapere, avrebbe riempito sicuramente la sottoscritta di frecciatine velenose! Fiuu~, che strizza signori

Oltretutto, l’equivoco non aveva riguardato soltanto la mammina, ma persino il Rosso! E tutti gli altri!

Pensando potesse trattarsi di un’allucinazione causata dalla stanchezza accumulata, il giorno prima aveva dormito a lungo. Di conseguenza, la lucentezza dei capelli e della pelle era al culmine, ma l’effettiva lucidità mentale restava onestamente un mistero. In ogni caso, avendo cacciato l’ospite indesiderata, simili malintesi non si sarebbero più ripetuti.

«Eppure, cercare di usurpare il posto del numero uno della sottoscritta… ovvero quello del Maestro… sapete è uno sgarro che supera ogni limite! In quel caso è mega ovvio che scatti un bel cartellino Rosso diretto con espulsione~!»

Agli occhi di Shaula, quella donna aveva preso un abbaglio del tutto incomprensibile. Ormai ne ricordava a malapena il nome, ma per quanto se ne fosse uscita con discorsi assolutamente out per i suoi standard, era innegabile che fosse incinta. 

Pertanto, tenendo ben a mente le direttive di “lui”, Shaula era scesa a compromessi su quel cartellino Rosso diretto: un’espulsione non da questo mondo, bensì dalla torre.

«L’ho sbattuta fuori dal Tempo di Sabbia e un po’ d’acqua e cibo glieli ho lasciati, quindi ora la sottoscritta affida tutto alla fortuna, sperando che passi qualcuno da quelle parti~!»

A dire il vero, Shaula era intimamente convinta di aver scovato una scappatoia geniale e un po’ maliziosa per aggirare le direttive di “lui”. Al tempo stesso, però, dubitava fortemente che gliene avrebbe mai potuto parlare a cuore aperto senza temere ripercussioni, perciò considerava la propria mossa come una scelta al limite tra l’obbedienza e la trasgressione. 

Per fortuna, lo scivolone di quell’intrusa era avvenuto di primo mattino, permettendo a Shaula di sbarazzarsene in pieno giorno, orario in cui la probabilità che qualcuno si trovasse a passare da quelle parti non era del tutto nulla. 

Se alla fine fosse riuscita a salvarsi, la diretta interessata avrebbe senz’altro dovuto ringraziare la propria buona stella.

In ogni caso, i giorni trascorsi in compagnia di quell’ospite indesiderata le avevano ricordato l’esistenza del prossimo per la prima volta dopo secoli, sebbene non ne avesse ricavato un granché. ‘È stata una roba super asfissiante, decisamente not for me!’

«Ah, però c’è una singola cosa per cui la sottoscritta vorrebbe ringraziarla, sapete!»

Forse fu proprio per quel motivo che, al di là del pretesto di rispettare a metà le direttive di “lui”, sentì in qualche modo di voler risparmiare la vita a quella straniera.

E la ragione era…

«—Ho potuto confermare nuovamente che il mega vuoto galattico lasciato dal Maestro può essere riempito soltanto dal Maestro in persona! Le ho detto thank you solo ed esclusivamente per questo!»

—Tale fu l’unico vero bottino dei pochi giorni trascorsi da Shaula in compagnia della forestiera indesiderata.

##2

Scintillava, scintillava e palpitava.

Scintillava, scintillava e risplendeva.

Scintillava, scintillava in modo abbagliante.

Scintillava, scintillava, scintillava; ogni cosa brillava di una vivida luce.

«—Mmm~, mi sa che pure oggi il bell’abbraccio da dietro del Maestro per darmi il buongiorno è svanito come rugiadaa~!»

I giorni a seguire si rivelarono per Shaula un monotono susseguirsi di arrivi e congedi quotidiani, un ciclo che si ripeteva e si stratificava all’infinito. Mentre il sole sorgeva, calava, per poi sorgere e calare ancora, la ragazza continuava a scrutare un mare di sabbia perennemente identico a sé stesso, portando a compimento la propria immutabile routine.

«—Ooop-là, un, due, tre, quattro~!»

Si trattava di un esercizio ideato da “lui”, davanti al quale la mammina aveva gettato la spugna senza nemmeno arrivare a farne un dieci percento, il Barbuto aveva goffamente di tenere il passo, il Biondo lo aveva portato a termine con una risata squillante e il Rosso lo ignorava del tutto sbadigliando sonoramente.

Dopo aver completato quella ginnastica via radio intrisa di ricordi, Shaula si lasciò inondare dalla luce del sole, poiché “lui” le aveva insegnato che era indispensabile per mantenere il suo glamorous body mozzafiato.

«—Visto l’andazzo, se mi limitassi a sigillare tutto… finirebbe per sembrare sospetto, sapete!» 

Mormorando quella debole scusa, scrutò la stanza di pietra tappezzata di innumerevoli segni derivate dalla sua conta e, con uno schiocco di dita, evocò oltre cento portali di Hell’s Snipe in un solo istante, sebbene un tempo gliene sarebbero bastati dieci per essere considerata un’esperta, e li puntò dritti contro la parete.

Certa che “lui” ne sarebbe rimasto inorridito al suo ritorno, decise di “ristrutturare” quella stanza affidandosi alla pura forza bruta. Se ne infischiò allegramente della regola che vietava di danneggiare la torre; le fece una bella linguaccia e si giustificò con la massima irriverenza: «La sottoscritta mica è una sfidante, eh!».

«—A pensarci bene, se la sottoscritta avesse tenuto dei semi di mella, chissà se avremmo potuto coltivarli nella Stanza Verde, ehh…»

Mormorando quel pensiero ad alta voce, si ritrovò a rimpiangere una disattenzione di molti anni addietro. Lo spirito della Stanza Verde era l’unica altra entità ad aver trascorso così tanto tempo all’interno della torre. Non si mostrava mai, e tra loro non c’era certo alcun senso di cameratismo, eppure quello rimaneva l’unico angolo dell’edificio in cui un po’ di natura riuscisse miracolosamente a fiorire.

Fino a quel momento, tuttavia, Shaula aveva sempre rispettato il tacito accordo secondo cui quell’area fosse il territorio esclusivo dello spirito; perciò, metterci le mani di punto in bianco l’avrebbe solo infastidito. E doveva essere chiaro, se tutta quella vegetazione le avesse dato davvero sui nervi gli avrebbe mosso guerra senza pensarci due volte. Ma in fondo, pur ignorandosi a vicenda, la loro convivenza andava avanti da un bel pezzo… per cui decise di fare la magnanima e chiudere un occhio.

«—Ci sarà stato un cambio generazionale nel branco, mmh?! Sfidare la sottoscritta è proprio da veri idioti!»

Una volta scesa a terra per procurarsi del cibo, si mise ad abbattere bestie demoniache a ripetizione, finché non venne assalita da un branco di creature aberranti, per metà umane e per metà equine: i Re Cavalli Famelici. Ovviamente l’orda venne annientata senza la minima pietà. 

La generazione precedente aveva smesso di importunarla da quando lei ne aveva ucciso il vertice per dare l’esempio, ma con il passare del tempo la paura si era fisiologicamente affievolita. Perciò, con un sospiro rassegnato, li bersagliò di Hell’s Snipe per mettere subito in chiaro la differenza di forza. Dopotutto, mostrare clemenza avrebbe significato ritrovarsi i mostri fin dentro la torre, a conferma di quanto il lavoro di Custode Stellare fosse una mansione super impegnativa.

«—La sottoscritta è davvero devota e cute al MAX, sapete! Il Maestro dovrebbe rendersi conto della straordinaria occasione che sta sprecando, e della valanga di dividendi d’amore a cui sta rinunciando!»

Desiderava che “lui” capisse come nulla di tutto ciò fosse scontato: né il cuore e il corpo affinati giorno dopo giorno per lui, né l’incrollabile devozione nel rispettare le sue parole, né tantomeno quell’amore inesauribile che cresceva al solo pensiero di lui.

«—Anzi, non importa se non lo capisce da solo, sapete! In tal caso, basterà che la sottoscritta gli faccia un resoconto in prima persona per farglielo capire e basta!»

Per questo, sperava che accadesse il prima possibile: un giorno o persino un singolo secondo d’anticipo sarebbero bastati, pur di rubargli una fugace occhiata…

«—Maestro! Vooglioo vedertiii! »

##3

Scintillava, scintillava e palpitava.

Scintillava, scintillava e risplendeva.

Scintillava, scintillava in modo abbagliante.

Scintillava, scintillava, scintillava; ogni cosa brillava di una vivida luce.

—Quel giorno sopraggiunse all’improvviso, senza alcun preavviso.

Quella Drago Carrozza apparteneva ai primi sfidanti che, dopo un’eternità, riuscirono a oltrepassare il Tempo di Sabbia per fare irruzione.

Tuttavia, pur riuscendo a superare il Tempo di Sabbia, oltre il confine vi era ad attenderli una zona di bestie demoniache: una sterminata distesa floreale infestata da innumerevoli Orsi Oiran. 

Nella maggior parte dei casi—anzi, quasi con assoluta certezza—era inevitabile che chiunque avesse superato la prima prova finisse per soccombere al feroce assalto di quei mostri nella seconda prova.

Eppure quegli sfidanti non commisero il banale errore di risvegliare il branco di Orsi Oiran dormienti; aggirarono la distesa floreale con estrema lucidità, dimostrando palesemente di essere di tutt’altra pasta rispetto ai loro predecessori.

«…»

Di fronte a una simile prodezza, Shaula avvertì un’ondata di calore incresparle il vasto oceano del cuore.

‘Se si stanno dimostrando capaci di gestire il battesimo delle Dune di Augria con una precisione così super, forse si tratta proprio dell’agognato… ritorno del Maestro…’

Tale aspettativa, tuttavia, si sgonfiò in un battibaleno non appena gli sfidanti, lasciatisi alle spalle l’area popolata dalle bestie demoniache, si misero a chiaccherare con la massima rilassatezza.

«E allora… un bel boom~!»

Shaula scoccò l’Hell’s Snipe contro il gruppetto ormai perfettamente intrappolato nel suo mirino.

Proprio in virtù delle roventi aspettative accese in lei un attimo prima, scagliò l’attacco con assoluta noncuranza; a sua discolpa, il torto era tutto di quegli sfidanti che si erano permessi di illuderla. 

Fine dell’arringa difensiva.

«Se si fosse trattato del Maestro…»

Se l’individuo di ritorno fosse stato davvero “lui”, le avrebbe senz’altro fatto un cenno con la mano, innalzato un segnale di fumo o comunicato in qualche modo con la Custode stellare lasciata a guardia della torre.

Se solo ci fosse stato un singolo segnale, di qualunque tipo o natura, a Shaula sarebbe bastato attingere all’infinita preparazione mentale che aveva coltivato per essere pronta a reggergli il gioco improvvisando.

Eppure, non giunse alcun segnale. —‘Di conseguenza, non si tratta del Maestro.’

Shaula non esitò minimamente nel tentare di spazzare via le loro vite a colpi di Hell’s Snipe.

Tuttavia—

«—Ooh? Siamo seri, eh?! Sapete che l’hanno appena parato!»

Accortisi dell’Hell’s Snipe di Shaula, innalzarono d’istinto molteplici pareti di ghiaccio.

Ovviamente, l’Hell’s Snipe non era certo un’arte tanto banale da farsi bloccare da così poco; eppure, le barriere glaciali ne smorzarono impercettibilmente la furia e la velocità, regalando alla lama di uno dei presenti lo spiraglio perfetto per tranciare di netto il colpo e abbatterlo.

Se fosse accaduto quando era ancora una novellina, ci sarebbe anche potuto stare. Ma vedersi neutralizzare un Hell’s Snipe perfezionato in secoli di maestria era un evento senza precedenti in tutta la “Vita da Shaula”.

Dinanzi a un’impresa del genere, quell’aspettativa ormai afflosciata riprese un briciolo di vigore, spingendola a spianare le bocche da fuoco per l’assalto successivo.

‘Anche se non credo affatto si tratti del Maestro, magari hanno fatto clear delle condizioni che ha imposto, ottenendo il diritto di entrare nella torre come sfidanti…’

Al fine di accertarsene, scoccò immediatamente un secondo colpo.

Quest’ultimo, tuttavia, venne bloccato tramite un espediente bizzarro e del tutto diverso dal precedente…

«—Eh?!»

In quell’istante, stringendo ancor di più il mirino colma di aspettative, Shaula non credette ai propri occhi.

«N… NON CI CREDO, non è vero, non può esseeereee… N O N – C I –  C R E D O NONCICREDONONCICREDONONÈVERONONÈVERONONÈVERO NONCICREDONONPUÒESSERENONPUÒESSERENONPUÒESSERENONÈVEROOOOO…!»

All’interno di quel bizzarro campo magico, proprio al centro di quello spazio in cui l’Hell’s Snipe si era dissipato, Shaula inquadrò una figura impossibile! No! Non lo era affatto. 

Non lo era per niente.

Non poteva certo essere impossibile. Dopotutto, “lui” aveva fatto una promessa a Shaula.

Che sarebbe tornato a ogni costo, e di aspettarlo; sì, questo era stato esattamente ciò che le aveva promesso…

«—Trovato.»

«—Ti ho trovato.»

—In un frangente a dir poco disperato, per una vera e propria questione di attimi, Shaula giunse appena in tempo.

La magia di “lui” aveva dissolto l’accumulo di mana all’origine del Tempo di Sabbia, finendo però per farlo sprofondare nel sottosuolo insieme ai compagni. 

Shaula si era precipitata a recuperarli in preda al panico, ma il gruppo si era diviso in due e lei aveva scommesso sulla metà sbagliata, facendo un buco nell’acqua. 

Così, dopo aver spinto a forza all’interno della torre quegli intrusi che l’avevano tratta in inganno, si era precipitata verso la seconda via… ed era lì che aveva trovato “lui”, ormai in fin di vita.

«…Che poi, mica c’era veramente bisogno dell’aiuto della sottoscritta, no?»

“Lui” stava affrontando una feroce lotta all’ultimo sangue contro un Re Cavallo Famelico separatosi dal branco.

Naturalmente, essendo “lui” immortale e invincibile, l’aiuto di Shaula si sarebbe rivelato superfluo. Ma non ci poteva fare nulla.

‘Voglio fargli vedere quanto sono diventata eccezionale… desideravo ardentemente mostrargli quanto sono diventata forte mentre è stato via, e come la sua adorata allieva abbia obbedito fedelmente a tutte le sue direttive! Volevo dimostrarglielo… e poi, e poi, e poi ancora… farmi riempire di lodi, farmi dire che sono stata braavissimaa!’

«Maestro, la sottoscritta si è data un super da fare, sapete! La sottoscritta voleva super essere riempita di lodi, eccome!»

Il momento del loro ricongiungimento fu frustrantemente rimandato.

Vederlo privo di sensi e addormentato mentre stringeva a sé una donna sconosciuta, con la sua solita mancanza di contegno, le strappò un irritato «Grrr, mannaggia~», ma in fondo che un uomo di tale talento fosse così ambito rientrava nell’ordine naturale del mondo.

E in aggiunta a ciò…

«In questo momento la sottoscritta è così super su di giri per la gioia che perdonerebbe quasi qualsiasi cosa! L’animo di una dea della misericordia è con meee! Davvero, davveroooo non sto sognando! Chiaroo?!»

Per assicurarsi che non si trattasse di un sogno da cui si sarebbe svegliata, Shaula si pizzicò la guancia e si lasciò sfuggire un sospiro di sollievo. Un istante dopo, però, il viso le si accese di Rossore e gli occhi le si fecero lucidi. Il cuore prese a batterle così forte nel petto da renderle impossibile restare ferma dov’era, completamente sopraffatta dall’emozione.

«Maestro… Maestro, Maestro, Maestro…»

Ogni volta che pronunciava quella parola sentiva un dolce calore invaderle il petto, le guance distendersi in un sorriso e il cuore sciogliersi di tenerezza. 

Aveva desiderato l’arrivo di quel giorno per un’eternità, eppure, ora che il momento era finalmente giunto, non riusciva nemmeno a mettere in fila l’infinità di cose che avrebbe voluto fare, dirgli e fargli capire.

«Aah~, ma di una cosa la sottoscritta è certissima, e questa viene prima in super assoluto, sapete!»

Nonostante l’accavallarsi delle emozioni, il groviglio dei sentimenti e la totale incoerenza dei pensieri, c’era un’unica, assoluta certezza.

 In tutti quei lunghi giorni trascorsi ad attendere, soltanto il sentimento custodito dalla fanciulla dello Scorpione si era mantenuto autentico, puro e incrollabile…

Scintillava, scintillava, palpitava, risplendeva, abbagliava e sfolgoreggiava di luce vivida, solo ed unicamente per te.

«—Non importa quanti secoli siano trascorsi, la sottoscritta ti ha sempre, seeempre, seeeeeempre amato, Maestro!»

《Fine》



Postfazione Autore-Sama

Ciao a tutti! Un immenso grazie per essere stati insieme a me anche in questo romanzo speciale allegato ai dischi! Sono Nezumi-iro Neko, alias Tappei Nagatsuki!

Mi sembra ieri di aver finito il volume speciale per la terza stagione dell’anime e invece, grazie al cielo, eccomi qui a firmare anche quello per la quarta! Eh già, quando la pausa tra le stagioni dell’anime è breve, anche le scadenze dei volumetti allegati arrivano a ritmi serrati. Un vero punto cieco! Comunque sia, mi sono divertito un mondo a scriverlo!

Ad ogni modo, per questo racconto ho scelto come protagonista assoluta proprio Shaula, un personaggio che fa il suo esordio nella quarta stagione e su cui i riflettori sono caldissimi!

La storia ripercorre le memorie di lei, che per secoli e secoli ha fatto da Custode Stellare alla Torre di Guardia delle Pleiadi prima dell’arrivo del gruppo di Subaru――memorie che vengono riportate a galla quasi con la forza da un’intrusa del tutto inaspettata. Come i lettori più attenti avranno intuito, Leilani Alnair, apparsa in questo racconto, è la precedente Arcivescova del Peccato di Gola, nonché la “matriarca” dei tre Arcivescovi attuali. Molti dettagli dovrete integrarli con la vostra immaginazione, ma il succo è che tra di loro c’era un profondo e oscuro legame del passato!

A proposito, siccome questo volumetto è allegato al primo disco della quarta stagione, immagino che chi segue Re:Zero solo in TV si sia chiesto: «Ma che roba è?!». Tranquilli, vi assicuro che pure i lettori del romanzo originale si stanno chiedendo «Ma che roba è?!». Consideratelo un pezzo ultra-raro, zeppo di retroscena mai rivelati prima!

Gli eventi di quattrocento anni fa, i compagni che hanno vissuto quell’epoca al fianco di Shaula, gli intrighi politici di allora, le folli avventure del gruppo che esplorava un mondo di Re:Zero del tutto diverso da quello odierno e i grandi stravolgimenti che lo hanno plasmato――sono tutti tasselli e anticipazioni di storie che verranno svelate a tempo debito!

Nella trama principale questi fatti verranno ripresi prima o poi sotto un’altra luce, ma per ora il racconto intitolato SCORPION TALE cala il sipario, dopo averci mostrato la forza di un amore che non si è spento nemmeno dopo centinaia di anni. Lascerò all’opera principale il compito di raccontare l’arrivo dell’amato tanto atteso e la gioia travolgente di Shaula nel rivederlo. Mentre scrivo queste righe, l’anime non è ancora arrivato a mostrare le sue vere emozioni, ma non ho dubbi che la resa a schermo sarà spettacolare. Non perdetevi l’epilogo che metterà fine ai quattrocento anni di solitudine della nostra Shaula!

Bene, grazie ancora una volta di cuore per esservi goduti questo romanzo bonus fino all’ultima parola! Continuerò a mettere l’anima in ogni singola riga affinché possiate vivere Re:Zero al massimo delle emozioni, perciò spero continuerete a sostenermi con lo stesso affetto!

E visto che per la quarta stagione è in cantiere un secondo romanzo speciale, ce la metterò tutta anche per quello! L’anime è venuto davvero da dio, perciò guardatevelo pure centinaia di volte!

Alla prossima~!

(Ero molto estasiato nel vedere le nuove illustrazioni realizzate per i BD)

Postfazione del Traduttore & Note di Adattamento

Eccoci giunti alla fine di questo splendido e malinconico viaggio nei ricordi di Shaula.
Tradurre e adattare questa storia è stata un’esperienza che definirei un vero e proprio “ottovolante emotivo”. Sotto la scorza Gyaru, iperattiva e apparentemente svampita di Shaula, Tappei Nagatsuki ha nascosto una delle tragedie più silenziose e strazianti dell’intero universo di Re:Zero: l’attesa lunga quattrocento anni di una creatura nata solo per amare un uomo che non c’è.

Il contrasto tra l’esuberanza del suo lessico e la desolazione della Torre di Guardia delle Pleiadi è il cuore pulsante di questo racconto. L’obiettivo principale dell’adattamento è stato proprio quello di non trasformare Shaula in una macchietta comica, ma di far trasparire la sua devozione canina (e i suoi momenti di insospettabile freddezza) attraverso un linguaggio eccentrico ma coerente.

Di seguito, ho raccolto per voi alcune note di traduzione, scelte di adattamento e curiosità dal testo giapponese originale (RAW) che spero vi faranno apprezzare ancora di più le sfumature di questa storia!

⚠️ Nota di lettura: In questa sezione non sono presenti spoiler espliciti della trama oltre l’Arco 6. Gli accenni agli sviluppi più avanzati della storia sono formulati in maniera volutamente allusiva e criptica, comprensibili solo a chi è già al passo con i capitoli più recenti dell’opera. Quindi chi ha iniziato Arco 6 può leggere senza problemi gli approfondimenti sotto riportati. 

🦂 Note di Traduzione e Curiosità dal Giapponese

1. Il lessico Gyaru e l’eredità di Flugel
In giapponese, Shaula parla come una vera e propria Gyaru di Shibuya dei primi anni 2000. Usa pronomi stranissimi come “Aashi” (あーし) al posto di “Watashi” (io). In italiano, l’abbiamo reso con un teatrale ed egocentrico “la sottoscritta”, che cattura bene il suo modo di porsi costantemente al centro dell’attenzione in modo vezzoso.
Inoltre, chiude quasi ogni frase con il suffisso “~ssu” (ッス), una contrazione slang di “Desu” usata per sembrare informali ma con un finto rispetto. Per mantenere il suo ritmo cantilenante senza cadere in dialetti stonati, abbiamo usato intercalari come sapete, sia chiaro, vero~? e le tildi (~) per allungare le vocali.
Curiosità: Il fatto che Shaula usi termini in inglese moderno come Game Over, Life hack, Not for me o Close the door in un mondo fantasy è la prova inconfutabile che il suo creatore/maestro (Flugel) viene dal Giappone moderno. Le ha letteralmente insegnato lo slang della Terra! E qui non poteva che essere messo più ovvio. Pure Echidna ad un certo punto…

2. La “Ginnastica via radio” (ラジオ体操 – Radio Taisō)
Uno dei momenti più divertenti (e tristi) è Shaula che fa stretching ogni mattina. Nel testo originale giapponese lo chiama “Rajio Taisou” (ラジオ体操). Si tratta di una famosissima routine di ginnastica mattutina trasmessa dalla radio e dalla TV pubblica in Giappone fin dal 1928, che tutti i bambini giapponesi fanno a scuola. Flugel ha insegnato questa routine a Echidna (la “mammina”) e a Shaula. Il fatto che Shaula la ripeta ogni singolo giorno per 400 anni, da sola in un deserto, perché “glielo ha detto il Maestro”, è la sintesi perfetta del suo personaggio.

3. Leilani Alnair e il Keigo esasperato
La dinamica tra Shaula e Leilani (l’Arcivescovo della Gola) è affascinante a livello linguistico. Mentre Shaula usa uno slang giovanile, Leilani parla usando un livello di giapponese umile e formale estremo, chiamato Kenjougo. Usa costantemente il verbo Gozaimasu e si definisce Fushou (indegna/inetta).
Abbiamo adattato i suoi dialoghi usando un lessico aulico, vittimistico e iper-verboso («Incompetente, irriverente, sconsiderata, insolente…»). Questo serve a evidenziare la sua Autorità: distruggere l’autostima per costringere il prossimo a provare “pietà” per lei, fagocitandone poi l’esistenza.

4. Il finto accento di Alec Hoshin
Nel terzo capitolo, vediamo il Barbuto (Alec Hoshin) che inizia a parlare con un accento strano («nevvero», «assai»). Nel testo originale, sta sviluppando artificialmente il dialetto del Kararagi (che nel mondo di Re:Zero è l’equivalente del Kansai-ben giapponese, tipico di Osaka). Come ammette lui stesso, si è fatto suggerire l’idea da Flugel: creare un dialetto unico per unificare un gruppo di reietti e fondare una nuova nazione. Un dettaglio di lore pazzesco che getta le basi per la fondazione della futura Città-Stato di Kararagi!

4.4 etimologia del nome “Hoshin”

Nel dialogo tra Alec e Shaula, assistiamo a un affascinante malinteso linguistico riguardante la scelta del nome “Hoshin” (ホーシン).

Shaula, sapendo che il suo Maestro (Flugel) è ossessionato dall’astronomia, dà per scontato che la radice del nome sia la parola giapponese Hoshi (星), che significa per l’appunto “Stella”.
Tuttavia, Alec smentisce categoricamente questa teoria, affermando di aver scelto una parola che per il Maestro era letteralmente il “sinonimo di ascesa sociale e successo”.

Ma qual è questa parola? Qui risiede il geniale gioco di incastri dell’autore.
Nel Giappone reale, l’incarnazione assoluta del concetto di ascesa sociale (Risshin shusse – 立身出世, ovvero partire dal nulla e ottenere un successo smisurato) è un personaggio storico ben preciso: Toyotomi Hideyoshi, il celebre daimyō che nel XVI secolo riuscì a unificare il Giappone partendo dalle origini umilissime di semplice contadino.

Il cognome Toyotomi è composto da due Kanji:

  • (Abbondanza/Ricchezza)
  • (Vassallo/Servitore)

In giapponese, i Kanji possiedono due tipi di lettura: quella nativa (Kun’yomi) e quella di derivazione cinese (On’yomi). 

Se leggiamo il nome Toyotomi con la sua lettura cinese originale, i due Kanji (豊臣) si pronunciano rispettivamente “Hō” e “Shin”.
Unendo le due sillabe otteniamo esattamente Hōshin.

Ecco svelato il mistero: quando Subaru ha parlato ad Alec del concetto di ascesa sociale, gli ha raccontato la storia di Toyotomi (Hoshin).

Questa scelta non è casuale: storicamente, Toyotomi Hideyoshi è la figura centrale dello sviluppo commerciale della città di Osaka (avendo costruito il Castello di Osaka). E, guarda caso, Alec Hoshin fonderà la nazione mercantile di Kararagi, la cui cultura, architettura e persino il dialetto (il Kansai-ben) sono l’esatta replica del mondo di Osaka. Alec ha letteralmente ereditato non solo il nome, ma lo spirito e l’accento del più grande unificatore commerciale del Giappone.

5. Il Toggle Emotivo di Shaula (Modalità Cagnolino vs. Modalità Guardiano)
Tappei Nagatsuki cambia radicalmente lo stile di scrittura di Shaula a seconda di chi ha davanti.

  • Quando pensa al Maestro, il testo trabocca di onomatopee brillanti: Kira kira (scintillare), Waku waku (fremere).
  • Quando si attiva come cecchino contro la carrozza di Leilani, diventa spietata. Nel testo giapponese usa ancora i suoi intercalari Gyaru, ma le sue azioni (come l’uccisione a sangue freddo o il calcolo spietato di lasciar morire Leilani nella sabbia) creano una dissonanza cognitiva inquietante. È una macchina da guerra progettata con la personalità di un’adolescente.

6. Prologo/Epilogo

Il trucco narrativo che Tappei Nagatsuki ha usato qui è bellissimo e malinconico: la differenza tra il Prologo e l’Epilogo sta solo nel tempo verbale.

  • Prologo: あなたを待つ日々 (Anata o matsu hibi) = Tempo presente/continuo (I giorni in cui ti aspetto).
  • Epilogo: あなたを待った日々 (Anata o matta hibi) = Tempo passato/concluso (I giorni in cui ti ho aspettato).

Inoltre, l’uso di «あなた» (Anata) in questo contesto non è un semplice “tu”, ma porta con sé la sfumatura romantica e devota che una donna rivolge al proprio amato (simile a “mio caro” o “amore mio”).

7. Leilani Alnair, il Peccato della Gola e l’orrore della «Voracità» (過食)

Qui ci siamo voluti dilungare brevemente per spiegare giusto due cosine.

  • L’etimologia giapponese e il legame con i futuri Arcivescovi:
    Nella lore di Re:Zero, il Peccato Capitale della “Gola” si traduce con Bōshoku (暴食), formato dai kanji di violenza/furia (暴) e mangiare (食). Tappei Nagatsuki ha però ideato una regola ferrea per questo gene: ogni Arcivescovo sviluppa un’Autorità che riflette una specifica “deviazione” o disturbo dell’alimentazione, contrassegnata dal suffisso -shoku.
    Se nella storia principale (Arco 5 e 6) incontriamo i tre fratelli Bishoku (美食 – Il Buongustaio) per Ley, Akujiki (悪食 – Il Mangiatore Bizzarro) per Roy e Hōshoku (飽食 – La Sazietà) per Louis, 400 anni prima Leilani incarna l’Autorità del Kashoku (過食). In giapponese moderno, Kashoku è il termine clinico utilizzato in psichiatria per definire l’Iperfagia e il Binge-Eating Disorder (l’impulso irrefrenabile a ingozzarsi di cibo per colmare un vuoto affettivo). Poiché “Sovralimentazione” risultava eccessivamente asettico e meccanico in italiano, in fase di adattamento abbiamo optato per «Voracità» (o Ingordigia), un termine che restituisce la natura famelica e minacciosa di un potere demoniaco.
  • Il vittimismo cronico come arma parassitaria:
    A differenza degli altri membri del Culto della Strega, che impongono il proprio potere attraverso la violenza fisica o l’intimidazione, l’Autorità di Leilani funziona come un’infezione psicologica lenta e asfissiante. Tutta la sua esistenza è radicata in un delirio di auto-commiserazione: Leilani è convinta di essere la creatura più orrenda, sfortunata, malata e bistrattata del mondo. Il suo potere trasforma questo disprezzo viscerale per se stessa in una trappola. Costringendo la vittima a provare pietà (憐れみ – awaremi) per la sua debolezza, Leilani le infligge un “morso” spirituale. Da quel momento, l’Autorità divora progressivamente i ricordi dell’interlocutore, sostituendo i volti, i nomi e l’affetto legati a figure importanti del passato (genitori, amanti, amici) con la figura di Leilani stessa, trasformando il bersaglio in un burattino disposto a morire pur di proteggerla.
  • La trappola tesa a Shaula e il cinismo della gravidanza:
    Shaula, in quanto costrutto magico privo di una vera empatia umana, sarebbe stata teoricamente immune a questo tipo di manipolazione emotiva. Tuttavia, Leilani trova l’unico punto debole della Custode: il comando assoluto lasciato da Flugel (“Tratta le donne incinte con il massimo riguardo”). Per sfruttare questa direttiva e garantirsi un’immunità perenne, Leilani rivela di aver trattenuto i feti nel proprio grembo per oltre tre anni con la sola forza di volontà, trasformando la maternità nel più cinico e mostruoso degli scudi umani. Giorno dopo giorno, l’Autorità ha riscritto la memoria di Shaula: le battute di Reid, i discorsi filosofici di Farseil e la figura severa della “mammina” Echidna sono stati tutti sovrascritti dal volto di “Leilani”.
  • Il tragico epilogo e la nascita del Peccato:
    L’ironia drammatica della storia si compie nel momento in cui Leilani fa un fatale errore di calcolo. Convinta che Shaula sia ormai totalmente sottomessa alla sua pietà e la ami più di chiunque altro, abbassa la guardia. Ma il nucleo originario di Shaula — l’amore primordiale per Flugel — è incrollabile e non può essere sovrascritto. Nel momento in cui Leilani insinua di essere la priorità assoluta, Shaula torna all’istante in “Modalità Guardiana” e la crivella a sangue freddo, gettandola a morire nel deserto.
    Nel finale grottesco, Leilani muore dissanguata disprezzando i figli che ha in grembo e supplicando di essere salvata. Ma un passante, fraintendendo le sue ultime parole come l’estremo atto d’amore di una madre morente, le squarcia il ventre per estrarre i due gemelli maschi. La vita di Leilani si chiude nell’amara consapevolezza che nemmeno in punto di morte nessuno ha mai capito chi fosse veramente, mentre quei due neonati sopravvissuti — nati divorando la vita della madre — erediteranno il Peccato, gettando le basi per i futuri Arcivescovi della Gola.

8. La “Mammina” Echidna: la spensieratezza del passato e le frecciatine sui genitori (Il ponte narrativo con l’Arco 10)

  • L’inedita spensieratezza della Strega dell’Avidità:
    Uno degli aspetti più affascinanti di questo capitolo è la caratterizzazione di Echidna 400 anni fa. Il lettore abituato alla figura tetra, fredda, manipolatrice e quasi priva di empatia incontrata nel Santuario (durante l’Arco 4) si trova qui di fronte a una versione sorprendentemente viva, quasi “umana” e persino comica della Strega. Con Shaula, Echidna si comporta come una madre/sorella maggiore nevrotica e saccente: fa polemica per non voler fare la ginnastica mattutina, si lamenta di essere finita a gambe all’aria, cerca scuse burocratiche per mascherare la propria debolezza fisica e battibecca continuamente con la sua creazione. C’è una leggerezza e una confidenza nel suo rapporto con il gruppo di Flugel che evidenzia quanto, all’epoca, Echidna non fosse ancora la spettatrice cinica e completamente distaccata dal mondo che diventerà in seguito alla catastrofe di Satella.
  • Il trauma dei “Genitori Tossici” e il collegamento con l’Arco 10:
    Il momento più significativo del Capitolo 4 avviene durante il feroce scambio di battute tra Shaula ed Echidna sul concetto di doku-oya (毒親 – genitori tossici). Quando Shaula le dice di “crepare al più presto” per l’imbarazzo, Echidna sbotta con una frase rivelatrice: «Non che io sia la persona più adatta a farti la morale, beninteso!». Subito dopo, la narrazione sottolinea come, a differenza di Shaula che insulta la madre con un briciolo di affetto infantile, quando Echidna parla dei propri genitori trasudi unicamente «un odio viscerale con zero affetto, risultando quasi catartica».
    Questo passaggio non è una semplice battuta comica, ma una pesantissima frecciata di worldbuilding. Chi segue l’avanzamento della storia principale sa che proprio nell’Arco 10 Tappei Nagatsuki ha finalmente scoperchiato il passato traumatico di Echidna e le sue aberranti origini familiari. Il fatto che questa Side Story sia stata pubblicata a ridosso di tali sviluppi dimostra come l’autore avesse perfettamente pianificato ogni tassello: il disprezzo glaciale che Echidna nutre per le sue origini e il rifiuto di essere paragonata ai propri creatori erano già scolpiti nella sua psiche secoli prima.
  • L’incapacità emotiva e il maldestro addio:
    La tragedia silenziosa di Echidna in questo capitolo risiede nel suo essere, a sua volta, un genitore difettoso. Essendo cresciuta senza mai conoscere il calore o l’affetto di una vera famiglia, non sa come comportarsi da madre. Tenta goffamente di regalarle un ultimo ricordo — accettando per una volta di fare quella ginnastica che detesta e lasciandosi scappare un autentico presagio di morte (death flag) —, ma la sua natura analitica le impedisce di fare promesse rassicuranti. Quando ammette lucidamente che il suo piano ha un’altissima probabilità di fallimento, dimostra il suo peculiare e distorto modo di voler bene: proteggere la sua creazione da se stessa, evitando di lasciarle l’illusione di una speranza che lei per prima non ha mai potuto coltivare. (Che questa fatidica death flag sia forse collegata a quel misterioso evento, con quel determinato personaggio, rivelato proprio nell’Interludio dell’Arco 9?)
  • La malinconia di Echidna, il sacrificio per “Lei” e le radici dell’odio per Satella:
    Il momento più intimo e straziante emerge quando Shaula ipotizza che il proprio aspetto provocante e la propria travolgente vitalità siano in realtà il frutto dei desideri repressi della mammina. La reazione turbata di Echidna («Finirei per non potermi più fidare di me stessa») svela una verità sottintesa: Shaula è stata dotata di tutto ciò che Echidna non ha mai potuto permettersi di essere, incarnando la capacità di amare Flugel senza riserve, senza filtri razionali e senza la freddezza analitica che paralizza la Strega dell’Avidità.
    Tuttavia, quando Shaula accenna a un moto di tenerezza filiale («Mammina, la sottoscritta appartiene al Maestro, però…»), Echidna la interrompe bruscamente ricordandole che «Nemmeno lei lo desidererebbe». In questa dolorosa rinuncia si scorge il motivo per cui Echidna sceglie di farsi da parte in favore di Satella, relegando se stessa a un ruolo puramente funzionale. È proprio in questa dinamica di subordinazione emotiva e nel sacrificio per il disegno di Flugel e della Strega dell’Invidia che si possono rintracciare le radici del risentimento viscerale che Echidna manifesterà secoli dopo nell’Arco 4 («La odio, la odio, la odio!»). A riprova di questa malinconica rassegnazione, Echidna ha persino programmato la mente di Shaula affinché le fosse impossibile informarsi sui desideri più intimi della madre: un’estrema e crudele misura di sicurezza per impedire alla figlia di provare dolore per la sua imminente scomparsa, condannando però se stessa a morire in una totale e assoluta solitudine affettiva.

Grazie per aver letto fino a qui. Spero che l’adattamento abbia reso giustizia a questa bellissima storia e abbia fatto “scintillare, palpitare e risplendere” l’amore incondizionato della nostra insostituibile fanciulla dello Scorpione!

Trama

«Mmm~, pure stamattina niente voice di sveglia del Maestro, eh~!»

La «Torre di Guardia delle Pleiadi» — ovvero la torre del «Saggio» che svetta all’estremità orientale del mondo, eretta tra le Dune di Augria.

In quel mare di sabbia, sfidato ininterrottamente da innumerevoli persone alla ricerca della conoscenza dell’onnisciente «Saggio», dimora la «Custode stellare», un’entità incaricata di mettere alla prova il valore di chiunque vi si avventuri.

Nel corso di quattro lunghi secoli trascorsi a contemplare quel mare di sabbia, ciò che lei custodisce nel cuore è una preziosa promessa scambiata in passato e la prova di un amore inestinguibile. Avvolta dalla nostalgia del tempo trasportata dal vento secco del deserto, pur ricordando con calore i vivaci giorni di un tempo, continua ad accumulare i propri sentimenti con assoluta e incrollabile devozione.

«—Non importa quanti secoli siano trascorsi, la sottoscritta ti ha sempre, sempre, seeempre amato, Maestro!»

Questa è la cronaca dei giorni di Shaula, la fanciulla dello Scorpione nonché «Custode stellare», che continua ad attendere ininterrottamente il ritorno del suo padrone a lungo assente.